La scuola in Giappone

La scuola in Giappone è il luogo in cui sin da piccoli si impara a stare in comunità e ad obbedire alle severe leggi della convivenza: gli studenti imparano la disciplina, l’ordine, la gerarchia delle relazioni (i compagni più grandi sono chiamati senpai, 先輩), e le regole del vivere sociale, rispettando il luogo dove passano la maggior parte del loro tempo. Non è un caso, quindi, che gran parte dei manga abbia come ambientazione la scuola.
Questa inizia ad aprile e finisce a marzo, con circa due settimane di pausa prima dell’inizio del nuovo anno: le vacanze estive durano circa sei settimane e, oltre alle feste nazionali, gli alunni hanno due settimane di vacanza a Capodanno.
A 6 anni i bambini giapponesi entrano nella prima classe della scuola elementare, che prevede sei anni di studio: l’istruzione obbligatoria comprende elementari e medie inferiori.
Il sistema scolastico giapponese si articola, dunque, in 4 fasi:

  • Scuola elementare (6 -11 anni)
  • Scuola media inferiore (12 – 14 anni)
  • Scuola media superiore (15 – 17 anni)
  • College o università (in genere quattro anni)

Le lezioni iniziano alle otto di mattina e finiscono alle tre del pomeriggio, poi si prosegue con le attività dei club scolastici, che possono essere sportivi o culturali, o con il dopo-scuola (juku) fino a sera; durante l’anno vi sono molti test, come di metà e fine trimestre, che mantengono lo studente sempre preparato sul programma.
Il Giappone ha il record al mondo di popolazione meglio istruita con il 100% delle iscrizioni alla scuola dell’obbligo e zero analfabetismo: per il liceo le iscrizioni sono superiori al 96% su scala nazionale e vicine al 100% nelle grandi città; in tutto il paese sono presenti 98 Università nazionali, di cui la più antica e la più rinomata è la TODAI (Tōkyō Daigaku), l’Università di Tōkyō.
Il 46% degli studenti che finiscono il liceo prosegue fino all’Università; il corso di laurea dura di solito quattro anni ma, una volta riuscito ad entrare, lo studente conseguirà la laurea tranquillamente: non è prevista la discussione della tesi ma solo periodiche prove scritte (in Giappone le prove orali sono poche o nulle) che consentono di seguire passo passo il programma.
La maggior parte degli istituti medi inferiori e superiori richiede ai propri studenti di indossare uniformi: per entrambi i sessi la divisa è obbligatoria, una per la stagione estiva e una per quella invernale, e gli studenti devono indossarla seguendo rigide regole di comportamento.
Gli studenti e gli insegnanti sono responsabili della pulizia della loro scuola (in Giappone non esistono i bidelli); ogni giorno, parte del tempo viene destinata a questo compito: ogni classe (nelle elementari vi possono essere fino a 40 studenti per classe) è divisa in gruppi che, a turno, puliscono la classe, i corridoi, i bagni e altre aree comuni della scuola.
Tutti gli studenti giapponesi devono studiare l’inglese dalla scuola media inferiore e la maggior parte  continua a studiarlo per almeno sei anni: peccato che quasi nessuno sappia parlarlo correttamente, poichè non è richiesta nelle scuole una preparazione a livello orale ma solo scritto.

