Ottobre è il mese delle zucche. Le trovi ovunque e di ogni dimensione, dal cibo alle bevande (vedi il mitico Pumpkin Spice Latte, che si trova davvero in ogni caffetteria, non solo da Starbucks), disegnate su festoni e adesivi, sparpagliate sui davanzali e i portici delle case (io ho comprato quelle mini per decorare casa e ufficio). E quando alla fine del mese arriva Halloween, ci si diverte con il pumpkin carving (io non ho ancora provato, in quanto non è facile e di solito sporca molto! La zucca nell’ultima foto del post è opera di Ale!).

Ottobre è anche il mese per vedere il foliage autunnale al massimo dello splendore, quando le foglie d’acero diventano di un rosso abbagliante (o di un giallo denso, dipende dalle varietà), quando l’aria è cosí fresca che sembra dare le scosse (o come la chiamano qui, crisp air, frizzante).

Ottobre è il mese del Thanksgiving canadese, giorno di festa in quasi tutto il Canada, tenuto il secondo lunedí di ottobre. Tradizionalmente si “rendeva grazie” a Dio (o chi per lui) per il buon raccolto e altre fortune nell’anno passato. Oggi il Thanksgiving viene usato per riunire la famiglia, e trovo che sia bello avere una festa del grazie. In questa occasione, ringrazio tutti quelli che ho avuto la fortuna di incontrare qui in Canada, cosí come ringrazio noi stessi per tutto quello che di buono “ci è successo” finora.
Quest’anno poi, per la prima volta, abbiamo ospitato il pranzo del Ringraziamento a casa nostra con alcuni amici, con un menu tutto a base di zucca (guarda un po’!).

 

Uno dei propositi dello scorso mese era di leggere (o almeno provarci) un libro al mese.
Ebbene, partendo da ottobre, cercherò di presentare brevemente le letture del mese in questa serie di post dei “10 scatti“. L’idea sarebbe di fare poi video-recensioni un po più accurate. Si vedrà…

Le letture di ottobre includono Franny and Zooey di J.D. Salinger e l’indie magazine Hayo.

Rivista di viaggi e cultura, Hayo è il brainchild di Joanna Riquett, una donna di origini sudamericane (che sa anche l’italiano!) residente qui a Vancouver, che ho conosciuto la scorsa primavera grazie ad amicizie comuni (entrando nel mondo digital/startup di Vancouver si scoprono conoscenze comuni molto facilmente).
Dall’impaginazione ai contenuti, tutto è curato nei minimi dettagli, mostrando la profondità della passione che anima Joanna.

Riguardo il romanzo di Salinger ho opinioni davvero contrastanti. Letto con un po’ di fatica (l’inglese di Salinger non è scorrevole, almeno per me), probabilmente mi sarebbe piaciuto di più se letto in italiano (sì, continuo a preferire la lettura in italiano…).
Secondo me, Salinger, per contenuti e stile, o lo si ama o lo si odia. Io ho adorato Il giovane Holden: letto alle superiori, resta uno dei miei romanzi preferiti. Sebbene Holden Caulfield sia un teenager della ricca borghesia di New York (così come Franny e Zooey) e quindi molto lontano dalla mia quotidianità, mi sono ritrovata totalmente in accordo con i suoi pensieri e i suoi vagabondaggi cittadini. In più, l’immagine di lui come Catcher in the Rye mi ha colpita così in profondità tanto da commuovermi e da rimanermi impressa (capita a volte che mi ritrovi a pensarci).
Franny e Zooey, invece, sebbene tremendamente simili a Holden, mi sono risultati antipatici il più delle volte: pretenziosi ed arroganti (soprattutto Zooey nei confronti della madre), sono due ex bambini prodigio cresciuti nella ricca New York per ritrovarsi alle soglie dell’età adulta in piena crisi di identità.
Essendo, però, uno dei classici della letteratura americana, ho voluto insistere e ho letto il romanzo soffermandomi quasi su ogni pagina, analizzandolo e studiandolo, tanto che potrei recitarne alcuni dialoghi: un altro problema del libro, a mio parere, è che non succede nulla, ma proprio niente. Ci sono solo due cambi di scena, e poi i personaggi che parlano tra di loro (o pensano): ovviamente, ci sono delle perle nei discorsi di Franny e Zooey, citazioni che meritano di essere ricordate, e su cui riflettere, ma che non salvano un intero romanzo (o i due racconti di cui è composto).

