Intervista: Eleonora, aspirante fotografa negli USA

La prima donna che intervisto per la serie Italiani all’Estero è Eleonora Palmieri, conosciuta grazie ai suoi splendidi scatti su Flickr.

The Cheater·Ciao Eleonora! Raccontaci di te.
Ho 29 anni e vengo da Roma, ho studiato a La Sapienza Lettere con indirizzo in editoria e giornalismo e per un paio di anni sono rimasta in Italia a fare la disoccupata, mi vedevo già a fare la “gattara” a Piramide! 😛
Ho sempre avuto la passione per la fotografia, sono un po’ cresciuta con la macchina fotografica in mano grazie a mio padre che è un appassionato. Ho iniziato ad usare la fotografia come antidepressivo, uscivo da una brutta relazione, mi ritrovavo a 26 anni senza sapere cosa fare della mia vita e la mia Canon era un po’ la mia migliore amica.
L’idea di muovermi all’estero è arrivata quando un’amica fotografa che vive nella Bay Area mi propose San Francisco per studiare inglese (perché quando mi sono trasferita non parlavo una cippa lippa) e per studiare poi fotografia, visto che qui c’è una delle Art University più rinomate degli USA.
Ho iniziato nel settembre di 3 anni fa a fare le carte per il visto e il 27 novembre 2009 sono salita sull’aereo.
All’inizio è stata molto dura, conoscevo tre persone in totale, non avevo soldi, non sapevo la lingua, non avevo una casa… sono stata ospite per un mesetto, ma devo dire che dal secondo giorno che ero qui ho iniziato a rimboccarmi le maniche per trovarmi un lavoro. San Francisco è meravigliosa ma costosissima, gli affitti sono proibitivi e vivere senza lavorare è un lusso che non posso permettermi.
Dopo 2 anni e mezzo qui non so davvero se riuscire mai a vivere di nuovo nel nostro “Bel Paese“, io amo l‘Italia, amo Roma, ma odio con tutto il cuore la mentalità provinciale e chiusa che ancora si trova anche nelle grandi metropoli, per non parlare del fatto che in un paese che vive di arte sia quasi impossibile vivere facendo dell’arte.

·Quindi al momento sei una studentessa lavoratrice. Che lavoro fai esattamente? E’ facile riuscire a trovare un’occupazione a SF, anche part time?
Sì, studentessa lavoratrice a tempo pieno: lavoro come fotografa, esattamente sono una portrait and fashion photographer. Inoltre, per arrotondare e mettere da parte qualche soldino, lavoro in un ristorante come cameriera. Non mi è rimasto difficilissimo trovare lavoro se devo essere sincera, la mia scuola “sponsorizza” gli studenti e ti fa trovare workshop. Sempre tramite la scuola abbiamo modo di fare internship in prestigiose aziende, per esempio lo scorso mese ho avuto la possibilità di vincere una scholarship messa in palio da Google per partecipare a una due giorni di conferenza con fotografi di fama mondiale, sulla fotografia in relazione al mondo del multimedia.

Where is my mind?·Come si chiama la scuola che stai frequentando? Hai dovuto sostenere un esame d’ammissione?
L’università che frequento si chiama Academy of Art University, per accedere ho dovuto sostenere il TOEFL (Test of English as a Foreign Language), test obbligatorio in ogni università degli USA per gli studenti internazionali.
L’ambiente è estremamente multietnico, ho avuto modo di conoscere persone da ogni parte del mondo, le lezioni sono completamente differenti dallo stile di insegnamento in Italia, classi con al pochi studenti in modo da essere seguiti facilmente, insegnanti cordialissimi e sempre disponibili. Purtroppo devo ammettere che è davvero molto costosa, ma ogni università negli USA lo è, il solo grande problema è che gli studenti americani hanno modo di usufruire di “student’s loan” mentre noi internazionali no (almeno noi italiani), quindi mi vedo costretta a pagare la mia retta mese per mese; anche per questo motivo lavoro tanto, altrimenti sarebbe impossibile pagare la scuola. Proprio un mese fa ho finito il mio terzo semestre, passando tutte le classi. Durante lo spring semester ho seguito “Quality of Light“, “Photoshop 2“, “Photo, concept and design” e “Art History“.

·Dopo aver preso una laurea in Italia, non ti spaventava l’idea di ricominciare daccapo con un’altra università, addirittura negli USA?
Sì, tantissimo e all’inizio pensavo di non resistere più di 3 mesi, ma ammetto di essere così testarda che se mi metto in testa qualcosa è davvero difficile farmi cambiare idea. Il mio obiettivo era studiare fotografia ma, conoscendo quasi zero inglese, ho dovuto
iniziare prima con una ESL School, poi dopo il TOEFL mi sono iscritta all’università. All’inizio volevo fare solo un corso annuale, ma poi ho scoperto che la mia università sponsorizzava gli studenti solo nel caso di un Bachelor, così ho deciso di prendere la mia scuola come un “investimento” e pensare in maniera concreta al mio futuro.

