Intervista: Flavio, in diretta da Tokyo

Flavio, meglio noto come Pesceriso, è una piacevolissima e recente scoperta dei miei viaggi internettiani. Saltando di blog in blog sono capitata sul suo e le immagini di Tokyo mi hanno subito rapita. Non potevo quindi non intervistarlo!
flavio parisi

  • Ciao Flavio! Raccontaci di te.

Sono di Udine, la capitale del Friuli. La mia famiglia mi ha dato anche sangue meridionale, quindi oltre a parlare il friulano (con un forte accento italiano) capisco abbastanza il napoletano, se non è troppo stretto.
Dopo essermi diplomato in oboe al Conservatorio di Udine e in lingua hindi a Venezia, ho accampato la scusa che con questi titoli di studio non avrei mai trovato un lavoro decente in patria e me ne sono andato nel Paese più lontano e isolato dell’Asia, senza conoscerne quasi niente.
Adesso abito a Tokyo da quasi 9 anni e mi sono sempre mantenuto con lavori precari: insegno storia del melodramma italiano, lingua italiana, scrivo occasionalmente per riviste italiane, faccio traduzioni, appaio in un programma televisivo della rete nazionale giapponese, suono il sax.
Cerco di vivere evitando di annoiarmi, e il più delle volte ce la faccio, riuscendo a imparare qualcosa di nuovo ogni giorno.
Sono un emigrato e amo molto il posto in cui vivo, Tokyo, una città calda e accogliente, curiosa, enorme e sperduta. Sono, però, anche un appassionato di molti aspetti della nostra Italia, un Paese che è riuscito a sintetizzare una cultura formidabile soprattutto della cucina e della musica.

  • Ora sono curiosa! In che programma giapponese lavori e cosa fai di preciso?

Sono ospite saltuario di un programma sulla rete televisiva nazionale, la NHK, in cui a ogni puntata otto stranieri che abitano in Giappone analizzano un tema, un lato culturale o un’abitudine del paese e discutono su affinità e divergenze con la propria visione. Io cerco di paragonare il Giappone all’Italia.

  • Ti sei trasferito senza nemmeno conoscere la lingua… quindi perchè proprio il Giappone?

Dopo la laurea in Hindi volevo andare in un posto sconosciuto. Ho pensato al lato estremo dell’Asia anche perché avevo conosciuto dei giapponesi e mi ero incuriosito, la loro visione del mondo mi sembrava nuova. Arrivare e vivere in un paese senza conoscerlo è, in qualche caso, una condizione di grande libertà: non hai preconcetti e prendi tutto quello che capita come un esperimento di cui non conosci il responso. Penso che il Giappone si presti meno di altri posti ad analisi teoriche, anche dal punto di vista della lingua: la cosa migliore è ascoltarla, imitarla e cercare di tornare il bambino che impara solo dall’esperienza pratica.

  • Hai avuto difficoltà a ottenere il visto e a trovare casa? Come sei riuscito a rimanere tutti questi anni facendo lavori saltuari?

Il visto è un fastidio burocratico odioso che potrebbe far passare la voglia a molti, ma perseverando qualcosa salta fuori. Per fare lavori saltuari e viverci occorre essere flessibili, intraprendenti e del tutto incoscienti.

Senza titolo

  • Quando hai deciso di voler vivere in Giappone, come ti sei organizzato?

Inizialmente sono venuto per tre mesi, senza aver cercato lavoro prima, con l’idea che sarei potuto rimanere nel caso avessi trovato un’occupazione, cosa che è avvenuta e che mi ha permesso di pensare a un futuro a Tokyo. E fra poco sono 9 anni che abito qui!

  • L’anno scorso, lo ricordiamo tutti, c’è stato il terribile terremoto e conseguente tsunami. Tu eri lì, puoi raccontarci come è stato viverlo in prima persona?

Il terremoto è stato un evento molto significativo emotivamente per tutto il paese, e ha coinvolto gli indigeni come i residenti stranieri. Molti di questi ultimi hanno deciso di andarsene proprio dopo gli strascichi dell’incidente nucleare.
Per un racconto dettagliato rimanderei al mio blog, in cui ho cercato di dare conto delle mie avventure personali ma anche dei sentimenti che ho percepito nella gente intorno a me. Posso dire che in un momento di pesante stress come quello che è capitato a marzo del 2011, sono emersi dei lati dei giapponesi che intuivo ma che la prova dei fatti ha evidenziato. Sono principalmente qualità positive che mi hanno convinto ulteriormente di essere in un posto che mi piace e che mi dà fiducia.

  • Hai visitato altri posti in Oriente?

Mi sono innamorato dell’Asia durante un viaggio in India fatto dopo la maturità, e da allora tutti i viaggi li ho fatti in questo continente. Amo molto l’India, da cui purtroppo manco da un po’. Più dei posti mi piace visitare le persone, quando queste sono disposte a condividere il loro tempo con me. Ho trovato gente molto simpatica e disponibile in Viet-Nam, Laos, Corea, Indonesia, Taiwan, per non parlare del cibo che in Asia è praticamente sempre eccellente.

