Lamù, la ragazza dello spazio

Titolo originale: うる星やつら Urusē Yatsura
Regista: Mamoru Oshii
Genere: comico, fantascientifico
Character Design: Akemi Takada
Studio di animazione: Studio Pierrot
Anno: 1981
Puntate: 195

Ataru è uno sfaticato liceale giapponese, donnaiolo e sfigatissimo: in virtù di queste caratteristiche, non poteva essere che lui a difendere il pianeta da un’invasione aliena. I bellicosi orchi della stella Uru promettono la salvezza del pianeta al ragazzo se vincerà una gara intergalattica di acchiapparella; uscito vincitore grazie ad uno stratagemma, Ataru si ritrova promesso sposo di Lamù, un’affascinante aliena con la tendenza a scaricare milioni di volt addosso alla minima infedeltà.
Attorno a loro si radunano personaggi inverosimili in un caos di situazioni assurde.

Ataru Moroboshi, il cui nome vuol dire “colpito da una stella“, ha un rapporto ambivalente con Lamù e Shinobu all’insegna del tradizionalismo radicato nella società nipponica: per quanto possa essere donnaiolo o quante aliene in bikini gli possano girare intorno, alla fine dei giochi il giapponese medio tenderà sempre verso la brava scolaretta in divisa, anche se picchia come un fabbro. Questo per capire come un uomo sano di mente possa rifiutare le avance di Lamù, esigenze narrative a parte.

Curiosità: sfigato fino al midollo, durante la gara in cui “vince” Lamù, Ataru indossa la maglia numero 4, numero sfortunato in quanto si legge SHI, morte.
Gli alieni di Uru sono oni, enormi demoni dell’iconografia giapponese: le pelli di tigre sono spesso associate a questi demoni, di cui il padre di Lamù è un perfetto prototipo.

Da notare che in originale Lamù parla in modo particolare, terminado le frasi con il suffisso -tcha, cosa che caratterizza la tenerezza del suo tono (in italiano è reso con i continui “tesoruccio” ); Ten, invece, parla nel dialetto di Ōsaka, cosa che lo dovrebbe dipingere come un chiacchierone.

Quando Ataru prende Lamù per le corna e dice “potrò sposarmi” (riferendosi a Shinobu), l’equivoco sta nel fatto che un oni preso per le corna, secondo il folklore, deve garantire all’umano un desiderio; inoltre, il fatto che il destino del mondo (e di Ataru) sia deciso ad acchiapparella non deve stupire: in Giappone il nome del gioco è Onigokko, ovvero “gioco degli oni“.


Oyuki, bellissima e glaciale principessa di Nettuno, è una parodia fantascientifica della tetra favola della principessa delle nevi; Benten è basata sulla dea shintō della fortuna e caratterizzata secondo i canoni della bad girl: in uno dei primi episodi la si vede tra gli altri Dei della fortuna in versione yakuza, mentre sfida Lamù e gli oni (portatori di disgrazie e quindi rivali). L’apparentemente dolce Ran è una parodia malvagia dei personaggi mielosi da shōjo: dietro gli occhioni, nasconde una personalità da pazza sanguinaria; il nome riflette la sua doppiezza, leggendosi sia come “orchidea” che come “guerra”.


Al liceo Tomobiki troviamo il potentissimo Shutaro Mendo, innamorato di Lamù non ricambiato e tra i più efficaci motori comici della serie; dottoressa della scuola è Sakura (fiore di ciliegio), sacerdotessa shintō, in contrasto con il personaggio del suo odiato zio Sakurambo (“ciliegia” ma anche “monaco depravato”), che invece è buddhista: essendo le principali religioni orientali, l’idea è che i due siano in competizione.

Infine abbiamo Shinobu, pensata come contraltare della esuberante e disinibita Lamù, è un’estremizzazione delle donne giapponesi: l’effetto comico si basa sul fatto che, mentre il suo nome significa “pazienza”, il personaggio tende a perderla subito e a lanciare di tutto sul cranio di Ataru.

Leggende e folklore


Lamù, più di ogni altra serie scritta dalla Takahashi, è profondamente legata al Giappone e alla sua cultura. L’adattamento italiano, per quanto decoroso, si scontra con una mole di sottigliezze tale da mettere in difficoltà i più navigati esperti di linguaggio e culture orientali: nel corso degli episodi, infatti, si fa riferimento a numerose leggende e opere letterarie giapponesi, tra cui Kintarō, che appare in più di un’occasione.
La leggenda narra che Kintarō, smarrito dalla madre nella foresta dei Monti Ashigara, viene raccolto e allevato da un donna oni; il bambino cresce forte e robusto, una sorta di piccolo Ercole giapponese, e compie imprese leggendarie, tra cui il combattimento contro un orso gigante: dopo aver sconfitto l’orso, Kintarō ne diventa amico e inizia a viaggiare sulla sua groppa, ecco perché nella serie di Lamù, egli compare sempre sull’animale.
Nella serie il bambino si presenta con un vestitino rosso su cui è raffigurato l’ideogramma giapponese “kin“, ossia oro; è uno dei fanciulli prodigio, simbolo della Festa dei Bambini (Kodomo no Hi) che si tiene il 5 maggio.
Altro personaggio che trae ispirazione dalla cultura tradizionale è Kurama, la temibile rivale in amore di Lamù e principessa dei Tengu alieni: il tengu è una figura mitologica nei cui tratti si riconosce sia lo spirito della montagna, dai poteri prodigiosi, sia la divinità dell’inganno.
Anche Momotaro è molto gettonato, con una dozzina di episodi a lui dedicati: cacciatore di oni nato da una pesca (momo), è simbolo di virtù e generalmente lo si vede accompagnato da tre animali.

Urusē Yatsura – il manga
Autrice: Rumiko Takahashi
Genere: Shounen manga
Anno pubblicazione in Giappone: 1978
Anno pubblicazione in Italia: 1991

Il manga venne pubblicato a partire dal 1978 sul settimanale antologico Shonen Sunday, diventando un grande successo di critica e di pubblico, e per il quale Rumiko Takahashi ricevette il premio “Miglior Nuovo Artista” dalla Shogakukan (la casa editrice dello Shonen Sunday).
Benché la rivista su cui venisse serializzato fosse (e sia tuttora) riservata a un pubblico prevalentemente maschile, il fumetto della Takahashi ha aumentato la sua popolarità tra le ragazze.

Curiosità sul titolo

Il titolo originale giapponese è un gioco di parole: “urusē” è una versione colloquiale di “urusai” (rumoroso/fastidioso), usata dai maschi come esclamazione per zittire qualcuno che disturba; “yatsura” è anch’essa una forma colloquiale più o meno equivalente a “quei tizi”. Ma nel titolo “urusē” è scritto con l’hiragana “uru” (うる), seguito dal kanji che si pronuncia “” (星), che può significare sia “stella” che “pianeta”, quindi “uru sē” può significare anche “Pianeta uru”.
Unendo le due cose ne deriva che “uru sē yatsura” si può leggere sia come “quei tizi rumorosi”, sia come “quei tizi del pianeta Uru”.

4 Comments
  • Fabio

    Bell’articolo, complimenti!! Sicuramente uno dei cartoni preferiti della mia gioventù.

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  • gaia bonamoneta

    a me piace molto lamu e simpatica ma vorrei chiedere una cosa ataru poi durante il manga si innamora di lamu giusto?

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