Majokko (魔女っ子) in giapponese significa streghetta o piccola maga: le majokko sono ragazzine in possesso di poteri magici che hanno creato un filone molto prolifico e longevo nei manga e negli anime.
Le majokko possono essere suddivise in tre sottogeneri, maghette, streghette e combattenti, e seguono alcune “regole generali”: ogni maghetta è quasi sempre accompagnata nelle sue avventure da un animaletto-mascotte, deve avere intorno ai 10/12 anni e venire da un mondo incantato, oppure essere una bambina normale che ha avuto la fortuna di incontrare un folletto o un ‘entità del mondo della magia che le ha donato i poteri. Inoltre, la bambina deve possedere un oggetto magico come fonte dei suoi poteri che le permetta di trasformarsi.
E’ utile conoscere tali regole perchè così si noteranno meglio le eccezioni riscontrabili in certi anime e si capirà meglio il passaggio da maghetta a maghetta-combattente degli anni ’90 (seppur con qualche anticipazione degli anni ’70).

Gli anni ’70
La prima majokko è “Sally la maga” (魔法使いサリー Mahōtsukai Sarī), prodotta dalla Toei Animation nel lontano 1966: Sally giunge sulla terra dal mondo della magia per studiare il comportamento degli esseri umani e si ambienta sul nostro pianeta con il fratellino; i genitori sono contrari ma, tra una vicenda e l’altra, si arriva alla fine quando la ragazza per salvare la sua scuola da un incendio mostra i suoi poteri davanti a tutti.
Un’altra famosa (e vecchia) maghetta è Akko, conosciuta in Italia come “Stylli e lo specchio magico”; la prima versione del 1969 è stata trasmessa nel Lazio dalla rete locale Super3 mente una versione più moderna è stata trasmessa abbastanza recentemente da Italia 1; Himitsu no Akkochan (ひみつのアッコちゃん), letteralmente “il segreto della piccola Akko”, anticipa una caratteristica importante del decennio successivo, la ragazzina normale che trova un oggetto magico e lo usa per trasformarsi in qualcosa di diverso: infatti la piccola protagonista può trasformarsi in qualunque cosa desidera o anche teletrasportarsi grazie al suo specchietto magico.
Anche il grande Osamu Tezuka ha prodotto una maghetta tutta sua, ovvero Lili e i suoi magici bon bon, titolo impietoso di “La meravigliosa Melmo(ふしぎなメルモ Fushigi na Merumo), uscita nel 1971: la bambina poteva trasformarsi grazie ai suoi bon bon in una ragazza molto più grande e più bella per aiutare il fratelino dopo la morte della loro mamma. Nello stesso anno viene prodotto l’umorisitico Hela Supergirl (さるとびエッちゃん Sarutobi Ecchan), dove una ragazzina dotata di poteri magici vive una vita in mezzo agli amici e a mille guai: il manga segna, per la prima volta, l’inserimento al fianco della protagonista di un cagnolino.
Dopo Hela seguirono la maga Chappi, Lalabel e molte molte altre, ma le più famose a chiudere questa prima fase sono Cutie Honey, Cybernella, Bia e Lulù; prodotta nel 1973 e creata da Go Nagai, Cutie Honey (キューティーハニー) presenta una diversità rispetto alle altre maghette: è infatti una ragazza che si rivela un’androide dai poteri straordinari e combatte per la salvezza della Terra, in un cocktail che anticipa le combattenti degli anni ’90 e che dà vita alle prime polemiche per il suo soffuso erotismo.
Sfruttando sempre il tema dell’androide, ma più casalinga, viene prodotta nello stesso anno Cybernella (ミラクル少女リミットちゃん Miracle Shōjo Limitchan), matrimonio tra magia e fantascienza: è infatti la storia della figlia di uno scienziato, morta e risuscitata in cyborg (un tema dunque simile al mitico Kyashan).
Nel 1974 debutta uno dei maggiori successi del genere: Majokko Megu chan (魔女っ子メグちゃん), famoso in Italia come Bia, la sfida della magia.
Trasmesso da Rai2 nel 1981, è la storia di una giovane strega che viene in visita sulla Terra per un periodo di apprendistato e affronta la normale quotidianeità di tutte le sue coetanee: scuola, sport, amici, amiche, fratellini e primi batticuori; deve superare prove e ostacoli per poter  diventare la regina del suo mondo, primo fra i quali superare l’amica rivale Noa.
Lulù l’angelo dei fiori (花の子ルンルン Hana no ko Lun Lun)
viene prodotto nel 1979: il plot si basa sulle fiabe più classiche, con una principessa che inizia la ricerca di un fiore misterioso, con tanto di amici animali, principe azzurro, strega bella e cattiva che si oppone, varie peripezie e lieto fine.