·Quando hai deciso di voler vivere negli USA, come ti sei organizzata?
Il primo step, quello che più mi spaventava, era dirlo ai miei genitori (LOL, ma è vero!). Mi terrorizzava l’idea di vedere mia madre triste e preoccupata sapendomi all’estero, e l’idea di lasciare mio fratello, che è una delle persone più importanti nella mia vita.
Prima di riuscire a dirglielo sono stata un mese in meditazione cercando di trovare le parole giuste. Una volta superato il “trauma” ho iniziato a fare richiesta per il visto, e sinceramente prenderlo tre anni fa non è stato così difficile, ma so che ora non è così semplice e induriscono la legge ogni anno.

Alamo Square - San Francisco·Come ti trovi all’estero? Ti sei abituata subito alla nuova vita e ai ritmi della città?
A San Francisco mi trovo benissimo, ma sottolineo San Francisco: ho avuto modo di passare due mesi in Svizzera prima di venire qui e lì non mi trovai poi così bene, credo che tutto dipenda dalla connessione tra il nostro modo di essere e il luogo in cui ci si trova.
San Francisco è una città magica, speciale, dopo un mese già la amavo follemente. Il ritmo della vita qui, almeno per me, è velocissimo: sono sempre di corsa, sveglia presto e in piedi fino a notte fonda. Credo non sia facilissimo ma, per il mio modo di essere, stare a casa senza far nulla mi deprime, quindi preferisco avere mille impegni.
All’inizio tutto mi faceva impazzire, ogni volta che mi guardavo intorno non riuscivo a credere che mi stavo vivendo tutta quella meraviglia. Mi sembrava che tutto funzionasse meglio, e in un certo senso è vero: i mezzi pubblici, in paragone a Roma, sono fantastici, vivo benissimo senza auto e non ho crisi isteriche da traffico, puoi attraversare la strada e non rischi di essere ucciso perché realmente gli automobilisti danno la precedenza ai pedoni. Poi tra le meraviglie della città ci sono i migliaia di ristoranti con cibo da ogni parte del mondo: qui ho avuto modo di mangiare di tutto, vietnamita, thailandese, messicano, peruviano, coreano, ecc… cose che in Italia non sapevo nemmeno esistessero.
Ovviamente ogni tanto ho nostalgia di casa, poiché sono estremamente legata alla mia famiglia. Mi mancano il caldo e le estati al mare, perché purtroppo l’unica cosa che proprio non sopporto di SF è il clima, mai troppo freddo (ed è bellissimo) ma mai caldo, sempre ventoso e instabile, spesso nebbioso. Mi manca anche il buon cibo italiano, che qui non è facile da trovare, e, benché io ami cucinare, non riesco a trovare alcuni prodotti tipicamente italiani oppure sono così costosi che non posso comprarli (tipo il prosciutto di Parma che costa come oro!).
Per quanto riguarda la lingua, ho impiegato circa 5/6 mesi per poter essere in grado di fare una conversazione con senso: parlare inglese in USA è molto diverso, qui ci sono così tanti slang che tutt’ora fatico a capire e ogni tanto devo farmi spiegare cosa significa questo o quello.
La più grande differenza che ho riscontrato tra Italia e USA è sicuramente a livello culturale: noi siamo mammoni, lamentosi e aspettiamo un po’ troppo che il miracolo ci salvi, mentre gli americani sono dei gran lavoratori, non ho mai visto uno sciopero da quando vivo qui.
Devo ammettere, però, che noi siamo caldi e passionali mentre gli americani non lo sono affatto, quindi a livello sentimentale o nelle amicizie non è facilissimo relazionarsi con loro. Anche per questo le mie più care amiche qui sono italiane, alla fine non c’è nulla da fare, tra di noi ci si capisce al volo. Invece il mio fidanzato è messicano (anche se vivendo a SF da 13 anni ha perso parte della sua cultura): i popoli latini sono stati una bella scoperta, qui la comunità latina è enorme e credo che la loro cultura sia davvero molto simile alla nostra.

