Le situazioni di Lui e Lei

Titolo originale: 彼氏彼女の事情 Kareshi Kanojo No Jijō
Regista: Hideaki Anno e Kunihiko Ikuhara
Genere: commedia romantica, scolastica
Character Design: Tadashi Hiramatsu
Studio di animazione: Gainax
Anno: 1998/1999
Puntate: 26

Yukino Miyazawa, 16 anni, è da sempre una studentessa modello: bella, brava, simpatica, disponibile e sempre cordiale con tutti (in giapponese direbbero solo “saishokukenbi“); sembra una ragazza colta e raffinata, ma in realtà è vanitosa, egocentrica, ipocrita, infantile, lunatica e un pò violenta.
Recita alla perfezione la parte della brava studentessa perchè ossessionata dal ricevere lodi, ma l’iscrizione alle superiori le mette di fronte un ragazzo che rischia di offuscare la sua egemonia: Souichiro Arima, altrettanto bello e bravo nello studio e nello sport, che riesce a metterla in ombra, causandole una vera isteria; Yukino decide, allora, di battere Arima ed umiliarlo ma, raggiunto lo scopo, viene sconvolta dalla naturalezza e dalla sincerità con cui il ragazzo si complimenta con lei per i risultati ottenuti.
In seguito, Arima scoprirà il vero carattere della ragazza e, dopo alterne vicende, i due diventeranno amici ed anche il ragazzo si rivelerà diverso da come appare; il loro rapporto, nato nella cordiale falsità, diventa così improntato sulla consapevolezza di essere incredibilmente simili: entrambi decideranno dunque di togliersi le loro “maschere”, e poco dopo, diventeranno “il suo LUI e la sua LEI” (da cui il titolo).
Tuttavia la storia non ruota solo intorno a loro due poichè i comprimari, in certi episodi, sono addirittura più importanti: c’è la storia di Tsubasa e quella del fratellastro Kazuma; di Tonami che vuole vendicarsi di Tsubaki; di Maho e della sua gelosia, ecc…L’anime parte alla grande, con un paio di episodi dallo stile incalzante e unico, riuscendo in breve a costruire un paio di personaggi affascinanti ed ottimamente caratterizzati; le sequenze divertenti in questa serie sono incalcolabili: ogni scena in qualunque episodio è uno sfoggio di genialità registica, di esaltazione dei lati migliori e peggiori dell’essere umano, come falsità e ipocrisia, amore e umorismo.
Testi scritti che appaiono nelle scene, pause e inquadrature alla Evangelion, il tutto legato dai pensieri di Yukino, a volte espressi graficamente con una tecnica brevettata da Anno: un susseguirsi di oggetti, suoni, disegni ed elaborazioni al computer dall’effetto ipnotico.
Le situazioni esagerate e paradossali, i monologhi della protagonista ed il suo spiccato egocentrismo creano situazioni molto divertenti e coinvolgenti: veniamo a contatto con la sua contorta psicologia e, nonostante il fatto che inizialmente si dimostri una persona finta ed ipocrita, è impossibile non rimanerne affascinati; appena lo spettatore riesce ad abituarsi a questo incalzante vortice di situazioni, l’attenzione del regista si sposta ed inizia ad analizzare le parti piu’ nascoste dell’animo di Yukino, la sua insicurezza e la sua vulnerabilità; lentamente si passa al protagonista maschile, che dimostra di essersi creato una facciata in grado di nascondere in modo efficace le sue ombre; quando le cose fra loro sembrano essersi stabilizzate e lo spettatore crede di conoscere bene entrambi, vengono introdotti alcuni elementi di disturbo, ovvero comprimari ai quali verranno dedicate una o più puntate.
E’ interessante notare l’ossessione della protagonista di essere lodata e ammirata da tutti: per un occidentale, l’attegiamento di Yukino è esagerato e, a volte, incomprensibile.
Tutto questo si spiega se ci spostiamo nel contesto culturale della società giapponese: in una nazione, in cui conta prima di tutto la media scolastica e il “sembrare” affidabili e cortesi, è data molta importanza al giudizio altrui e all’apparenza, e il carattere di Yukino è (quasi) giustificato.
Dal punto di vista tecnico, si nota subito una cura ed uno studio a tavolino delle situazioni decisamente sopra la media: la regia del sensei Anno, fuori dai canoni classici, è estremamente efficace con repentini cambi di ritmo e di stile; ottimo  anche il character design di Tadashi Hiramatsu così come le musiche affidate al geniale Shiro Sagisu (Neon Genesis Evangelion).
Tutte queste caratteristiche renderebbero KareKano (abbreviazione usata dai fan nipponici) una delle serie più belle di sempre, se non fosse che l’anime non riesce a mantenere le ottime premesse iniziali: dopo una decina di episodi, circa a metà serie, il ritmo cala in modo sensibile e gli episodi si focalizzano troppo sulla psicologia e sull’introspezione, quasi interamente occupati dai lunghi monologhi interiori di Yukino e di Souichiro, diventando a volte molto pesanti.
Il motivo sta nell’abbandono della regia da parte di Anno a causa di un litigio con un produttore: gli subentra il regista di Sailor Moon, Kunihiko Ikuhara, sicuramente bravo ma non all’altezza del predecessore.
Così la serie perde la verve originale e, appoggiandosi su luoghi comuni delle storie d’amore scolastiche, si conclude con un finale “aperto” molto deludente.

Il manga

Autore: Masami Tsuda
Genere: Shoujo manga
Anno pubblicazione in Giappone: 1995/2005
Anno pubblicazione in Italia: 2002

L’anime di KareKano è tratto dall’omonimo manga di Masami Tsuda, serializzato dal 1995 al 2005 sulla rivista LaLa della Hakusensha, poi raccolto in 21 volumetti: per la precisione, la serie tv copre solo i primi 8 volumi del manga, poichè realizzata mentre quest’ultimo era ancora in corso.
Opera veramente degna di nota, sia dal punto di vista narrativo che da quello puramente artistico: la storia è ben articolata e lo studio psicologico dei personaggi veramente notevole; Masami Tsuda riesce a rendere reali le emozioni più profonde di ognuno dei protagonisti e dei comprimari, ognuno con un modo completamente diverso di esprimersi e comunicare i propri sentimenti.
Dal punto di vista grafico, tutti i personaggi sono ben caratterizzati, ognuno con una propria fisionomia inconfondibile: il suo tratto è molto espressivo e si adatta alle situazioni descritte con estrema facilità.
Nel complesso è un manga degno di essere letto oltre che per la bellezza dei disegni, per la complessità e l’ intreccio della storia.

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