Intervista: Massimo, ingegnere/fotografo negli USA

Ho scoperto Massimo Strazzeri durante le mie gite virtuali su Flickr, quando mi sono imbattuta nelle foto di paesaggi mozzafiato dalle selvagge terre americane. E’ così che approda su Miso Journal il secondo intervistato per la serie Italiani all’Estero.

Massimo·Ciao Massimo! Raccontaci di te.
Sono nato e cresciuto a Genova, in una tipica famiglia media italiana con un padre commerciante, una madre full-time mamma e part-time aiuto di mio padre, e con un fratello più grande.
Il senso di responsabilità è decisamente il valore più importante insegnatomi dalla mia famiglia, cosa che, per un ragazzino, si traduceva nell’andare bene a scuola, fare i compiti e aiutare mia mamma con i piccoli lavori di casa. Inoltre, grazie a loro e a un’inclinazione naturale, ho imparato a sviluppare abbastanza presto, con pieno supporto di tutti, una curiosità intensa, specialmente volta a scoprire il sistema mondo. Per cui il liceo scientifico è stato il mio sbocco scolastico naturale: ironicamente, tutto quello che è venuto dopo dal punto di vista professionale si è appoggiato su questa decisione. E’ proprio durante gli anni del liceo che è nata una delle due mie grandi passioni: la fotografia.
Il capitolo università si apre con la Facolta di Ingegneria Elettronica dell’Universita’ di Genova, dove il mio indirizzo è Ingegneria Biomedica. Arriva anche il primo lavoro part-time per una software house dove mi occupo del sito web e delle traduzione della brochuristica dall’inglese all’italiano.  Durante questi anni nasce la mia seconda grande passione: il tennis.
Il secondo capitolo universitario si basa su un’altra decisione importante: un Master in Computer Engineering nella Graduated School della North Carolina State University, negli USA. Andare a studiare all’estero è stata un’esperienza splendida: vivere a contatto con gente di cultura diversa, specialmente negli USA con persone da ogni parte del mondo, è estremamente stimolante e gratificante. Dopo il Master, ho trovato lavoro nella capitale del North Carolina, Raleigh, dove mi sono fermato e tutt’ora vivo.  Mi occupo di ingegneria di reti di telecomunicazioni: lavoro per un’azienda americana dove faccio il design delle infrastrutture di reti per soluzioni VoIP nella divisione di R&D.
E continuo a esplorare il mondo ogni giorno con gli occhi di un ragazzino italiano, con la fotografia e il tennis sempre con me.

·Esattamente in cosa consiste il tuo lavoro?
Vediamo se riesco a spiegarlo bene senza cadere in tecnicismi esasperati. In pratica, devo decidere, in base alla soluzione o al prodotto in questione, come interconnettere tutti gli elementi di rete (ad esempio, router, switch, gateways, telefoni), specificando e ottimizzando i vari parametri dei protocolli di telecomunicazione. Il tutto è volto ad ottenere un sistema end-to-end che possa sopravvivere a rotture o a malfunzionamenti singoli, così da poter garantire che le comunicazioni telefoniche si possano svolgere normalmente.

·Perchè hai deciso di iscriverti a un Master proprio in North Carolina? 
La scelta è caduta sulla North Carolina State University perché il dipartimento di Ingegneria delle Reti era molto rinomato. Inoltre mi garantivano una scolarship che mi permetteva di lavorare all’interno dell’università in una specie di ruolo stagistico e, contemporaneamente, abbassava le mie tasse a quelle di un residente.
Le mie mansioni erano molto simili a quelle del mio lavoro attuale (sebbene estremamente più semplici) e riuscivo ad applicare quasi quotidianamente quello che studiavo. Per cui ho accumulato una conoscenza e un’esperienza quasi lavorativa tale che riuscii a trovare lavoro 3 mesi prima di laurearmi (comunque in tempi pre-crisi).
Il primo colloquio fu durante una Career Fair, un evento che si tiene nelle università americane, in cui le aziende vanno nei campus per “reclutare” i candidati migliori. Il secondo colloquio, invece, fu nel campus dell’azienda, sempre a Raleigh.

·Hai avuto difficoltà nella scelta di andare a vivere negli Stati Uniti? Eri dubbioso riguardo il trasferirti così lontano dalla tua città natale?
La scelta di per sé fu facile: era la cosa migliore da fare sia dal punto di vista della carriera universitaria sia per sperimentare quella vita all’estero che avevo sempre voluto provare. La parte difficile della scelta è stata “abbandonare” la mia famiglia e gli amici più cari: queste sono due cose che mi mancheranno sempre.

foto Massimo·Ora abiti a Raleigh, capitale del North Carolina. Come ti trovi all’estero?
Sinceramente mi trovo molto bene. La qualità della vita è molto alta e sono riuscito a ottenere delle soddisfazioni lavorative che non sarei mai riuscito ad avere in Italia. La differenza sostanziale tra l’Italia e gli USA è il senso di responsabilità civile: l’approssimazione e l’attitudine a fregare gli altri (per essere il più furbo di tutti) è sostanzialmente assente dalla cultura americana (ovviamente in media). Tutto ciò rende la vita quotidiana decisamente meno stressante.