Gli anni ’80
Durante questo decennio il genere Majokko va specializzandosi in maghette perchè scende in campo lo Studio Pierrot, il vero papà delle maghette: la sua prima creazione Il magico mondo di Gigì (魔法のプリンセス ミンキー モモ Mahō no Purinsesu Minkī Momo), prodotto tra il 1982 e il 1983, anticipando il successo di Creamy.
Gigì è una vivace e coraggiosa principessa con buffi capelli rosa acceso, scesa sulla terra dal regno Fantasia per dare la felicità, con un pizzico di magia, agli esseri umani; vedremo Gigì trasformarsi in una ragazza dal talento prodigioso, in grado di svolgere mille e più mestieri (diversi secondo le circostanze) e intenta a soccorrere il prossimo, incoraggiandolo a credere nel grande sogno della sua vita: da notare la carica di buonismo che trasuda da quest’anime.
Con l’avanzare degli anni ’80 arrivano le idol, vero fenomeno di costume in Giappone: ragazze giovanissime che cantano, ballano, recitano e diventano famosissime per pochi mesi; tutte le adolescenti nipponiche desiderano essere una idol e il mondo delle Majokko recepisce il messaggio.
L’incantevole Creamy (魔法の天使クリィミーマミ Mahō no Tenshi Kurīmī Mami), prodotta nel 1983 dallo Studio Pierrot, diviene presto un cult nel mondo dell’animazione nipponica e non solo: Yuu Morisawa è una bambina che un giorno scorge nel cielo una sorta di navicella, decide di gettarsi all’inseguimento sui suoi pattini a rotelle e alla fine la raggiunge insieme all’amico Toshio; nonostante ciò, solo a Yuu è dato di vedere la cristallina arca volante (Stella Piumata) a bordo della quale viene poi accolta dal folletto Pino-Pino, il quale le dona un medaglione magico e le affida due gattini, Posi e Nega, in grado di parlare solo con lei.
Dal medaglione la bambina può estrarre una bacchetta magica capace, una volta pronunciata la formula magica, di trasformarla in una dolce e affascinante ragazza, Creamy: da allora, per un anno, Yuu diverrà Creamy ogni qual volta lo vorrà e Creamy diverrà una famosa e affermata idol; Yuu dovrà, però, riuscire a conciliare le sue due identità, quella reale di ragazzina spensierata, e quella di Creamy impegnatissima star dello spettacolo.
Uno dei principali punti di forza di Creamy Mami, che ha contribuito a rendere questa serie una pietra miliare nella storia dei cartoni animati giapponesi, è l’elemento musicale: da notare sono sicuramente le canzoni che Creamy canta ad ogni spettacolo (sia le versioni originali giapponesi sia le rispettive controparti italiane, realizzate sulle stesse basi musicali); al termine della serie sono stati realizzati anche tre OAV che vedono come protagoniste, assieme a Creamy, altri personaggi famosi dello Studio Pierrot, come Gigì, Magica Emi ed Evelyn.
Anche nell’anime di Creamy le “regole delle majokko” sono rispettate ma gli elementi che fanno la differenza sono due: la storia è inquadrata nel genere commedia ed è inserita nel mondo dello spettacolo
Negli anni successivi lo Studio Pierrot continua a sfornare le “sorelle minori” di Creamy, che però non ne eguagliano il successo; Evelyn e la magia di un sogno d’amore (魔法の妖精ペルシャ Mahō no yōsei Pelsha) viene prodotta nel 1984/85: la protagonista è una bambina giapponese vissuta sino all’età di undici anni in Africa; l’aereo che la stava riportando in Giappone, durante il viaggio viene risucchiato all’interno di un vortice e catapultato in un altro mondo legato al nostro grazie ai sogni degli esseri umani.
Il pianeta si presenta freddo e desolato agli occhi della bambina e una fata le spiega che solo la luce dell’amore può far rifiorire il loro mondo e, chiedendole aiuto, le dona un cerchietto magico nel quale è nascosta una bacchetta magica, grazie a cui i due mondi possono collegarsi e può catturare i sogni dei terrestri: come per Creamy, nessuno deve venire a conoscenza dei poteri della piccola, per evitare di perderli per sempre; grazie ai magici poteri può trasformarsi in una splendida ragazza e calarsi, come per Gigì, in qualsiasi ruolo professionale essa desideri per aiutare la gente in difficoltà.
Evelyn presenta alcune differenze rispetto a Creamy: cambia bacchetta magica per ben due volte (cosa che ai tempi fece felice il merchandising) e di conseguenza la formula magica, e vi è la presenza di un maggior numero di personaggi fantastici che aiutano la protagonista, oltre ai tre Kappa, troviamo anche il leoncino di Evelyn e un altro folletto che raggiungerà gli altri a metà della serie, quando dovrà consegnare alla protagonista la nuova bacchetta.
Mahō no Star Magical Emi Semishigure (魔法のスターマジカルエミ), in Italia conosciuto come Magica Magica Emi, narra le vicende di Mai Kazuki, una bambina sensibile, romantica e un pò maldestra, con una grande passione per la magia: per aiutarla nel suo sogno arriva da una dimensione fantastica un folletto che prenderà le sembianze di uno dei suoi peluche, Topo (Moko), e le donerà un bracciale magico con il quale trasformarsi in Magica Emi, una maga di 16 anni.In questo anime il protagonista maschile è molto più grande della protagonista, in modo da escludere qualsiasi coinvolgimento sentimentale se non con la versione “adulta” di Mai, inoltre questa serie è sicuramente molto introspettiva e, per certi versi, elitaria: forse per questo non ha avuto lo stesso successo di Creamy ma è comunque nei ricordi di chi ha amato quelle atmosfere melanconiche e sognanti.
Nel 1986 è il turno di Sandy dai mille colori (魔法のアイドルパステルユーミ Mahō no Idol pastel Yumi), che chiude la produzione dello Studio Pierrot di majokko degli anni ’80: la giovane Sandy lavora con la sua famiglia in un vivaio ed il suo amore per la natura viene premiato da due folletti che le donano un ciondolo ed una bacchetta magica con cui può dare vita ai suoi disegni; il titolo giapponese racchiude anche un altro significato: Yumi (nome giapponese di Sandy) è dalla parte delle piante ma anche grande appassionata dei pastelli e del disegno.
Anche questa volta lo Studio Pierrot ha adottato la formula “teneri e coscienziosi folletti e magia”, unite qui alla fantasia e alla natura da difendere; la serie ha però avuto uno scarso successo dovuto al fatto che la piccola Yumi non aveva tra i suoi poteri quello di trasformarsi in un’adolescente.
Curiosità: lo Studio Pierrot ha dato natali anche ad una magica fanciulla decisamente fuori serie, Lamù, protagonista di Urusēyatsura, grandissimo mito dell’animazione nipponica.