·Hai visitato altri posti negli USA?
Non ho mai avuto tempo né modo di fare la turista in giro, la mia scuola e la fotografia mi impegnano talmente tanto che il tempo è sempre pochissimo, ma ho girato la California e posso dirti che SF è un’oasi in un mare in cui non vivrei mai. LA è agghiacciante, e la cultura americana si lega poco col mio modo di fare e vivere.
San Francisco è un’oasi perché è così multietnica che hai sempre modo di confrontarti con altre culture, mentalità estremamente aperta, se esci in pigiama nessuno si sconvolge, i miei tatuaggi o i miei capelli rosa non sono un impedimento nel trovare lavoro, e nessuno mi guarda come se fossi un’aliena.
Sono stata a San Diego che è davvero molto carina e dove il clima è meraviglioso; ho  visto Orange County (uno dei miei sogni da adolescente, a causa della serie TV THE O.C., era andare a vedere quella parte della California) ed è stata una gran delusione: una zona per ricconi dove la gente normale si sente quasi fuori luogo, paesaggisticamente bellissima, ma non credo riuscirei mai a viverci.
Poi, come tutti coloro che vengono negli USA, sono stata a Las Vegas per un week end folle. Ovviamente mi sono divertita moltissimo ma, ripeto, va bene per due giorni, non di più.

In love with you...·Com’è la tua giornata tipo tra scuola e lavoro?
Ora, come ti dicevo, sono in vacanza dalla scuola, almeno posso dormire un pochino di più, altrimenti mi alzo davvero presto (6.00 am), ho lezione dalle 8.00 am fino alle 3.00 pm (ma dal prossimo semestre avrò anche lezioni serali), torno a casa se posso, mi cambio e lavoro nel ristorante fino a sera. Quando non sono al ristorante sono in studio a scattare o a casa davanti a Photoshop. Purtroppo la vita sociale è davvero poca, ma cerco nel week end di uscire con gli amici.

·Hai avuto difficoltà ad ottenere il visto e a trovare casa?
Non ho avuto grandi difficoltà con il visto: ho preso un visto F1 studenti, che mi permette di restare negli USA legalmente per cinque anni ed è rinnovabile per altri cinque, con cui ho la possibilità di lavorare per la mia scuola e fare internship di ogni genere. Ovviamente requisito fondamentale è dimostrare di essere realmente studenti, frequentare i corsi e restare in regola con gli esami.
Attualmente vivo con una roommate in una casa adorabile, in victorian style tipico di SF: purtroppo gli affitti sono davvero una piaga, SF è costosissima, pari solo a New York. Ci vuole pazienza e un po’ di fortuna nel trovare il giusto compromesso tra quanto possiamo spendere, il quartiere e l’appartamento in cui vorremo vivere.

·C’è un episodio particolare o divertente avvenuto a SF?
Ogni giorno avvengono cose assurde in questa città, già prendere il bus è un’avventura, ci si imbatte sempre in qualche homeless (senzatetto) chiacchierone che parla con amici immaginari. Inoltre, ogni week end c’è qualche diversa manifestazione, per esempio il prossimo ci sarà la Gay Parade, uno degli eventi più divertenti e attesi dell’anno, oppure alla fine di maggio la Bay to Breakers, una maratona in costume con migliaia di partecipanti da ogni parte dello stato. Poi ci sono le varie fiere di quartiere, sempre piene di gente, musica e buon cibo.

200 Powell

·Come vedi il tuo futuro? Pensi di rimanere negli USA, trasferirti altrove o magari tornare in Italia?
Non penso molto al mio futuro, adesso ho tanti progetti e sto lavorando per realizzarli, ma non faccio sogni impossibili, sono piuttosto razionale sotto questo punto di vista: se avrò modo di restare ne sarò felice, altrimenti tornerò in Europa, Inghilterra forse, ma non credo di tornare in Italia.

·In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti ai giovani italiani che sognano di vivere all’estero?
PARTITE!!! Senza nemmeno pensarci più di tanto, scappate, anche se per poco tempo: vivere a contatto di una nuova cultura fa solo che bene, sempre!
Gli USA sono ancora abbastanza meritocratici, quindi se si hanno le qualità si trovano le possibilità di lavorare. Qui non c’è molto spazio per chi non ha voglia di darsi da fare perché c’è sempre qualcuno pronto a soffiarti il posto, c’è tanta competizione ma è proprio questo che sprona a migliorare.

·Cosa suggeriresti a chi volesse fare un viaggio negli Stati Uniti? Qual è il periodo migliore e il luogo che merita assolutamente di essere visitato?
Beh, San Francisco deve essere visitata, ci sarà un motivo se qualcuno le ha dedicato la canzone “I left my heart in San Francisco“.
Sicuramente dovete visitare NY e tutto il lato selvaggio degli USA con i parchi meravigliosi, tipo Yosemite, il Grand Canyon, e i parchi naturali nello Utah.
Se si vuole venire a SF, io consiglio settembre/ottobre quando fa più caldo grazie all’Indian Summer, ma mai in luglio e agosto perché c’è sempre freddo, nebbia e vento.

