Un anno dopo: Vancouver, 4 settembre 2014

Scrivere per me si è sempre rivelato il metodo migliore di allineare i pensieri e rimettere in ordine i ricordi, ma in questo caso sembro proprio non riuscire a spiegarmi come vorrei.
Continuo a scrivere e cancellare e il bel post che avevo in mente rimane lì, impacchettato nella mia testa.

Vorrei raccontare con oggettività quello che è stato questo anno per noi (e solo per noi), ma senza scendere in dettagli personali (che è una nostra faccenda e non importa a nessuno). Vorrei condividere questa esperienza per capire cosa se ne possa imparare, così da essere forse utile anche ad altri (ho questa fissa che devo trovare una lezione in ogni esperienza vissuta, perché credo si possa sempre imparare qualcosa).
Ma come riassumere oggettivamente un anno di vita, un anno di ricordi ammonticchiati senza ordine, di pezzetti invisibili di tempo, di giorni che sembravano infiniti e che adesso sono solo quadratini di un calendario?

Il tempo è una cosa strana.
È come dice Murakami in 1Q84, “Il tempo in sé dovrebbe avere una struttura uniforme ma, una volta consumato, si deforma.

E così il tempo di questo primo anno canadese si è deformato in una pallina densa di giorni che adesso sembra tanto piccola, come se fosse durato solo pochi istanti senza grandi eventi.
Eppure…

vancouver - sabrina miso

Esattamente un anno fa, il 5 settembre 2013, muovevamo i primi passi in questa città sulla NorthWest Coast, questa Vancouver che prima di allora avevamo visto solo in fotografia. Uscivamo presto dall’hotel dove eravamo arrivati la notte prima, e camminavamo in una Granville Street stranamente silenziosa e quasi inquietante (i primi incontri con i senza tetto sono stati improvvisi ma tranquilli. Ovviamente non sapevamo nemmeno dove eravamo quel giorno).
Dopo una giornata estenuante incontravamo per caso Ted, il nostro primo amico canadese (che oggi è uno dei nostri migliori amici).

bye bye
La nostra prima casa nell’East Side

In questo primo anno abbiamo cambiato due case (facendo il primo vero e faticoso trasloco) e due lavori (io cerco il terzo), abbiamo superato due mesi di pura ansia e abbiamo iniziato il processo per ottenere la Permanent Residence, abbiamo creato un piccolo gruppo di amici costellato di innumerevoli conoscenti, abbiamo vissuto in due quartieri opposti della città da est a ovest, abbiamo fatto esperienze che se avessi continuato la mia vita a Roma non avrei mai potuto provare, abbiamo fatto due brevi viaggi negli States (Seattle e Portland), e abbiamo scoperto che tornare a Vancouver sa di tornare a casa, quella sensazione di quotidianità che ti mette sicurezza.

west end
Dodici mesi, in cui ogni giorno si è aggiunto al precedente nel silenzio del sole che scende e sale indifferente.
A volte mi sembra di aver fatto di più nel primo mese che in un anno (ho sempre troppi propositi che finiscono con impilarsi uno sull’altro fino a crollare e penso che avrei dovuto fare di più, viaggiare di più, trovare un lavoro migliore…). A volte invece guardo fuori dalla finestra su downtown e penso che ce l’abbiamo fatta, siamo ancora qui e stiamo bene e tutto quello che abbiamo fatto è stato utile e niente è andato sprecato.

Sono una persona che pensa molto al passato ma che mai vorrebbe tornarci. Quello che abbiamo vissuto è stato bello, entusiasmante, brutto e deprimente, come è la vita di tutti, e di sicuro non vorrei riviverlo. Costruire da capo la nostra vita, da soli, in una città che non parla la nostra lingua, è stato difficile (e ancora oggi a volte mi sento inadeguata e indietro rispetto a chi qui ci vive da anni). Il Canada non regala nulla, dona solo buone possibilità a persone estremamente dotate e in possesso delle giuste skills (non odiatemi quando dico che sconsiglio di emigrare in Canada, a meno che non siate sicuri che il vostro lavoro sia molto richiesto).