Gli anni ’90
Il 1986 chiude un periodo felice e di maghette se ne cominciano a produrre sempre meno, sia perchè la tecnologia avanzava e spopolavano le serie robotiche, sia perchè l’home video stava per prendere il sopravvento e ci si concentrava su un pubblico diverso: si dovrà apsettare l’inizio degli anni ’90 per vedere una maghetta tutta nuova nelle televisioni giapponesi e italiane.Nel 1992 nasce il mito di Bishoujo Senshi Sailor Moon (美少女戦士セーラームーン), traducibile come “la bellissima Sailor Moon“, che rilancia l’animazione nipponica in tutto il mondo; quest’anime presenta una nuova concezione della ragazza magica, che lotta per salvare il mondo: Sailor Moon e compagne sono state identificate come il primo action team femminile della storia dell’animazione giapponese.Nato in origine come spin-off dell’allora più popolare Code Name wa Sailor V (コードネームはセーラーブイ), presenta un gruppo di ragazze-guerriere che devono difendere la Terra da un manipolo di nemici belli e cattivissimi; due regole del genere sono state modificate in modo fondamentale: la protagonista è un’adolescente, non più una bambina, e si trasforma in guerriera; queste modifiche fanno sì che negli anni ’90 le maghette diventino delle combattenti, ed è questo il filone di maggior successo ancora oggi.
La protagonista è Usagi Tsukino, una ragazza di 14 anni, che un giorno si imbatte in una strana gattina di colore nero con un marchio a forma di luna crescente sulla fronte: la gatta, di nome Luna, si rivela una creatura extraterrestre alla ricerca della principessa Serenity del regno lunare e le dona una spilla con la quale potrà trasformarsi nella guerriera Sailor Moon e combattere le forze del male. Comincia così l’avventura di Usagi, alla quale si affiancheranno altre quattro guerriere, Sailor Mercury, Sailor Mars, Sailor Jupiter e Sailor Venus: questo non è che l’inizio di un’avventura che si protrarrà per ben 5 serie (sia del manga che dell’anime); tuttavia, la storia del manga differisce completamente dalla versione anime e soprattutto il finale risulta molto più bello e coinvolgente rispetto all’anime.
L’atmosfera generale che si respira nel manga è più adulta rispetto alla serie tv e offre numerosi spunti interessanti; la storia risulta essere un mix ben riuscito di azione, fantascienza, romanticismo ed un pizzico di ironia (presente in minima parte solo nei primi capitoli): il motivo del successo di quest’opera risiede proprio nel concentrato di emozioni che riesce a trasmettere al lettore.
I disegni sono abbastanza curati e le scene di azione, così come i fondali, sono ben realizzati; l’adattamento italiano del manga è un pò deludente se consideriamo che sono stati mantenuti gli stessi nomi presenti nella versione italiana dell’anime, cambiati poi nei nomi originali dalla terza serie in poi.
Proprio la censura è stata una delle piaghe maggiori di Sailor Moon in Italia: i tagli hanno prima riguardato tutto ciò che di giapponese ci fosse nella serie, poi si è passati alla edulcorazione del rapporto saffico tra Sailor Uranus e Sailor Neptune, infine si sono eliminate le poche scene dove si potessero vedere dei casti nudi femminili; ma il ridicolo è stato raggiunto quando si è giunti a sostenere che Sailor Moon rendeva i suoi fan maschi omosessuali, in quanto influenzati da personaggi femminili così forti e guerreschi.
Sulla scia di Sailor Moon arriva Wedding Peach, trasmesso in Italia con il titolo “I tanti segreti di un cuore innamorato”; il manga Ai Tenshi Densetsu Wedding Peach (愛天使伝説ウェディング・ピーチ) si sviluppa tra il 1994 e il 1996 e l’anime nasce subito dopo: a 3 ragazze un giorno appare la sovrana del Regno Dell’Amore chiedendo il loro aiuto per combattere il Mondo Dei Demoni, abitato da esseri malvagi che vogliono conquistare la Terra; Momoko, Hinagiku e Yuri accettano questo gravoso compito e diventano rispettivamente “Wedding Peach”, “Angel Daisy” ed “Angel Lili”, cioè gli Angeli Dell’Amore. Nel corso della storia le tre eroine verranno affiancate da Angel Lemon, dal simpatico demonietto Jamapi, un ex abitante del regno dei demoni intenzionato a riparare alle sue cattive azioni, e da un altro misterioso Angelo dell’amore, Salvia, che tende però ad agire per conto proprio. Wedding Peach è stato creato per essere un clone di Sailor Moon, il character design è praticamente identico così come la storia: dopo i commenti negativi ottenuti dalla critica la storia è divenuta più originale ed i personaggi hanno cominciato ad avere un proprio carattere.
Nel 1994 le Clamp firmano una delle loro opere di maggiore successo: Magic Knight Rayearth (魔法騎士レイアース  Mahō Kishi Reiāsu).
