Regista: J. J. Abrams
Genere: fantascienza
Anno: 2011
Produzione: USA

1979, cittadina di Lillian in Ohio.
Un gruppo di ragazzini è impegnato a girare in Super 8 (un formato di pellicola) un film sugli zombie per un concorso locale. Una notte, escono di nascosto per filmare una scena lungo i binari, ma accade qualcosa e il treno deraglia in una mostruosa sequenza di fuoco e rumore. Da quel giorno, strani avvenimenti scuotono la monotona vita provinciale, tra cani fuggitivi, persone scomparse e la presenza invasiva dell’esercito che indaga sull’incidente.
Abrams (appassionato di fantascienza e “mostri” misteriosi, vedi Lost e FRINGE) incontra Spielberg in un film che è un omaggio e una rivisitazione di quelle pellicole con cui siamo cresciuti, e di cui, consapevoli o no, sentiamo la mancanza. Quei film classici al punto da aver creato uno stile, tra gli anni ’80 e l’inizio dei ’90, che è andato perduto con la crescente maturità del pubblico e della tecnica cinematografica.
In quegli anni magici, il cinema esprimeva la sua giovinezza e la sua visione di genuina bontà attraverso i suoi piccoli protagonisti, ragazzi in cerca d’avventura, pronti a correre via sulle loro biciclette e a sfidare tutto e tutti pur di difendere ciò che ritenevano importante, dimostrando una commovente purezza d’animo (come ne I Goonies, Navigator, E.T., D.A.R.Y.L., classici che sicuramente tutti avete visto).
Così in Super 8 i protagonisti tornano loro, i ragazzini di 12-13 anni a metà strada tra l’infanzia e l’adolescenza, alle prese con i primi amori e l’amicizia fraterna. Armati di walkie talkie, si muovono in un mondo in cui il walkman è la novità e i pantaloni a zampa d’elefante la moda, un mondo dal sapore nostalgico e romanticamente vintage. Si divertono in modi creativi, che ai bambini di oggi sembrerebbero per lo più noiosi o troppo impegnativi: girano film, scrivono copioni, recitano, dipingono modellini, proprio come lo stesso regista amava fare da ragazzo in quegli anni.
Il film va oltre il piano fantascientifico e misterioso, concentrandosi sulla dimensione umana dei personaggi, sui rapporti problematici con i genitori, come quelli di Joe e Alice, entrambi senza madre e in conflitto con padri che sembrano non comprenderli, sulla forza bruta degli uomini in divisa (e chissà perché i militari sono sempre il “cattivo” nei film americani) e sul bisogno di sentirsi amati, comune a tutti gli esseri viventi.
L’essere misterioso (cerco di non fare spoiler), che Abrams nasconde abilmente dietro cartelloni e alberi mentre trascina via i poveri malcapitati, ricordando tanto alcune scene di Lost, viene rivisitato in chiave moderna, diventando grosso, arrabbiato e decisamente spaventoso, adatto a scene da film action-horror. Ciò nonostante, rimane qualcosa con cui i ragazzini riescono a entrare in contatto, seppur ingenuamente, e con cui sono in grado di interagire proprio grazie al loro non essere ancora adulti. I veri nemici di questi bambini, infatti, non sono le “entità” che si trovano a dover fronteggiare, ignote e terrificanti per antonomasia, come antichi pirati, fantasmi, robot o alieni. I veri nemici sono gli adulti e il loro modo egoistico, pragmatico e poco fantasioso di rapportarsi alla realtà, che li porta a scontrarsi in modo violento contro chiunque non rientri nei loro canoni di “normalità”.
I giovani protagonisti sono interpretati da bravissimi piccoli attori, tra cui spunta la diafana Elle Fanning nel ruolo dell’unica ragazza del gruppo, le scene si susseguono con ritmo e il film nel film appare nei titoli di coda: è The Case, il corto sugli zombie che Joe e i suoi amici hanno girato mentre alle loro spalle si svolge la storia più grande.
Super 8 è un film dalla struttura lineare, semplice, di fantascienza “vecchio stile”, venata di nostalgia per un tempo in cui i bambini si comportavano da bambini e rincorrevano l’avventura in sella a biciclette che al cinema spiccavano il volo.

Link utili in italiano:
Super 8 – MyMovies

Link utili in inglese:
Super 8 – Wikipedia

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