Senza la musica, la vita sarebbe uno sbaglio

Così scriveva Nietzsche, e così penso anche io. Però mi trovo sempre in difficoltà quando qualcuno mi chiede che musica ascolto. Che risposta è “la buona musica“? Eppure mi capita di rispondere così, basandomi su un giudizio soggettivo che non da nessun indizio ai poveri malcapitati che hanno avuto la brillante idea di attaccare bottone con me.
Il problema è che non ho un genere preferito. Posso benissimo saltellare da God Save The Queen a Nulla in Mundo Pax Sincera, da Penny Lane a Polly (però non riesco a tollerare la musica house e Ke$ha). Si può dire che ascolto più che altro musica “del secolo scorso“, come dice mio padre. The Beatles, Lou Reed, Nirvana, The Smiths, e via così. Ma non è vero che non mi piace la musica del XXI secolo! Per provarlo, ecco qui le band che ho scoperto di recente grazie a YouTube, la mia fonte inesauribile di novità, che, quando voglio ascoltare qualcosa di nuovo, inizio a fare zapping tra i video correlati e qualcosa di buono esce sempre.
Vi consiglio di ascoltare almeno le canzoni che ho riportato qui sotto, se poi siete interessati, andate anche voi sul tubo! Enjoy!

·Daughter·
All’inizio ero convinta che Daughter fosse una cantante, ma dopo una piccola ricerca ho scoperto che è il nome del duo londinese composto da Elena Tonra e il chitarrista (e forse fidanzato) Igor Haefeli. Sentita per caso su YouTube, sono rimasta affascinata dalla canzone Candles (la trovate qui sotto), e dalla bellissima voce graffiante di Elena Tonra, dolorosa come quella di Dolores O’Riordan e stridente come quella di Sinéad O’Connor. Il mondo cantato da Daughter è sfuggente, immerso nella nebbia, costruito dal suono della sua voce, ammaliante e volubile. Nel 2011 è uscito il loro primo EP, intitolato His Young Heart, contenente quattro canzoni tra cui Candles. Ciò che colpisce è la spontaneità, il talento, la semplicità delle loro canzoni, sorrette unicamente dalla voce di Elena e dai leggeri tocchi di chitarra in sottofondo.

·Daughter su MySpace

·Emily Moldy·
Ho sentito Stone by Stone nel video sul backstage di un servizio fotografico di Shop Ruche e il ritmo allegro e cadenzato sulle note del pianoforte mi è subito piaciuto. Cercando sul web, ho reperito qualche informazione sulla cantante, Emily Moldy, ma si trova davvero pochissimo su di lei, probabilmente per il fatto che non è sotto etichetta di una casa discografica. La cantante, di Oakland, con influenze indie-soul-folk, ha pubblicato un EP nel 2010, E is for Eleven, una commovente collezione di quattro canzoni in cui con voce delicata dipinge in prospettiva il mondo di oggi, tra speranza, passione, delusioni e sogni. Da quanto ho capito, anche dal suo blog, si esibisce nei locali della città e dintorni, ma non sembra abbia ancora trovato un’etichetta. Se avete delle news, scrivetemi!

“Sono drogata di musica, e non voglio smettere,
la vedono prendere tutta la mia vita, ma non voglio ammetterlo,
E’ la mia passione, la mia vita, la mia Verità più vera,
Il mio cuore sta cercando di dirvelo,
Così state zitti e ascoltate”
Emily Moldy dal suo blog

·Emily Moldy su MySpace

·The Honey Trees·
Un’altra piacevole scoperta, complice sia YouTube che Flickr, è stata il duo vintage chic, The Honey Trees, composto da Becky Filip e Jacob Wick (più altri componenti che non ho capito se fanno parte della band o sono solo aiutanti).
Sul profilo di MySpace si definiscono “una sognante indie pop band che prova a creare magia in forma di musica“. Decisamente romantico.
In effetti, le loro canzoni sembrano uscite da un libro di fiabe e la cantante somiglia a una deliziosa principessa dalla voce di usignolo. Originari di Sacramento, in California, hanno da poco rilasciato un EP, Wake the Earth, e girato il loro primo video, che potete vedere qui sotto. Quello che si nota subito è il grande lavoro di styling: Becky sfoggia una pettinatura e un make up dai toni romantici di un’altra epoca, indossa vestitini con i fiocchi, mentre Jacob porta con disinvoltura un papillon. Ascoltare le canzoni dei The Honey Trees (magari guardando le loro foto, scattate dal fratello di Becky) è come viaggiare verso un mondo antico, dai colori pastello, vintage nel vero senso del termine, dolcemente nostalgico, in cui vorrei poter passare almeno un giorno, distesa sull’erba insieme a loro a gustare una tazza di tè.

·The Honey Trees su MySpace
·Simon Filip, fratello di Becky, su Flickr

The Honey Trees

·The Perishers·
“Un soffitto a due secondi dal crollo, un sacco di trasandate Doc Martens che ballavano, e musica hardocre davvero dura. Chiedete a Ola Klüft i suoi primi ricordi sul crescere a Umeå, in Svezia, e lui sarà felice di condividere questa storia del tipo “fai da solo o muori”  (o di qualche altro fiasco di concerto in uno scantinato) con un sorriso e una risatina. Il che è abbastanza divertente e crea un po’ di confusione quando consideri i concerti di Klüft di oggi, mentre canta dolcemente, nel chiaro di Luna, l’indie pop melanconico dei The Perishers.”
Inizia così la biografia sul profilo di MySpace dei The Perishers, gruppo svedese formatosi nel 1997 e composto originariamente da sei membri fino al 2001, quando si è ridotto ai quattro odierni. Scovati per caso su YouTube con la canzone Nothing like you and I, che mi è entrata nel cuore e che dovete assolutamente ascoltare, mi hanno intrigata al punto di andare a cercare le altre canzoni sparse per il tubo. Amo particolarmente la voce del cantante, bassa eppure calda e intensa. Le loro canzoni sarebbero perfette per un viaggio in macchina lungo le autostrade americane, diritte e deserte, romantiche a loro modo, invischiate di una malinconia profonda ma affatto disperata. La band ha pubblicato due EP, tre album (From Nothing to One  nel 2002, Let There Be Morning nel 2003 e Victorious nel 2007), e alcuni brani fuori album, tra cui All Wrong, che trovate qui sotto.
Sebbene non abbiano riscontrato un grande successo (mi chiedo perchè!), molte delle loro canzoni sono state inserite in episodi di popolari serie tv americane come The OC, One Tree Hill, Greek e Veronica Mars.

·The Perishers su MySpace

P.s.: non ho scritto dei Grouplove e dei The Pains of Being Pure at Heart, altre due band scoperte grazie al web ma già famose negli USA, perché l’articolo si sarebbe troppo allungato, però consiglio di sentire anche loro!

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