Il manga, composto di soli 3 volumi seguiti da altri 3 per una seconda serie, è un fantasy con diversi richiami ai giochi di ruolo e capace di regalare ai lettori scene esilaranti ma anche situazioni altamente drammatiche, per questo pur rientrando nel genere majokko presenta molteplici aspetti originali su cui fonda il suo successo; parallelamente al manga vengono realizzate due serie televisive.
Molto approfondito è l’aspetto caratteriale e psicologico di ogni personaggio, prima tra tutti la principessa Emeraude che nonostante non sia un personaggio principale è uno dei più accattivanti e meglio costruiti nella storia dei manga; anche Hikaru è un personaggio di spessore (non per niente è la protagonista), ma nessuno riesce ad incuriosire il lettore quanto Zagarth.
La storia inizia con tre ragazze, Hikaru, Umi e Fu, in visita alla Torre di Tokyo, quando all’improvviso si materializza nel cielo una sfera luminosa in cui compare una misteriosa donna che implora aiuto e per magia le tre ragazze si ritrovano a Sephirot, mondo fantastico con grandi foreste e isole volanti; il mago Clef le accoglie spiegando loro che, in qualità di leggendari cavalieri magici, sono state chiamate dalla principessa Emeraude per salvarla ed evitare che il regno cada in mano al malvagio Zagarth.
Nel 1996 le Clamp sfornano un altro manga di grande successo, Card Captor Sakura (カード キャプター さくら Kādo kyaputā Sakura): la storia ricalca più fedelmente le regole delle majokko, infatti la protagonista è una bambina, pur essendo una combattente, i poteri le vengono donati da un animaletto e lei combatte indossando dei vestiti adorabili.
La protagonista è Sakura Kinomoto, una ragazzina di dieci anni che trova un libro dal nome “The Clow” e ne rompe il sigillo; dal tomo salta fuori un buffo animaletto parlante di peluches che dice di chiamarsi Cerberus e, in qualità di guardiano delle carte di Clow, di avere un importante compito da affidare a Sakura: diverse carte magiche, create dal potente mago Clow Leed e custodite all’interno del libro, sono sparite e rischiano, grazie ai loro poteri che le rendono “vive”, di creare disordini e catastrofi in città; la missione di Sakura è di recuperarle servendosi del potere conferitole da Kero-chan (come lei chiama Cerberus) che rimarrà sempre al suo fianco.
L’anime del 1998 sembra quasi voler dare nuovamente luce al genere delle maghette che, fatto salvo il fenomeno Sailor Moon, stava accusando un certo declino a causa di monotoni cloni, senza che si presentassero nuovi temi e nuove idee: la trama di Sakura si presenta senz’altro originale vista la presenza delle carte, dotate di enormi poteri magici, che non sempre sono malvage. A rendere ogni scontro unico contribuisce poi il fattore abbigliamento: il guardaroba da combattimento di Sakura è curato dalla sua ricca amica Tomoyo che provvede ogni volta a confezionare un nuovo abito per la compagna.
Ma nel 1998 lo Studio Pierrot ci riprova ed arriva Fancy Lala (魔法のステージ・ファンシーララ Mahō no Sutēji Fancy Lala), una vera maghetta vecchio stile, quasi una sorella minore di Creamy: il character design, infatti, è affidato alla bravissima Akemi Takada.
Dall’anime di Fancy Lala è anche stato tratto un manga, di cui l’autrice è Rurika Kasuga, composto di 2 volumetti e pubblicato nel 1998 su Ribon, la famosissima rivista di shoujo della Shueisha: la protagnista della storia è Miho Shinohara (in Italia Miha Azuki), una normale bambina di 10 anni che sogna di incontrare il suo cantante preferito, Hiroya Aikawa.
Un giorno, Miha trova due folletti, Pigu e Mogu (Peo e Pea) che le offrono, in cambio della sua ospitalità, dei poteri magici con cui Miha può trasformarsi in una bellissima quindicenne: così trasformata decide di andare a fare un giro e viene notata dalla presidentessa della Lyric Production che era alla disperata ricerca di una modella; Miho diventerà un’idol e avrà l’occasione di incontrare Hiroya.
Fancy Lala, in Italia, è stato censurato e i nomi dei personaggi modificati, addirittura a causa dei tagli gli episodi furono ridotti a 27 invece che 28: l’adattamento perde molto anche per il fatto che Fancy Lala è un anime “musicale” mentre la sigla finale e molte altre canzoni all’interno degli episodi sono state modificate.
Fancy Lala è stato accusato di essere una “copia” di Creamy a causa dello staff che ha lavorato al progetto, però è senza dubbio un prodotto che merita di essere considerato molto più di una semplice “copia”, sebbene la storia non sia delle più originali: forse, con quest’anime, lo Studio Pierrot ha dato davvero fondo a tutto il filone della bambina che cresce grazie alla magia e diventa una cantante, ma la realizzazione tecnica e lo staff fanno dimenticare tutte queste pecche.

