Intervista: Michele, startupper a Berlino

Iniziamo la serie di interviste dedicate agli Italiani all’Estero, ovvero a coloro che hanno deciso di mollare tutto e partire per un altro paese, come molti di noi stanno pensando di fare. Visiteremo posti nuovi attraverso le loro parole e vedremo come se la sono cavata.
Il primo intervistato è Michele Adduci, startupper a Berlino.

·Ciao Michele! Per iniziare, parlaci un po’ di te.
Ciao a tutti! Sono Michele Adduci, un ragazzo nato a Bitonto, in provincia di Bari, classe 1984, con una laurea magistrale in Ingegneria Informatica, ottenuta presso il Politecnico di Bari. Lì ho anche sostenuto (e superato) l’esame di Stato per l’iscrizione all’albo degli ingegneri, anche se non mi sono ancora iscritto poiché al momento non penso di esercitare la libera professione.
Mi ritengo a metà strada tra un geek e un nerd, dato il mio amore per la tecnologia e in particolar modo per i computer e per i progetti di microelettronica, ma adoro anche uscire e avere una vita sociale attiva. Nel tempo libero mi dedico a fare networking, soprattutto su Twitter e LinkedIn, curo il mio blog (blackibiza.tumblr.com), penso a qualche progetto software, e vado in giro, non appena mi è possibile.
Attualmente abito a Berlino, nel quartiere Schöneberg, a due passi da Potsdamer Platz, ma lavoro a Potsdam presso l’Università come project manager e software engineer (progettazione e sviluppo software e gestione dell’infrastruttura informatica) in un gruppo di ricerca il cui fine è la fondazione di una startup nell’ambito del progetto GO:In, promosso dal Ministero dell’Istruzione tedesco.

·Esattamente in cosa consiste il lavoro di project manager e software engineer?
Praticamente il mio lavoro consiste nel progettare, ovvero stabilire le basi del software da implementare (casi d’uso, utenti finali, tecnologie da usare), previa fase di analisi del mercato e delle soluzioni già esistenti, sviluppare il software progettato e monitorare costantemente il mercato e gli aggiornamenti riguardanti il mondo della ricostruzione tridimensionale. Oltre a questo, stabilisco contatti con aziende, alla ricerca di partner che vogliono offrire la loro collaborazione al progetto.

·Come sei entrato a fare parte del gruppo di ricerca della startup tedesca?
A dir la verità, è stato questo lavoro a trovare me. Io lavoravo a Milano, presso uno spin off della Regione Lombardia, riguardante la gestione digitale della cartella clinica dei pazienti, e ho ricevuto questa offerta di lavoro attraverso il mio relatore, il prof. Refice, che mi ha inoltrato l’e-mail con l’annuncio. Incuriosito, ho inoltrato il mio CV e il giorno seguente sono stato contattato dalla Germania. Ho sostenuto il colloquio (in lingua inglese, perché il mio tedesco è ancora basilare) attraverso Skype. Dopo due giorni, mi hanno ricontattato perché ero il profilo richiesto.

·Hai avuto difficoltà nella scelta di andare a lavorare a Berlino? Eri dubbioso riguardo il trasferirti così lontano dalla tua città natale?
Per quanto riguarda il trasferimento, i dubbi erano relativi soprattutto alla sistemazione e alla lingua. Fortunatamente, prima attraverso internet, poi direttamente sul posto, ho trovato l’appartamento nel quale attualmente vivo da solo. Per il resto, ho pensato che un’occasione del genere capita raramente nella vita, così ho mollato tutto e sono partito.

·Com’è vivere all’estero? Provi nostalgia di casa o Berlino ti ha già conquistato?
Le nostalgie di casa restano: nel mio paese di origine vivono i miei familiari e la mia ragazza, con cui parlo quotidianamente via Skype. Per il resto, sarei ipocrita se dicessi che mi manca l’Italia: qui a Berlino si vive tranquillamente e tutto funziona (quasi) sempre in modo efficiente. Le zone della città sono ben collegate dai mezzi pubblici e possono essere raggiunte facilmente in qualsiasi momento: qui l’uso dell’auto diventa quasi inutile. Inoltre, ho trovato Berlino molto meno cara di Milano, soprattutto per il cibo: capita raramente di superare i 10/15€ di budget, mangiando molto.

·Hai visitato altri posti in Germania?
Ho visitato solamente Köln, per via di un’esposizione riguardante la tecnologia (EXPONATEc), e a breve andrò ad Hannover per un’altra fiera, il CeBIT. Köln è molto bella e il Duomo è meraviglioso!