You & meGrazie a Eleonora per la sua disponibilità e per il grande entusiasmo dimostrato per questo mio piccolo progetto.
Questo è il suo blog in inglese: American Life Vol. 2. Dovete cliccare sulle icone in alto per accedere alle varie sezioni. Davvero geniale e divertente! ^-^
Mentre le sue foto le trovate qui: http://www.flickr.com/photos/elepetitepeste/

13 Comments
  • marco

    Ciao Eleonora ho letto la tua intervista e devo dire che mi ha colpito molto. Io sarei intenzionato a partire, dato che in estate mi laureo, e volevo avere da tre maggiori informazioni. Anche io adoro la fotografia e quello che più mi ha colpito è come ti sei data alla fotografia: dopo una cocente delusione in amore. Ecco vedi a me è successa la stessa cosa e ora non posso più rinunciare a fare foto :)… Sarebbe possibile parlare con te? Devo chiederti molte cose dato che anche io vorrò fare questo passo. Attendo una tua risposta. Lasciami una mail alla quale posso contattarti. Grazie mille.
    Marco

  • Eleonora, ti ammiro e ti invidio anche un po’ :))) Sono una signora in pensione ma ho vissuto a New York per dieci anni nella mia’ eta’ “verde” e mi porto dentro tuttora il carico emotivo di quella esperienza e delle esperienze ,purtroppo negative, in Italia(nonostante abbia lavorato in una bella azienda italio americana, mi sia sposata e le mie figlie siano ragazze anche loro gia’ “diverse ” , come lo ero io…
    Sei forte intraprendente e piena di emozione, che trasmetti!!!!
    Un forte abbraccio
    Maddy

    • Ele

      Grazie Maddy! è bello leggere parole come le tue, e trovare gente che può capire le mie sensazioni 🙂
      un abbraccio

  • carol

    ciao Eleonora. vorrei farti alcune domande sulla tua esperienza e chiederti consigli anche perchè il 12 di luglio mi imbarco su un aereo pronta a fare un esperienza identica alla tua. diciamo che ti sto prendendo come punto di riferimento, dal punto di vista della volontà ovviamente.
    ho 18 anni e a giugno farò la maturità. é possibile se ti lascio la mia mail contattarti privatamente? grazie mille in ogni caso e tantissimi auguri. Carol Lerede

    • Ele

      Volentieri, contattami sulla mia pagina FB, mi trovi sotto Eleonora Palmieri Photography 🙂

  • federico

    una sola cosa mi sfugge di questa bella intervista, la scuola è costosissima, la casa è costosissima, la vita è costosissima, come fai a vivere con uno stipendio da cameriera?

    • perchè negli USA i camerieri vengono pagati con tips (mance) e non voglio entrare nel particolare, ma guadagno più di mia zia che in Italia è primario del reparto di ematologia al Sant’ Eugenio di Roma…. ah lavoro 5 gg a settimana di cui 2 doppi turni… ora capisci come faccio?

  • Giuseppe

    Ciao!
    Complimenti per l’intervista, molto interessante!
    Anche io sono uno studente “espatriato” (siciliano ma trasferitosi da più di un mese in Svezia, Uppsala, per un master di ricerca di 2 anni) e capisco pienamente cosa si intenda quando si dice “PARTITE!!! Senza nemmeno pensarci più di tanto, scappate, anche se per poco tempo: vivere a contatto di una nuova cultura fa solo che bene, sempre!”
    Posso chiedere all’intervistata cosa intenda dire quando dice che L.A. è “agghiacciante”?
    Ho sempre avuto un mito per quella citta…
    Ciao ed in bocca al lupo a tutte e due!
    Giuseppe

    • LA è stata la più grande delusione della mia esperienza Californiana…. anche io la vedevo con un mito, poi ci sono stata, 2 volte… enorme, dispersiva, fredda, se non hai una macchina sei finito, la gente è superficiale e pensa solo a sembrare ricca e adeguata alla loro Hollywood… per non parlare del fatto che non c’è molto da vedere.. mi ricordo di aver visto un film dove si diceva che ad LA puoi morire nella metro e il tuo corpo farà il giro della città almeno 2 volte prima che qualcuno ti guardi e se ne accorga…
      triste ma vero.

  • Peter

    Complimenti ad entrambe, bellissima intervista ed esperienza da sogno…

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  • che emozione leggermi on line sul tuo diario!!!!! grazie mille per questa bella intervista!!!
    :*

    • Grazie a te per essere stata così veloce a rispondere! 😀