Vedo cose che tu non vedi

E’ un discorso strano.

Non si tratta di vedere cose dove non esistono, è qualcosa di più banale. E’ vedere cose che gli altri non vedono, perché non percepiscono quel pezzo più in là.
Una sfumatura di luce che filtra dalla finestra, un pezzo di giornale stropicciato per terra, una ragazza seduta con uno sguardo strano negli occhi, una vespa blu ferma davanti a un portone dall’aria antica (ricordate questo titolo “Goodbye, Darling“. Ne sentirete parlare in futuro. Forse).

Time to read is always time stolen.

Fin dalle scuole medie, i miei occhi sono stati schermati dal vetro degli occhiali. E’ una cosa che non mi piace, lo dico tranquillamente. Però, ogni tanto, quel mondo senza contorni definiti mi regala attimi inaspettati. Come quando la domenica mattina mi sveglio accanto a lui, e c’è la serranda abbassata per tre quarti.
Tra le fessure passa la luce. Il palazzo di fronte è tutto un ondeggiare variopinto di lenzuoli stesi ad asciugare, ma io vedo cose diverse.
Quelle fessure diventano binari, dove tante piccole palline colorate si muovono avanti e indietro al ritmo del vento. Tutto si fonde in colori che non appartengono a oggetti reali, e mi viene da sorridere perché lui vede dei lenzuoli che penzolano, io vedo i colori primari che si fondono e tornano a separarsi.

Vedo cose che tu non puoi vedere.

E’ un modo di trovare il nuovo nella quotidianità senza imprevisti. Di costruire storie partendo da una lettera, un volto, uno sguardo, un uccello che vola leggero sulle teste abbassate di persone ignare, un raggio di Sole polveroso, o semplicemente un cielo denso di sbuffi di nuvole.

Il buon Murakami mi ruba le parole di bocca, o meglio, i pensieri dalle orecchie (come mi piace dire), e per questo una parte di me si ritroverà sempre racchiusa nelle sue meravigliose pagine di vite normali vissute in modo anormale.

«Se riesco a scrivere dei libri è perché in un paesaggio vedo cose diverse da quelle che ci vede un altro, sento cose diverse e scegliendo parole diverse riesco a costruire storie che hanno una loro originalità.» Haruki Murakami

5 Comments
  • A me mancano più di due gradi a occhio eppure gli occhiali non li porto mai (anche se dovrei), il fatto è che vedere sfocato, alterare le forme, e vedere cose che non esistono a me piace anche se non riconosco le persone a tre metri di distanza 🙂 Pertanto li uso solo al cinema o per guidare. Per il resto vivo in un mondo visualmente tutto mio.

    • Eheh, io non posso girare senza occhiali perché vedo solo colori sfocati… sto pensando cmq di ovviare al problema con l’operazione. L’immaginazione spero resterà!

  • Marcello

    Belle parole… io gli occhiali li ho tolti a 24 anni. Avevo un difetto che si corregge con l’età… probabilmente oltre i 40 dovrò ricominciare a portarli. Non so se sono un filtro per quello che noi vediamo o se, da piccoli, sono un filtro per come ci vedono gli altri, ma comunque quella condizione, forse, ti spinge a guardare le cose in un altro modo, un modo che poi non dimentichi, anche senza lenti fisiche davanti agli occhi.

  • Sunday

    Verissimo: si vedono cose interessanti dove magari gli altri non vedono nulla. E’ un po’ come disse Calvino sulle città: “Tutte le città hanno angoli felici, basta riconoscerli”. E anch’io sono sempre stata miope! Ma poi ho fatto l’operazione 🙂

  • Non è tanto banale, chi scrive guarda con occhi diversi la realtà che lo circonda, schermo degli occhiali o meno. Vede appunto cose che gli altri non possono vedere.