Se guardi il soffitto della stanza

Se guardi il soffitto della stanza, ti rendi conto che è un quadrato perfetto. Un quadrato che diventa un cubo bianco ingombro di mobili. Lo specchio alla mia destra riflette la finestra, aperta su un pomeriggio di aprile ancora indeciso tra inverno e primavera.


Le nuvole sono volate via e il cielo è di un azzurro opaco,
 come coperto da una pellicola. L’aria è immobile, non c’è vento a muovere le tende tranne qualche leggera folata, di tanto in tanto.


I palazzi che si affacciano sul cortile condividono tra loro una sorta di squallore urbano, con le facciate scorticate dal tempo e dalle stagioni. 
Edifici costruiti per essere funzionali ma non belli, per accogliere più persone possibile ma non per sollevarne l’umore. L’esempio perfetto della praticità della società moderna.


Rigiro la matita tra le mani e mi perdo in pensieri distanti.
Se mi distraggo non mi rendo
 conto del passare del tempo e le idee vagano senza fermarsi sul foglio.


A volte
 sento il mio spirito impigrirsi, schiacciato dall’impossibilità di raggiungere i tanti desideri che lo animano.
Alzo lo sguardo fino alla mensola e leggo i nomi sul
 dorso dei libri che si susseguono trascinandosi dietro onde di sogni di vita futura. Nomi di paesi stranieri, lontani ed esotici, colmi di vita nuova da svelare con grazia e pazienza, come un fiore che sboccia sotto il Sole.


Ma poi, di nuovo quel suono.
Un uccello canta con insistenza, emettendo un cinguettio acuto che spezza il silenzio come una freccia scagliata a tutta velocità attraverso una pianura. Riecheggia nel cortile, rendendo lo spazio angusto ancora più tetro e desolato.
E’ un suono ripetuto, uguale a se stesso, privo di variazioni, che arriva alle orecchie con un uno strano tono di disperazione. E’ la voce di qualcuno che è rimasto solo e continua a chiamare chi se ne è andato.


Come l’essenza della 
solitudine, mi riempie di nostalgia per un tempo passato più felice che forse non è mai esistito se non nella mia mente.

1 Comment
  • Carlo

    Un lupo, uscendo dal bosco, si trovò dinnanzi alla scelta tra una fragola ed un desiderio.
    Si sdraiò al sole autunnale, sbadigliando, e fermo rimase ad osservare la danza di una foglia portata dal vento.