Titolo giapponese: パラダイスキス
Autrice: Ai Yazawa
Genere: Shoujo manga
Anno pubblicazione in Giappone: 2000
Anno pubblicazione in Italia: 2002

La vita di Yukari Hayasaka (“Caroline“), una ragazza che vive solo per lo studio (soprattutto a causa di una madre ossessiva), viene letteralmente sconvolta dall’incontro con Arashi Nagase (il figlio di Risa, per chi avesse letto Gokinjo Monogatari), che la presenta al proprio gruppo di amici, formato da alcuni dei migliori studenti dell’Istituto D’Arte Yazawa: Joji, Miwako e Isabella.
I ragazzi, che usano riunirsi in un locale chiamato Paradise Kiss (da qui il titolo del manga), sono alla ricerca di una modella per la sfilata annuale che si tiene alla loro scuola e Yukari, a loro avviso, è la persona giusta.

Ai Yazawa ha creato un piccolo capolavoro, un’opera che si racconta leggera e veloce come un battito d’ali in soli 5 volumi; ma quello di Paradise Kiss non è un mondo a sé, è uno scorcio di vita normale, di esperienze e pensieri: quella della protagonista Yukari è la nostra vita, la vita di una liceale come tante, a renderla speciale c’è il travolgente incontro con un altro mondo, quello della moda.
E’ il mondo un po’ diverso e un po’ pazzo che avevamo già conosciuto in Gokinjo Monogatari, il mondo di una scuola assolutamente non convenzionale come l’Istituto Yaza opposto alla durezza del liceo di noi comuni mortali: è l’incontro-scontro di due universi contrapposti, simbolo di differenti concezioni e stagioni della vita, che si fondono in difficile equilibrio nella figura di Yukari.


Divertente, veloce, nostalgico, Paradise Kiss è anche un manga che fa riflettere, che mette in scena la vita così com’è, aggiungendole il tocco del mondo quasi inaccessibile delle sfilate, delle modelle, dei vestiti e dei profumi: incontreremo vecchie conoscenze, personaggi originalissimi e qualche citazione, ma soprattutto ci sentiremo dentro Yukari e dentro Hiroyuki, ci faremo commuovere da Miwako, rideremo con Arashi e forse finiremo per subire anche noi l’ambiguo fascino di Joji.
Inoltre, nel manga emerge la posizione dell’autrice nei confronti del sistema scolastico giapponese (soffocante, pieno di obblighi e contrario alla realizzazione individuale): Yukari, infatti, è all’inizio una delle tante studentesse giapponesi che si impegnano fino in fondo nello studio, soltanto perchè è questo cio’ che ci si aspetta da loro.

“La prima volta che ho sostenuto un esame d’ammissione, avevo 5 anni. Quell’esame mi avrebbe permesso di accedere alla scuola elementare collegata a una celebre università. Purtroppo fui bocciata… ma ricordo che la mia tristezza era dovuta soprattutto al fatto… che mi rendevo conto di aver molto deluso la mamma.”

Ad aprirle gli occhi è proprio l’incontro con i ragazzi dello Yaza, tutti motivati da un obbiettivo che hanno scelto di loro volontà. La passione di Ai Yazawa per la moda e gli accessori più cool (come avevamo già visto in Gokinjo) trovano qui la massima espressione. I disegni hanno fatto un grande passo in avanti dai tempi di Gokinjo Monogatari: la maggior parte delle tavole sono talmente belle che si possono ammirare anche indipendentemente dalla storia; il formato più grande è ideale per le tavole di Ai Yazawa, spesso fitte di dialoghi oppure impreziosite da immagini ad effetto.


Quello di Paradise Kiss non è un mondo di eroi o di sogni: anche nell’anticonformistico ed estroso aspetto della vita allo Yaza si cela un mondo vero, dove l’ambiguo, indipendente e geniale Joji non poteva giurare eterno amore a Yukari che, d’altra parte, non poteva continuare l’eccezionale ma folle vita con lui nè diventare una brillante studentessa universitaria e modella allo stesso tempo.
Il finale è originale, realistico, completo, non lascia spazio a inutili dilungamenti della storia, commuove e fa venir voglia di piangere ma è un “finale vero”.

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