A parte quello che ne penso io (di cui vi chiedo pareri discordanti, anche perché vorrei mi fosse piaciuto), vi consiglio di vedere questo video in cui la professoressa Hungerford tiene una lezione a Yale su questo romanzo.

Just because I’m choosy about what I want – in this case, enlightenment, or peace, instead of money or prestige or fame or any of those things – doesn’t mean I’m not as egotistical and self-seeking as everybody else.
― J.D. Salinger, Franny and Zooey

 

A proposito di libri, una domenica di ottobre ho partecipato per la prima volta ad un evento del Vancouver Writer Festa Granville Island: alcune autrici canadesi (e una australiana) hanno letto brani dei loro libri e raccontato di come hanno trovato l’ispirazione e di come si sono dedicate alla scrittura.

È stata una esperienza emozionante di condivisione e scoperta di esperienze creative, e l’inglese perfetto e pulito con cui hanno letto era da brividi. Purtroppo mi manca terribilmente non essere una native English speaker, e quindi non poter godere appieno della lettura in inglese (non ancora, almeno), e non essere capace di parlare (o leggere ad alta voce) in inglese in quel modo meraviglioso.

Infine, il mese si è concluso con una festa di Halloween in una notte cupa e tempestosa (e io che cercavo di camminare sui tacchi senza scivolare), e con la Startup Open House, un evento che si teneva anche a Toronto e Montreal, e a cui ha partecipato anche la startup dove lavoro!
L’evento è stato un grande successo senza che lo avessimo troppo pubblicizzato (anche grazie al fatto che Gastown è il quartiere delle startup, e molte persone stavano facendo un tour di tutti gli uffici), tanto che ci siamo ritrovati, per più di tre ore, l’ufficio pieno di persone. Ho accolto e parlato con tutti quelli che entravano (e fatto amicizia con una coppia neozelandese!), spiegato il mio lavoro e descritto la startup, e, a volte, parlando con qualcuno mi ritrovavo interi gruppi di persone ferme ad ascoltarmi.
Una di quelle esperienze che servono per rinvigorire: ho saputo tenere il discorso, rispondere a domande di tutti i generi e ascoltare persone con ogni tipo di accento, in inglese, senza sosta (e senza starci troppo a pensare). È un traguardo raggiunto e superato il sentirmi sicura di me in un ambiente anglofono, e non solo dove si parla italiano (anzi, prima mi capitava di sentirmi insicura anche nella mia lingua).

L’ispirazione del mese è Joan Didion, scrittrice americana “scovata” cercando nuovi autori da leggere (sempre per la storia di un libro al mese). Ne parlerò in modo più approfondito dopo averla letta, ma le citazioni dai suoi scritti mi hanno molto colpita e ho deciso di iniziare la mia conoscenza di questa autrice leggendo (prossimamente) Slouching Towards Bethlehem, libro del 1968 che colleziona saggi scritti dalla Didion sulle sue esperienze in California negli anni 60.

I’m not telling you to make the world better, because I don’t think that progress is necessarily part of the package.
I’m just telling you to live in it. Not just to endure it, not just to suffer it, not just to pass through it, but to live in it. To look at it. To try to get the picture. To live recklessly. To take chances. To make your own work and take pride in it. To seize the moment.

Joan Didion

Non ti sto dicendo di rendere il mondo migliore, perché non credo che il progresso sia necessariamente parte del pacchetto. Ti sto solo dicendo di viverlo. Non solo sopportandolo, non solo soffrendolo, non solo passandoci attraverso, ma di viverlo. Di guardarlo. Di cercare di afferrarne l’immagine. Di vivere incautamente. Di correre rischi. Di fare il tuo lavoro e di esserne orgoglioso. Di cogliere l’attimo.
Joan Didion

1 Comment
  • “Peter nostalgico con zucca” è imbattibile. 😀
    Mi fa piacere avere condiviso con te due eventi del tuo ottobre. Si stava meglio allora, c’era meno freddo! 😛