Dopo un anno ho capito cosa vorrei fare (e continuo a provare a ottenerlo), mi sono scoperta un po’ diversa, o solo vista in un’altra prospettiva, ho migliorato il mio inglese ma sono ancora lontana dal livello che vorrei (e cerco di bilanciare le due lingue che adesso si alternano nella mia testa), sono cresciuta (o invecchiata?) e ho capito l’importanza di avere il supporto delle persone che amo (anche se, dopo un anno, mi mancano tanto).

Alla fine, questa vita all’estero è diventata semplicemente la mia vita, fatta di quella quotidianità del vissuto che fluisce non vista ma che poi si rivela tutta insieme quando mi ritrovo a pensare, “sì, la conosco questa città, è la mia. Vivo qui e in quella strada lì, dove in fondo si vede Stanley Park, lì c’è casa nostra.”

Vancouver

12 Comments
  • Giovanni

    Ciao Sabrina, complimenti intanto per il tuo blog, molto carino e molto ben fatto, well done!!! Io sono un cantante lirico e vivo a Roma. Ho scelto di venire qua perché amavo molto questa città che dopo anni di fatica, di passaggio da un lavoretto ad un altro, audizioni al Teatro dell’Opera per lavorare nel coro, con risultati alternativamente negativi e positivi, trovo faticosa, sporca, maleducata ed ingrata (anche se intrigante nella sua bellezza, nei suoi tramonti sul Tevere, nei suoi scorci meravigliosi): chiede tanto e dà molto poco. Dopo tanti anni in cui ho arrancato per stare a galla e ho comunque capito di farcela ad andare avanti, sopravvivendo, sento l’esigenza, come dici tu nel tuo post, di vivere a pieno: di sfruttare al meglio le mie capacità lavorative e di relazione. So fare tante cose oltre a cantare: ho preso un diploma in massaggio balinese in Indonesia con il quale ho lavorato qui a Roma, in Spa anche di lusso. Parlo correntemente Inglese e lo insegno. Cucino molto bene e mi interesso molto di cucina, altra manualità sfruttabile. Sono un membro indipendente Herbalife e vendo i loro prodotti e ho visto che in Canada il mercato è molto ampio, hanno anche più integratori e si possono vendere anche come medicina alternativa! Ho scritto a tutte le scuole musicali di Vancouver (ce n’è tre che formano cantanti lirici e la UBC ha anche una propria stagione lirica in cui fa esibire gli allievi, al solo pensiero del confronto con il conservatorio di Roma mi viene da piangere) per lavorare come coach di Italiano, è una figura abbastanza richiesta nel campo, nonché al teatro dell’Opera, sempre per la stessa figura. Finora nessuna risposta, nonostante una letter of recommendation di tutto rispetto di un’insegnante della Juilliard. Tu dici di aver già cambiato diversi lavori. Quindi puoi subito lavorare quando arrivi li? Io ed un mio amico ci stiamo pensando seriamente a spostarci, certo da qui sembra tutto più difficile e lontano ed anche presentarsi di persona piuttosto che mandare una lettera asettica è diverso. Poi c’è un altro dubbio riguardo il permanent visa che concerne la copertura sanitaria, ma di questo te ne parlerei se avessi la possibilità di scriverti in privato. Pensiamo di fare un viaggio esplorativo a breve, soldi permettendo e riuscendo magari a trovare un posto dove stare senza spendere una cifra esorbitante, su Airbnb ho visto diverse cose. Anche io ho un blog che si chiama http://www.vistoeraccontato.com, penso a quante cose meravigliose potrei scrivere da lì!! Intanto ti dico brava, vorrei già essere al tuo punto, sarebbe un grande risultato!!!