L’inferno degli esami

Una caratteristica importante del sistema scolastico giapponese sono gli esami di ammissione, obbligatori per entrare negli istituti privati dalle elementari all’università: l’accesso alle scuole pubbliche è aperto ma il loro livello qualitativo è basso, così la maggioranza delle famiglie giapponesi cerca di mandare i propri figli alle scuole private. Dunque, per passare da un ciclo scolastico all’altro non ci sono gli esami a fine anno ma all’inizio, per entrare e non per uscire; il periodo in cui si svolgono è a marzo/aprile, ovvero all’inizio dell’anno scolastico, ed è chiamato dagli studenti giapponesi “l’inferno degli esami” (試験 地獄 shiken jigoku).
Tali esami, infatti, sono estremamente difficili e non possono essere affrontati con una preparazione generica, perciò la maggior parte degli studenti, al termine della giornata scolastica, si reca ai famosi dopo-scuola (juku), corsi integrativi a pagamento, che solitamente iniziano alle 17.00 e possono durare sino alle 23.30. Questa mole di studio, che ad occhi occidentali appare incredibilmente eccessiva, è giustificata dal fatto che il sistema lavorativo giapponese offre posti sicuri ai laureati di buone università e garantisce l’occupazione a vita, anche se oggi le cose iniziano a cambiare.
Dato che entrare nelle università “giuste” è fondamentale per il successo nella vita lavorativa è determinante imbroccare la sequenza di scuole corretta: l’asilo giusto che sia collegato alla giusta scuola elementare, a sua volta collegata alla giusta scuola media e poi alla superiore per finire con la giusta università.
E’ un percorso scandito sempre da esami fino a quello d’ingresso all’ateneo che, se non si proviene da certi istituti, è perfettamente inutile tentare; l’esame è diviso in due parti, per quanto riguarda le Università nazionali: la prima parte è un esame standard fornito dal Centro Nazionale per l’Esame di Ammissione alle Università, che tutti gli studenti sostengono lo stesso giorno; la seconda parte invece è specifica e amministrata da ciascuna università in maniera autonoma.
Se uno studente fallisce l’esame d’ammissione diviene un ronin (termine con cui si indicavano i samurai senza padrone e che oggi indica uno studente che ha fallito l’esame all’università prescelta): dovrà passare tutto l’anno successivo a studiare per prepararsi di nuovo e, a tale scopo, si iscriverà a dei corsi di recupero in scuole specializzate.
Queste scuole stanno aumentando di anno in anno in tutto il Giappone e sono frequentate, anche durante l’anno scolastico, da studenti liceali che si preparano in anticipo all’esame (alcuni impiegano anni per prepararsi).

Pregi e difetti

Rifacendosi a concetti quali le pari opportunità ed il diritto all’istruzione, dopo la Seconda Guerra Mondiale le scuole furono aperte a tutta la popolazione, offrendo a tutti la possibilità di studiare: proprio per questo, si resero necessari gli esami d’ammissione, dato che i posti nelle scuole rinomate erano comunque limitati.
Lo scopo era quello di “formare” il prototipo di persone di cui l’industria, in quel momento, aveva maggiormente bisogno: ciò fu raggiunto, ma a discapito degli studenti che, usciti dalle scuole perfettamente istruiti su concetti precisi e metodici, non sapevano pensare con la loro testa, erano meno abili a giudicare e poco innovativi e fantasiosi. Per questo motivo il Consiglio Nazionale sulla Riforma Scolastica e altri consigli richiedono spesso riforme, enfatizzando l’attenzione che si dovrebbe rivolgere alla creatività e al rispetto di ogni singolo individuo.
In Giappone, la strada più sicura per avere successo è quella della scuola e così  ogni giapponese, fin da piccolissimo, viene messo sotto pressione perchè studi; un fattore accomuna tutti i livelli di insegnamento: il nozionismo diretto a non stimolare la curiosità intellettuale, infatti l’alunno è impegnato solo ad ottenere buoni voti agli esami, senza interrogarsi sul perchè delle cose.
“A vent’anni un giapponese è disciplinato, docile e rispettoso dell’autorità “, dice lo scrittore Shuichi Kato; secondo alcuni esperti, questo sistema scolastico, che sforna a getto continuo giapponesi diligenti, sarebbe alla base della stabilità del paese: il “miracolo economico” del dopoguerra avrebbe le sue radici nel “miracolo dell’educazione”.
Secondo altri, invece, il tallone d’Achille del colosso Giappone sarebbe proprio in questo tipo di scuola che alleva gente incapace di affrontare i problemi del futuro; sebbene nel Giappone stesso gli svantaggi dell’attuale sistema scolastico vengano discussi e suscitino crescenti preoccupazioni, molti stranieri continuano a stravedere per questo sistema e alcuni propongono persino d’importarne certi aspetti nei paesi occidentali.
Un recente studio americano, per esempio, definisce la scuola giapponese “altamente efficace e democratica”. “La considerano democratica perchè a ogni bambino viene propinato lo stesso tipo di educazione. In realtà questa forma di egualitarismo è una nuova forma di totalitarismo”, sostiene Steven Platzer, un pedagogo dell’università di Chicago, ora all’Università di Tōkyō.
L’impressione che si ha degli studenti giapponesi è quella di una massa rigidamente controllata e continuamente sotto pressione: nel vederli uscire al mattino dalle stazioni della metropolitana, nelle loro uniformi scure, per mettersi poi rigidamente in fila nei cortili delle scuole, si pensa più a soldatini che a scolari.

