Sakura tra arte e letteratura giapponese

“Il significato dell’albero di fiori di ciliegio nella cultura giapponese risale a centinaia di anni fa.
Nel loro paese, il fiore di ciliegio rappresenta la fragilità e la bellezza della vita.
Serve a ricordare che la vita può essere di una meraviglia quasi eccessiva ma anche tragicamente breve.

Homaro Cantu

chokosai-eisho

Quando studiavo Cultura Giapponese all’università, quello che mi affascinava era lo scoprire, pezzo dopo pezzo, una cultura lontana eppure composta di concetti di estrema bellezza legati alla natura e alla sensibilità d’animo ai quali sentivo di partecipare, così ben rappresentati da opere artistiche e letterarie che erano (e sono ancora) per lo più sconosciute alla maggior parte delle persone.
Unendo storia, arte, letteratura, si poteva ricostruire il cammino di concetti estetici e poetici che ancora oggi permeano la società giapponese, seppur mediati dalla asettica vita moderna.

Una delle espressioni oggi più evidenti di un concetto invece antico e sfuggente, è l’hanami, ovvero l’usanza tutta giapponese di fare picnic sotto gli alberi di ciliegio, i cui fiori sono i sakura (桜).
L‘hanami è così importante in Giappone che esiste addirittura il meteo dei fiori, il Sakura Zensen, per seguire la fioritura da Okinawa fino allo Hokkaido.

Dalla letteratura all’arte, i fiori di ciliegio (sakura) accompagnano il Giappone era dopo era, perché simbolo del mono no aware (物の哀れ), ideale estetico al centro della letteratura classica giapponese.

Il mono no aware si potrebbe tradurre come il “sentimento delle cose” e indica una raffinata sensibilità interiore verso la natura transitoria della bellezza e della vita. I sakura sono i perfetti oggetti dell’estetica del mono no aware: una esplosione di bellezza tanto intensa quanto effimera, destinata a durare solo pochi giorni.

ukiyo-e

Il mono no aware, così unicamente legato alla cultura giapponese, fiorisce nell’epoca Heian (794-1185) e viene successivamente studiato e codificato dal poeta e studioso Motoori Norinaga, vissuto nel periodo Edo (1603-1867), quando la corrente artistica predominante è l’ukiyo-e (浮世絵, le immagini del mondo fluttuante), altro concetto legato al mono no aware.

Norinaga studia le opere del periodo Heian e indica come opera simbolo del mono no aware il Genji Monogatari (riconosciuto come il primo romanzo della storia), scritto da Murasaki Shikibu, dove (e non è un caso) il termine hanami (花見) viene usato per la prima volta con l’accezione “moderna” di ammirare i sakura (un intero capitolo è dedicato alla festa per i fiori di ciliegio e descrive il primo hanami della storia).

«Non mi lamento di un destino che condivido con i fiori, con gli insetti, con gli astri.
In un universo dove tutto passa come un sogno, non ci perdoneremmo di durare per sempre.
Non mi addolora che le cose, gli esseri e i cuori siano perituri,
dal momento che una parte della loro bellezza è fatta di questa sciagura.

Ciò che mi affligge è che siano unici.
Saranno in fiore altre donne, sorridenti come quelle che ho amato, ma il loro sorriso sarà diverso.
Altri cuori si spezzeranno sotto il peso di un amore insopportabile, ma le loro lacrime non saranno le nostre lacrime. Mani umide di desiderio continueranno a intrecciarsi sotto i mandorli in fiore, ma la stessa pioggia di petali non cade mai due volte sulla felicità umana.
»
(Principe Genji da  “Novelle orientali”, Marguerite Yourcenar)

Osservare i sakura (i fiori dalla vita più breve e per questo ancora più degni di attenzione) produce nell’animo sensibile (e nobile) il mono no aware, il sentimento di nostalgia per la caducità delle cose ma anche l’ammirazione della bellezza quando si presenta, breve e gloriosa, davanti ai nostri occhi.

I sakura, e dunque l’hanami, rappresentano tutto questo: ogni anno si va a guardare lo sboccio di quei fiori così delicati, si va a gioire di quel breve attimo di evanescente bellezza, perché ogni anno è un evento unico e irripetibile, perché se sbocceranno altri fiori, non saranno gli stessi.
Vale la pena, dunque, fermarsi e caricare il cuore di emozioni, vivere il momento consapevoli che non si potrà ripetere.

Il mono no aware è un concetto così semplicemente bello, che credo porterebbe forse più consapevolezza e sentimento nel ripetersi delle abitudini quotidiane se venisse compreso e adottato anche da noi occidentali.

(Ovviamente spiegare un concetto così profondo e legato alla sensibilità di un intero popolo non è possibile in poche righe: consiglio di consultare i link in fondo al post, e magari di leggere qualche libro giapponese di epoca Heian, meritano davvero!)

ukiyo-e

Se mi fosse chiesto di spiegare lo spirito giapponese,
direi che è i fiori di ciliegio illuminati dal sole del mattino!
Motoori Norinaga

E poi, dal presente al passato, dalla letteratura all’arte, antichi hanami di qualche secolo fa e il Fujisan, altro simbolo imperituro del Giappone, incornicato nei sakura, nelle opere di alcuni dei più famosi artisti dell’ukiyo-e, tra cui Hiroshige e Hokusai.

Utagawa Hiroshige-hanami

Kikugawa_Eizan-No_Series-Three_bijin_at_a_Cherry_blossom_viewing_party
Keisai Eisen
hiroshige
Teisai Senchô
Tsuchiya Koitsu
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hokusai
Tokuriki Tomikichiro

Fonte immagini: ukiyo-e.org

Info e approfondimenti in inglese:

(Soon in English)

“The significance of the cherry blossom tree in Japanese culture goes back hundreds of years.
In their country, the cherry blossom represents the fragility and the beauty of life. It’s a reminder that life is almost overwhelmingly beautiful but that it is also tragically short.

Homaro Cantu

chokosai-eisho


Images Source: ukiyo-e.org

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