  • Ciao Sabrina, anch’io vivo a Vancouver, ho visto il tuo commento sul blog di Elena Torresani e sono subito venuta a curiosare sulla tua pagina :=)
    Mi fa piacere che ti sei trovata bene qui in Canada, io sono venuta per stare col mio ragazzo che è proprio di Vancouver ma adesso ci siamo trasferiti sulla Sunshine Coast (si prende il traghetto da Horseshoe Bay, non so se ci sei mai stata). Abbiamo una stanza in Davie St e veniamo in città una volta al mese, se ti va potremmo incontrarci per un caffè 🙂

    • Ciao Lisa, grazie per il commento!
      Non sono ancora stata sulla Sunshine Coast ma conto di visitarla in futuro, che posti mi consigli?
      Se hai piacere fammi sapere la prossima volta che sei in città, magari ci organizziamo!
      Puoi scrivermi a sabrina.miso at yahoo.com

  • Davide

    Ci vuole grande forza d’animo (e qualcuno accanto)… se provassi ad immedesimarmi nel tua situazione, la prima sensazione sarebbe di spaesamento, e di piccolezza, di abbandono in un posto lontano… ed in effetti sei lontanissima da Roma, sono contento che da quanto sembra le cose buone riescano a colmare la distanza è farti credere ancora nella scelta che hai fatto.

    • Fortunatamente non ho mai sentito una sensazione di abbandono. Certo, sono lontana dalla città in cui sono nata e cresciuta ma ho scelto consapevolmente questa nuova vita e devo dire che, per come sono fatta, mi trovo molto meglio così (sempre ad affrontare nuove sfide) che a rimanere nella mia comfort zone (dove tendo a impigrirmi). Ammetto, tuttavia, che non sarei partita da sola 😛

    • gazto

      Ho vissuto a Roma e Madrid da straniero, non ho trovato una fidanzata, e devo dire, forse perché ne sono abituato, non ho sentito mancanza del mio paese ne della mia famiglia.
      Le culture e le persone sono fatte diverse. C’è gente.che non potrebbe vivere senza compagnia per un giorno, figuriamoci per anni.

  • Raffaella Depalma

    Ciao Sabrina! Ho letto la vostra storia…devo dire con ammirazione ma anche sana invidia…vorrei poter anch’io godere della vostra esperienza un giorno! Io e mio marito ed il nostro bimbo abbiamo sempre voluto andare via dall’Italia nonostante lui (almeno!) un lavoro lo ha…abbiamo viaggiato un pò ovunque tranne che in canada ma devo dire che ci affascina…la nostra idea iniziale era la norvegia ma abbiamo preso qualche informazione sul canada. Certo non è facile, lasciare un lavoro per ? però mi piacerebbe fare questa nuova esperienza e far crescere mio figlio (di appena due anni) in un paese dove la libertà la si respira ogni giorno…mio marito è un’ingegnere meccanico presso una società finmeccanica, io invece laureata ma sempre precaria e dopo la gravidanza inoccupata…stiamo mandando diversi cv ma finora nulla nonostante almeno mio marito abbia esperienza e qualifica. La categoria a cui puntiamo è federal skilled worker program ma non abbiamo ancora avviato nulla…siamo impauriti ma allo stesso tempo sentiamo di doverlo fare. Qui non c’è futuro. Mi piacerebbe avere qualche consiglio! Grazie mille
    Raffaella

    • Grazie Raffaella per il commento 🙂
      Purtroppo non posso consigliarti nulla con assoluta certezza: noi siamo venuti qui correndo il rischio di fallire, ma potevamo permettercelo essendo solo noi due (senza figli, debiti, ecc).
      Se vuoi scrivimi privatamente e vedo se posso aiutarti. Sicuramente per tuo figlio sarebbe il posto perfetto per crescere (e sarebbe un bilingue, grandissima fortuna che adesso rimpiango).

  • Noemi Jane Galdieri

    Davvero un bell’articolo! Ed è la degna risposta a chiunque crede che emigrare sia semplice. Non è tutto facile e non fila tutto liscio come l’olio, ma l’importante è perseguire l’idea iniziale e cercare di portarla a termine. 🙂

    • Grazie Noemi.
      Non mi lamento della mia vita qui perché è stata una nostra scelta consapevole andare così lontano (e mi piace moltissimo vivere qui), ma posso dire che è effettivamente difficile (ogni giorno). Forse con il tempo diventerà naturale parlare una lingua che non è la propria, ma per adesso bisogna lavorarci ogni giorno.

  • Bravi! continuate cosi!