·Oltre al North Carolina, quali altri posti hai visitato negli USA?
Cerco di viaggiare negli USA il più possibile (tempo e finanze permettendo), proprio per assorbire questo paese il più possibile. Le zone che preferisco in assoluto sono il Pacific Northwest e il Soutwest.  Nel Nord Ovest, gli stati di Washington e dell’Oregon sono di una bellezza inaudita, con catene montuose e foreste immense, con una costa contemporaneamente frastagliata e sabbiosa e con maree drammatiche. Un posto su tutti: Olympic National Park.
Nel Sud Ovest, gli stati dell’Arizona e dello Utah sono i miei preferiti e infatti continuo a tornarci: i parchi nazionali sono pieni di meraviglie e ricchissimi di elementi così alieni a quello a cui sono abituato da stupirmi ogni volta.  Un posto su tutti: Canyonlands National Park.

·Ci descrivi un po’ la tua vita americana? Ti sei abituato subito al clima, alla lingua e ai nuovi ritmi oppure ancora rimpiangi qualcosa che hai lasciato in Italia?
I primi sei mesi qui furono molto complicati. Pur sapendo l’inglese abbastanza bene, vivere in un ambiente con accenti diversi, sia quelli madrelingua del sud degli Stati Uniti che quelli esteri di compagni di corsi, staff, professori ecc,  ha reso la transizione molto complicata. In più, il mondo universitario è molto diverso da quello italiano e c’è voluto qualche mese ad abituarsi all’efficienza del sistema. Inoltre, il fatto che fossi da solo, senza amici (inizialmente) e senza un sostegno familiare, ha decisamente appesantito il tutto.
Ma appena ho iniziato a capire meglio la gente e come funzionavano le cose, ho davvero iniziato ad apprezzare la mia vita e tutti i vantaggi: non vedevo più solo le cose negative ma anche i fattori positivi. Un aiuto importante mi venne da una ragazza italiana e da suo marito: lei studiava per ottenere un PhD nel mio stesso dipartimento ed ebbi la fortuna di conoscerla per caso all’inizio del mio secondo semestre. Avere qualcuno con cui condividere i problemi quotidiani di un italiano trapiantato mi ha aiutato molto.
Abituarsi al clima è stata un’altra cosa complicata. Venendo da Genova, dove è molto mite tutto l’anno, non avevo idea di cosa potesse essere l’estate nel sud degli Stati Uniti. 35-40 gradi con l’80-90% di umidità sono davvero devastanti quando non ci si è abituati e fare attività all’aperto diventa uno sforzo erculeo: ci sono voluti almeno 3-4 anni prima di potermi abituare in maniera decente!

·Hai riscontrato problemi a ottenere il visto e a trovare casa?
Per fortuna non ho avuto problemi perché ho ottenuto il permesso di soggiorno ufficiale molto velocemente: questo permesso negli USA dura 10 anni ed è rinnovabile per cui non è mai stato un elemento di tensione.  Anche per l’alloggio è stato molto facile: essendo una città con un’università molto grande, gli appartamenti per studenti sono molto economici e di buona qualità. Ho decisamente avuto una situazione logistica estremamente favorevole!

·Saremmo curiosi di leggere un episodio particolare o divertente avvenuto in America. 
Un fatto che trovai molto divertente accadde durante la prima festicciola (fondamentalmente una cena tra amici) a cui fui invitato. Come spesso succede in Italia, ognuno degli invitati doveva portare qualcosa: chi un piatto principale, chi i contorni, chi i dolci o il vino e così via. La cosa divertente è alla fine della festa/cena: negli USA, in queste situazioni, è consuetudine che gli ospiti si riportino via quello che hanno portato (ovviamente se è rimasto qualcosa). Io rimasi quasi scioccato nel vedere la gente riportarsi via bottiglie mezze vuote di vino oppure mezzi vassoi di dolci!

foto Massimo·Come ti vedi in futuro? Pensi di rimanere in America, trasferirti altrove o magari tornare in Italia? 
Sicuramente rimarrò negli USA per un po’. La ricerca nel mio settore è in una situazione tragica in Italia per cui mi sarebbe molto difficile, se non impossibile, trovare un lavoro comparabile. Non mi dispiacerebbe trasferirmi in un’altra zona degli USA (specialmente nel Pacific Northwest) ma chiaramente devo riuscire a trovare un lavoro che me lo permetta.

·In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti ai giovani italiani che sognano di vivere all’estero?
Dopo averla vissuta direttamente, raccomando a tutti un’esperienza all’estero, specialmente iniziando con lo studio (trovare lavoro direttamente è molto complicato, per ragioni di permessi di lavoro). L’università negli USA è un qualcosa di eccezionale per chi ha davvero voglia di imparare e mettersi in gioco, ci sono opportunità infinite e vale la pena, anche con le difficoltà che ho avuto io!

·Ultima domanda: cosa suggeriresti a chi volesse fare un viaggio negli Stati Uniti ma non avesse molto tempo a disposizione? Qual è il periodo migliore per il viaggio e quale luogo merita assolutamente di essere visitato?
Una delle cose che rendono gli USA così straordinari sono gli spazi immensi di natura incontaminata. Suggerisco decisamente i parchi nazionali dell’ovest e del sud-ovest, prima ancora delle grandi città, perché unici al mondo.
Il periodo migliore per visitarli è a marzo o a novembre prima della Festa del Ringraziamento: in questi due periodi il clima è abbastanza mite e non c’è la massa di turisti che invade gli USA in estate (e come fattore aggiuntivo, costa meno…. dopo tutto sono genovese).

foto Massimo
Ringraziamo Massimo per la sua disponibilità!
Se volete contattarlo, questo è il suo sito personale: http://www.massimostrazzeri.com
Inoltre, io vi consiglio di non perdervi le sue bellissime foto, che trovate sulla sua pagina Flickrhttp://www.flickr.com/photos/dinobirdo/ 

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