L’America non esiste

Autore: Antonio Monda
Genere: narrativa, romanzo di formazione
Anno: 2012

«Il mare era blu come non lo aveva mai visto. Ma anche grigio, quando il cielo diventava scuro. Faceva paura quando si corrucciava e aggrediva con le sue onde la nave sulla quale viaggiavano.»

Inizio anni 50. Maria e Nicola, due giovani fratelli della provincia napoletana, vengono mandati a New York, dallo zio d’America, dopo la morte improvvisa dei genitori. La nuova terra esalterà le rispettive identità, rendendo palesi i limiti e le potenzialità di ognuno di loro.
Ancora pieni degli insegnamenti dei genitori, legati alla loro cultura, all’arte di cui dover essere fieri e alla religione insegnata dai preti che ricordavano sempre gli ammonimenti del Vangelo, i due fratelli si ritrovano in una realtà diametralmente opposta a quella cui erano abituati in Italia.
L’America, che non esiste, che è solo un miraggio lontano, che è il centro del mondo, o forse il centro del nulla, li accoglierà insieme a tutti gli altri emigranti che formano la variegata popolazione di una città che non dorme mai, quasi che abbondarsi al riposo fosse una debolezza non concessa.
Nicola, distante dal padre con cui si trovava sempre più in disaccordo, che considerava troppo limitato nelle aspirazioni, sente un impeto crescergli dentro e si muove in questo paese nuovo, che non ha scelto, continuamente teso in avanti, verso una voglia di fare, di avere successo, tipicamente americana. Adotta il modo di camminare degli abitanti della metropoli, veloce, indifferente; lascia la sorella sola nella casa di Brooklyn (dove lo zio voleva lavorassero per il condominio) e va al centro della Grande Mela, perché capisce subito che per far accadere le cose devi essere dove queste accadono e non puoi abitare in periferia.
Mentre Maria vivrà una segreta storia d’amore con un ragazzo homeless, ebreo e attore, nei quartieri poveri al di là del fiume, Nicola, con crescente distacco e disprezzo, cercherà affermazione nel benessere materiale. Conoscerà personaggi importanti, attrici famose, pugili destinati a diventare campioni fino all’incontro con il mondo dell’arte, arrivo di un cammino sempre sull’orlo del precipizio, perché se ti fermi un attimo sei perduto. Il successo a lungo cercato viene paradossalmente proprio dalla mercializzazione dell’arte, dal dare un prezzo a un’opera dell’inventiva umana, destinata, in un mondo così veloce, a durare un attimo, già sostituita dalla prossima moda.
Nicola si trasforma per impersonare il modello americano, immigrato sì, ma ingegnoso, capace di migliorarsi e di eccellere. Così diverso da quella sorella, il cui solo pensiero lo innervosisce, sempre mite e silenziosa, che invece si dedica alla cura del palazzo e degli inquilini, prega la Vergine Maria, affronta la realtà con il sorriso, convinta che l’amore appaia a volte in forme strane, ma che in ogni cosa c’è del bene.
Due modi opposti di affrontare la vita, di vedere la città immensa che hanno davanti, e di scegliere dove stare, quale punto indichi il loro centro, rispetto alla moltitudine umana che costantemente attraversa la città più bella del mondo.
Antonio Monda racconta con eleganza e uno stile invidiabile, capace di saltare da un personaggio all’altro, una storia di viaggi, speranze, delusioni, vita, in un’America degli anni 50, già dominata dal denaro e dal capitalismo. Ma l’America non esiste, come scriveva Miller, è solo il nome che diamo a un’idea. Un’idea astratta di qualcosa di lontano che è sempre possibile.

«Si chiese se diventiamo quello che siamo o possiamo cambiare la nostra realtà. Se fosse in grado di amarla, la vita, o solo consumarla. Se avesse fatto molto o nulla, da quando era arrivato. E quale fosse la differenza.
Com’era bella Manhattan, con la sua potenza, la sua frenesia, il suo deserto di milioni di persone.»

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