Un genere infinito…
E’ impossibile elencare tutte le maghette esistenti, per cui mi sono limitata alle più importanti; inoltre, ancora oggi sono moltissime le nuove produzioni di majokko.
Per citarne alcune: Magica DoReMi (おジャ魔女どれみ, Ojamajo Doremi), in cui delle ragazzine terrestri acquisiscono dei poteri per diventare streghe; Tokyo Mew Mew, Mermaid Melody, Kamikaze Kaitou Jeanne, Pretty Cure e altre…

5 Comments
  • Una ricostruzione “storica” comprensibile e ben fatta, ottima per chi non mastica molto del genere Majokko o tanto meno di anime e manga.
    Affettivamente parlando rimango legato a prodotti più datati rispetto a quanto cominciato ad uscire dopo gli anni ’80.

  • Complimenti per questa approfondita ricostruzione storica!
    Ho visto quasi tutti i cartoni animati da te citati, da bambino…
    Molti dei quali trasmessi per la prima volta sulle tv italiane 🙂

  • gloria morici

    ciao, i miei cartoni preferiti delle maghette sono due: magica emy e l’incantevole creamy mamy

  • Emanuele

    mamma mia che tuffo nel passato!! e mi ricordo pure le sigle!! :'( voglio tornà bambino!!

  • Yara

    Veramente fantastico questo intervento Micchan!!!! *_*
    Mi hai fatto venire alla mente tanti ricordi… penso di non aver perso nemmmeno una di queste serie… adoravo le maghette!!! ^^