the fault in our starsAutore: John Green
Titolo italiano: Colpa delle stelle
Genere: Young adult
Anno: 2012

La storia è narrata da Hazel Grace, una ragazza di 16 anni “abituata” a convivere con il cancro ormai da 3 anni.
Grazie a un miracoloso farmaco che ha temporaneamente bloccato la malattia, è riuscita a sopravvivere oltre ogni aspettativa, ma ha notevoli problemi polmonari ed è costretta a muoversi sempre con un serbatoio di ossigeno portatile (chiamato Philip).
La vita di Hazel scorre nella più assoluta anonimità, consapevolmente lontana da tutti per “minimizzare” i danni quando le cure non avranno più effetto.
Lettrice appassionata, i suoi migliori amici sono i suoi genitori e un libro (An Imperial Affliction, invenzione dell’autore), privo del finale, su cui continua a rimuginare quasi fosse di vitale importanza per lei sapere cosa ne è stato dei personaggi.
Costretta dalla madre a partecipare a un gruppo di supporto per socializzare, incontra un giorno Augustus, ragazzo “sopravvissuto” al cancro il cui pegno è stato però una gamba. Gus ha un fascino non indifferente e viene subito attratto da Hazel, che tenta inizialmente di tenerlo a distanza consapevole di essere una “granata” pronta ad esplodere. Ma, ovviamente, la vita è fatta di giorni che devono essere vissuti, ed è impossibile evitare di nutrire sentimenti. Il problema è che spesso il dolore e l’amore sono la stessa persona.

«My thoughts are stars I cannot fathom into constellations.» (Gus)

 “My thoughts are stars I cannot fathom into constellations.”  The Fault in Our Stars

Lo ammetto, mi mancava leggere romanzi. Continuare a leggere solo saggi, libri di studio e di grammatica, stava diventando deprimente per la parte di me dedita ai sentimenti e alla creatività.

TFiOS, letto in ebook, è stato davvero una sorpresa: primo romanzo in inglese ad avermi coinvolto tanto da finirlo in pochi giorni, ha il pregio di essere uno di quei libri che mi inducono molto a riflettere e a ripensare a quello che ho appena letto, riconducendolo a qualcosa di universale ma anche alle mie esperienze quotidiane.

the fault in our stars

TFiOS è un libro sull’amore, sull’infinito all’interno dei giorni e sulla vita, ma non sul cancro (che è solo un side effect of dying, come dice Hazel, e, a pensarci bene, alla fine un po’ tutto è un gigantesco effetto collaterale della vita).

La copertina può cogliere in inganno, spacciandolo per un libro leggero da ragazzini. Per rendere meglio l’idea, vi consiglio questo sito (johngreenbookcovers/the+fault+in+our+stars) dove sono raccolte le cover del libro disegnate dai fan, davvero ben realizzate e rappresentative.

«I will not tell you our love story, because – like all real love stories – it will die with us, as it should.» (Hazel)

E non serve dire molto di più, perché la storia d’amore l’abbiamo già vissuta insieme a loro, ed è stata forse troppo veloce, o loro sono forse sembrati troppo adulti (come alcuni lettori hanno lamentato), ma è stata sicuramente densa, costellata di emozioni (gioia e dolore) che chiedevano di essere provate, e vissuta con la consapevolezza che non esiste “per sempre“, specialmente per chi sa che il suo tempo è limitato, ma comprende che i giorni contengono infinità più grandi per chi le vive che per il resto del mondo.

«Some infinities are bigger than other infinities.
(—) There are days, many of them, when I resent the size of my unbounded set.
I want more numbers than I’m likely to get, and God, I want more numbers for Augustus Waters than he got. But, Gus, my love, I cannot tell you how thankful I am for our little infinity. I wouldn’t trade it for the world. You gave me a forever within the numbered days, and I’m grateful.»

the fault in our stars

I due protagonisti, Hazel e Gus, sono portatori di ideali e di valori a volte distanti: la diversa concezione con cui affrontano la malattia, e quindi la vita e la morte, li posiziona a due lati differenti di un percorso, che li vedrà infine scoprire le “diverse infinità” e l’accettazione che nella vita non si può evitare di provare dolore, ma che si può scegliere chi amare e chi lascerà le cicatrici del suo passaggio dentro di noi.

Mentre Hazel vuole evitare chi ama per non farli soffrire, Gus cerca un modo per sfuggire all’oblio, un motivo più nobile per vivere, o almeno per morire, e per cui essere ricordato.
Non c’è gloria nel morire di malattia, perché anche il cancro in fondo non è un altro che una parte di loro, che sta occupando il resto del corpo nella lotta per la sopravvivenza.
La paura dell’oblio è un sentimento che condividiamo in molti: nessuno vuole essere dimenticato. Ma, in realtà, come dice Hazel, non c’è modo di combattere l’oblio, che si abbatterà inevitabile sull’umanità.

«There will come a time when there are no human beings remaining to remember that anyone ever existed or that our species ever did anything. (—)
Everything that we did and built and wrote and thought and discovered will be forgotten and all of this will have been for naught.
Maybe that time is coming soon and maybe it is millions of years away, but even if we survive the collapse of our sun, we will not survive forever.
There was time before organisms experienced consciousness, and there will be time after.
And if the inevitability of human oblivion worries you, I encourage you to ignore it.»

La verità è che non è necessario essere celebrato da tutti per essere ricordato: come nota Hazel leggendo i commenti lasciati sulla pagina personale di una ragazza morta per cancro, mille e più “amici” che piangevano la sua perdita e lodavano il suo coraggio, mentre negli ultimi mesi di malattia nessuno di loro le aveva mai fatto visita.

E’ la cara vecchia lezione dei “pochi ma buoni”: «loved deeply but not widely».
La vita vissuta non è stata insignificante se abbiamo amato profondamente.
Non c’è bisogno che tutto il mondo lo sappia, basta che lo sappia chi ci ha amato.

4 Comments
  • Mi hai convinta, se lo trovo lo prendo… o magari lo recupero in ebook 🙂

  • letto l’anno scorso…l’ho amato davvero tanto, ed è stata una delle mie prime letture in inglese. Presto uscirà il film vediamo se sarà all’altezza!

    • Anche per me è uno dei primi romanzi in inglese che leggo per intero, per questo credo rimarrà un po’ nel mio cuore.
      Sono dubbiosa sul film… i due attori non rappresentano per niente Hazel e Gus, e in generale non credo riuscirà a costruire l’atmosfera che si crea nel romanzo (of course).
      Grazie per il commento 🙂