10 Comments
  • Todomeda

    @Sabrina·Miso: Ma che dici? Non era affatto ironico… uh uh uh Anche se il tema e’ la scuola non si parlava di aritmetica no? (^_^)

  • bene bene, leggo che la scuola giapponese intriga molti di noi^^
    come sottolineate tutti, ha sia lati positivi che negativi!

    @todomeda: allora appena posso lo scarico!!! era ironico il tuo “non ti sfugge niente”??? XD

  • Emanuele

    ho sempre visto con ammirazione la scuola giapponese, per tutte le attività che si fanno e il rispetto che c’è. certo, che c’è anche l’altro lato della medaglia, cioè la competitività e la pressione da parte dei genitori sullo studio… sicuramente questo ha portato un vantaggio notevole per la società giapponese in quanto ha un livello di istruzione altissimo…

  • Todomeda

    Ops! dimenticavo… Dragon Zakura e’ assolutamente da vedere (anche se Yamapi mi perseguita… maledetto)(>_<)

  • Todomeda

    Si Mikan e’ proprio il personaggio che interpreta Hiroshi Abe (non ti sfugge niente).
    Per quanto concerne poi l’inglese… Posso tranquillamente affermare che non solo non lo parlano; ma neanche lo scrivono! Io quando incontro un Jappo che lo parla, mi commuovo ancora (considerando quanti anni lo studiano). Ma ammetto anche che noi Italiani abbiamo poco da recriminare (-_-)

  • KINTA

    Il sistema scolastico giapponese come in tutte le cose ha dei lati positivi e dei lati negativi, la competizione già dai primi anni di scuola è una cosa terribile e credo che sia la cosa peggiore, io ho sempre sognato di far parte di qualche club scolastico ma qui da noi sono rari e molto spesso male organizzati o meglio mal gestiti.
    Non direi che la scuola giapponese sia totalitaria al massimo rigida e che segue degli schemi ben precisi e forse tanto male non è, se penso al livello medio degli studenti italiani mi viene da piangere ormai vengono promosse anche le capre o chi va a scuola solo per scaldare il banco…. poi mi capita molto spesso di sentire universitari lamentarsi quindi anche noi non siamo messi così bene. Mi fermo qui altrimenti vado avanti per ore ^^

  • thanks a tutti^^
    anche a me la scuola giappa piace per certi versi, come i club scolastici o le divise (alcune sono graziose), ma per altri non la tollero come l’inferno degli esami e la competitività massacrante!
    @todomeda: ma ti riferisci al dorama “Dragon Zakura”?
    ho intenzione di vederlo, come lo trovi?
    cmq quei sensei sono molto da manga, no? dubito si trovino anche nella realtà

  • Todomeda

    Steven Platzer sostiene che l’egualitarismo in Giappone e’ una forma di totalitarismo?
    Forse perche’ non ha mai avuto a che fare con Sakuragi Kenji Sensei!
    Anche se penso che Onizuka sia il Top al quale uno possa ambire (*_*) ah ah!

  • Yara

    Oooooh alla fine l’hai scrittooooo!!! ^^
    Brava pigrona! XDDD
    Un articolo molto bello… su un argomento interessantissimo! Ci sono degli aspetti del sistema scolastico giapponese che mi piacciono… ma per lo più sono d’accordo con chi dice che sembra un sistema totalitario… e che non lascia spazio alle proprie idee… ad interrogarsi sulle cose…
    Devo dire che come sistema scolastico trovo molto meglio il nostro! ^^

  • Acchan

    Mah?!
    chissà dove e a che lezione hai preso spunto su questo argomento >.<
    Certo che i nostri esami sono cavolate in confronto ai loro esami!!!!