Memorie di una Geisha

Titolo originale: Memoirs of a Geisha
Regista: Rob Marshall
Genere: storico drammatico
Anno: 2005
Produzione: U.S.A.

1929, Giappone. La piccola Chiyo e la sorella Satsu vengono vendute dai  genitori poveri al signor Tanaka, che cede Satsu a un bordello e Chiyo alla Nitta Okiya, una casa per geishe di Kyoto, dove incontra la geisha, bella e crudele, Hatsumomo. A causa dei suoi occhi di un azzurro-grigio molto raro, Chiyo ha un grande potenziale come geisha, ma Hatsumomo non può tollerare rivali e non perde occasione per maltrattarla: la bambina tenta allora di fuggire per incontrare la sorella ma cade rovinosamente da un tetto.
La “Madre” (padrona dell’okiya) la punisce severamente, degradandola dalla condizione di maiko (aspirante geisha) a quella di serva. La sua vita cambierà quando, ormai adolescente, Mameha, la geisha più famosa di Gion, si offrirà di educarla come sua maiko: attraverso un duro addestramento, Chiyo diverrà Sayuri, la geisha più famosa di Kyoto.Insieme alla piccola Chiyo, osserviamo affascinati le tradizioni e i misteri di queste donne tanto splendide quanto abili nel canto, nella danza, nei rituali del tè ma anche nella cultura, in grado di intrattenere personalità della società più esclusiva, e ci avventuriamo nell’hanamachi (il quartiere delle geisha) degli anni ’30 quando l’esotico “mondo fluttuante”, straziato dalla guerra, cominciava a perdere le sue antiche tradizioni e ad aprirsi al mondo occidentale.

«Ricorda Chiyo, noi geishe non siamo cortigiane e non siamo mogli. Vendiamo la nostra abilità, non il nostro corpo. Creiamo un altro mondo, segreto, un luogo solo di bellezza.
La parola geisha significa artista ed essere geisha vuol dire essere valutata come un’opera d’arte in movimento.»

La ricostruzione degli ambienti e delle atmosfere raccontate nel libro, lo sguardo occidentale ma curioso con cui Golden osservava questi luoghi e tempi lontani è magistralmente reso nelle impressionanti scenografie e nei ricchissimi costumi: il film, diretto da Rob Marshall, è, infatti, l’adattamento del contestato romanzo “Memoirs of a Geisha” di Arthur Golden. Quest’ultimo fu denunciato dalla geisha Mineko Iwasaki, con la quale lavorava, per diffamazione e violazione di contratto, poiché il romanzo ritrae le geisha come prostitute d’élite e ha quindi causato grande disonore a lei e al mondo delle geisha. Inoltre, alcune persone sono rimaste molto infastidite dal fatto che le principali figure femminili del film non siano state interpretate da attrici di nazionalità giapponese.
Memorie di una Geisha non è un tradizionale film giapponese lento, cupo e dal finale tragico: ha un buon ritmo serrato della regia e si conclude con un lieto fine (o quasi), il tutto corredato da costumi, musiche, scenografia, fotografia e montaggio di alto livello. Quando Chiyo si trasforma nella splendida Sayuri (molto ben interpretata da un’intensa e credibile Zhang Ziyi), la narrazione muta, mostrando le tradizioni da un punto di vista più interno e personale: il passaggio da serva a maiko permette di accedere ai segreti più reconditi di queste creature, dall’addestramento alle arti, insegnate dall’esperta Mameha, al sacrificio dei propri sogni e desideri.
Quello che manca al film, però, sono le grandi emozioni, quel coinvolgimento emotivo che avrebbe permesso di giustificare la banalizzazione del soggetto in una delle tante storie d’amore impossibili e che avrebbe potuto rendere la pellicola qualcosa di più che una splendido affresco da ammirare in maniera distaccata. Ma non è semplice per un occidentale comprendere una figura ambigua come quella della geisha, troppo spesso confusa come semplice prostituta. Il film si limita a dipingere l’esteriorità di questo mondo affascinante: quello in mostra non è il Giappone vero (secondo i giapponesi stessi inconoscibile) ma è la sua rappresentazione attraverso gli occhi di sofisticati occidentali.
A mio parere, il film è una vera delizia per gli occhi e merita assolutamente la visione, a patto che si sospenda “il giudizio critico” su una storia che, a volte, banalizza un po’ troppo gli stereotipi amorosi ed esotici.

«Lei si dipinge il viso per nascondere il viso, i suoi occhi sono acqua profonda. Non è per una geisha desiderare, non è per una geisha provare sentimenti. La geisha è un’artista del mondo che fluttua. Danza, canta, vi intrattiene, tutto quello che volete.
Il resto è ombra, il resto è segreto…»

1 Comment
  • Yara

    Questo film deve essere fantastico… l’ho già messo nella lista dei film da vedere! ^^
    Trovo che il mondo delle geisha sia uno degli aspetti più affascinanti del Giappone… ed è un vero peccato che stia mano mano scomparendo!