·Ci descrivi un po’ la tua vita tedesca? Ti sei abituato al clima, alla lingua e ai nuovi ritmi oppure rimpiangi qualcosa che hai lasciato in Italia? Hai riscontrato problemi con la burocrazia tedesca?
Il clima, a parte i picchi di freddo raggiunti a febbraio con -19°C, non ha rappresentato un reale problema: mi sono abituato in fretta e quindi non ho avuto “scuse” per lamentarmi. L’unica particolarità è che nel giro di due ore, una giornata soleggiata può trasformarsi in una grigia e piovosa.
Il ritmo della vita è un po’ più rilassato, soprattutto rispetto a Milano, dove ero abituato a correre. I tedeschi adottano un approccio un po’ più metodico: iniziano a lavorare sin dal mattino presto (alle 6.00, la metropolitana trabocca di gente), per poi uscire dagli uffici verso le 15.00 e dedicare il loro tempo libero ad altre attività. In questo modo, si guadagna una mezza giornata abbondante e devo dire che è un buon approccio che forse si potrebbe adottare anche da noi.
Per quanto riguarda la burocrazia, occorre innanzitutto registrarsi presso uno dei vari Rathaus (l’equivalente della sede del nostro Comune), presenti in ogni quartiere della città. In questo modo, si può aprire un conto bancario in Germania (per il mio lavoro era uno step obbligatorio). Per il pagamento delle tasse, ci si reca presso il Finanzamt: io dovrò andarci l’anno prossimo, visto che il periodo fiscale 2012 verrà esaminato nel 2013.

·Come ti vedi in futuro? Pensi di rimanere in Germania, trasferirti altrove o magari tornare in Italia?
In futuro, se ci sarà ancora l’occasione di poter lavorare qui in Germania, non nascondo che mi piacerebbe restare. A Berlino vengono organizzati di continuo seminari, workshop ed eventi, molti dei quali addirittura gratuiti, per offrire ai giovani (e ai meno giovani) l’opportunità di crescere. Io stesso sto seguendo un corso sui brevetti software e alcuni workshop sulle startup e sul project management.
Comunque, non mi dispiacerebbe tornare in Italia o, perché no, andare in qualche altro Paese: sognare non costa nulla!

·In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti ai giovani italiani che sognano di lavorare all’estero?
Il mio consiglio è di registrarsi su LinkedIn, compilare accuratamente il proprio profilo e partecipare a uno dei tanti gruppi presenti sul social network: si trovano tantissime offerte di lavoro, molto spesso non presenti nei comuni motori di ricerca. Fare networkingpermette di essere contattati in modo più facile e veloce.

·Cosa suggeriresti a chi volesse fare un viaggio in Germania? Qual è il periodo migliore per il viaggio e cosa  dovrebbe vedere assolutamente?
Tutti i residenti di Berlino mi parlano sempre dell’estate come uno dei periodi più belli in cui visitare i luoghi d’interesse. Personalmente, consiglio il Park Sanssouci a Potsdam, 25km da Berlino, raggiungibile con il treno; poi, l’Isola dei Musei a Berlino, in Unter den Linden, e il Museo della Tecnica, presso Anhalter Bahnhof: lasciano davvero senza fiato!

Ringraziamo Michele per la collaborazione! Se volete contattarlo, il suo sito personale è http://www.micheleadduci.net
Potete trovarlo anche su Twitter @blackibiza e LinkedIn http://it.linkedin.com/in/adducimichele

2 Comments
  • Carmine

    I miei complimenti per la bella idea, che da “forma” e “voce” a queste persone. Non possono fare altro che arricchire la loro e nostra esperienza di vita. (Chi scrive ha vissuto per 23 anni a Zurigo, risiedo dal 2002 a Pescara).
    Circa 10 anni fa, contro tutto e tutti, feci la scelta inversa di Michele, che ammiro molto per la sua scelta. Perché non è una scelta semplice, bravo complimenti.
    Ho un’unica certezza. Non vorrei cadere nella retorica ma, “probabilmente abbiamo (l’Italia) perso un’altra persona valida”. Dal momento che ti sei “integrato” e noi Italiani siamo molto bravi, sarà difficile se non impossibile tornare.
    Ma mettiamola così, una nazione vale l’altra, l’importante è che tu sia felice e soddisfatto quanto più del tuo modo di vivere “della tua Vita”.

  • Bell’intervista Sabri, finalmente sono riuscito a leggere! A parte che Michele vive in una delle mie città preferite e fa circa il mio mestiere… perciò mi trovo molto affine!