  • Come ti trovi così lontano da casa? Ti sei abituato subito alla tua nuova vita “giapponese” e ai ritmi della città?

Io mi trovo benissimo! Devo ammettere che il mio stile di vita è impensabile per chiunque altro: in termini di ore non lavoro tanto, ho solo impieghi che mi piacciono e ho un sacco di tempo tra uno e l’altro. Questo sicuramente influenza la mia visione sulla vita a Tokyo: se fossi un impiegato probabilmente odierei la mia esistenza.
Sono arrivato qui da adulto, un’età in cui i migliori amici uno se li è già fatti, eppure ho conosciuto delle persone con cui ho sviluppato un rapporto di amicizia molto profondo. Sono cresciuto in Friuli, una terra in cui i rapporti fra le persone seguono un ritmo simile a quello che c’è qui, e includono un senso di affidabilità e onore. La lingua ha smesso di darmi problemi pratici di sopravvivenza dopo i primi 5 mesi, anche grazie alla disponibilità dei giapponesi per i quali il fatto che uno straniero parli la loro lingua è spesso una gioia inaspettata e smisurata. Ho nostalgia di molte cose dell’Italia, in primo luogo per alcune persone, ma oltre ai parenti quasi nessuno abita in un unico posto, moltissimi amici vivono all’estero quindi comunque non potrei frequentarli regolarmente.

  • C’è un episodio particolare o divertente avvenuto a Tokyo?

Il fatto che ogni tanto dei giapponesi mi chiedano indicazioni stradali… che io fornisco!
Una volta, una ragazza mi ha invitato al compleanno di un suo amico e quando siamo arrivati alla festa il locale era pieno di boss della malavita (yakuza). Mi sono trovato in un ambiente surreale che normalmente non è dato vedere o frequentare.

  • Com’è la tua giornata tipo?

Semplicemente… non esiste. Adesso, ad esempio, è lunedì e potrei evitare di uscire di casa per tutto il giorno perché non ho impegni particolari. Ma penso che invece andrò a leggere in un parco, poi suonerò un po’ il sax, guarderò un film e la sera andrò a mangiare fuori con amici. Domani invece lavoro: devo fare una lezione sulla storia dell’opera e un paio di lingua italiana. Il programma della prossima settimana potrebbe essere del tutto diverso, per ora non lo so.

  • Come vedi il tuo futuro? Pensi di rimanere a Tokyo, trasferirti altrove o magari tornare in Italia?

Mi piacerebbe riuscire a tornare in Europa più spesso, perché è un continente speciale e meraviglioso. Sarebbe bellissimo vivere, diciamo, 4 mesi all’anno in Italia. Altri posti in cui penso che potrei vivere non ne ho visti in Asia, ma non si sa mai.

  • In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti ai giovani italiani che sognano di vivere all’estero?

Prepararsi al confronto con le culture diverse, magari conoscendo degli immigrati stranieri in Italia. Vedere come vivono e che problemi hanno nel nostro paese può essere una buona scuola. E poi studiare qualche lingua, ma soprattutto sviluppare una capacità o una conoscenza specifica e particolareggiata, spendibile nel mondo del lavoro.

  • Cosa suggeriresti a chi volesse fare un viaggio in Giappone? Qual è il periodo migliore e il luogo che merita assolutamente di essere visitato?

Evitate l’estate. Si muore.
Oltre alla stagione dei ciliegi in aprile, mi piace molto l’autunno, se non arrivano i tifoni.
A me piace Tokyo, quindi secondo me potreste anche evitare qualsiasi altro posto, ma mi rendo conto che è improponibile come consiglio, quindi Kyoto e Nara vi permetteranno di fare un pieno di templi e arte. A dire il vero, però, non ho girato molto il Giappone e le poche volte che l’ho fatto ne sono rimasto un po’ deluso. Difficilmente troverete la ricchezza delle diversità italiane.

Senza titoloGrazie a Flavio per la bella intervista! ありがとうございます~
Potete seguirlo sul blog, PESCERISO, oppure potete vedere tutte le sue foto su FLICKR.

じゃねえ~

2 Comments
  • Alberto

    Molto interessante, complimenti per la vivacità, e mi raccomando in TV facci fare una figura migliore del Sig. Gerolamo Panzetta. L’unica cosa è che senza poter contare su un coniuge, temo che l’aspetto visto sia qualcosa di molto più grave, di una scocciatura burocratica. Condivido in pieno il tuo giudizio sulla vita da impiegato in Giappone. Non fa per noi europei.

  • SLD

    Grazie per l’intervista, Flavio. E’ molto interessante di capire la sua vita in Asia, e lo trovo incredibile che sia anche un friulano (chi può anche parlare friulano). 🙂 La mia famiglia viene da lì, e perché è un po’ raro di trovare un friulano dove abito, è fantastico di trovare uno appassionato del Giappone e ha riuscito a viverci.