La ragazza dello Sputnik

Titolo originale: スプートニク の 恋人 Suputoniku no koibito
Autore: Haruki Murakami
Genere: amore, drammatico
Anno: 1999

La storia è raccontata da un ragazzo, prima studente universitario, poi maestro elementare, innamorato di una sua coetanea, Sumire, una ragazza disordinata e trasandata, con la passione della scrittura e di Kerouac; per lei, lui è il suo più caro (e unico) amico, tanto da chiamarlo in piena notte quando ha bisogno di confidarsi, ma non prova alcun desiderio sessuale nei suoi confronti, né verso nessun altro.
Tutto inizia quando la ragazza si innamora per la prima volta di un amore assoluto e profondo, che la lascia sconvolta perchè è diretto verso una donna sposata, più grande di lei: Myu, un’imprenditrice quarantenne di origine coreana, bellissima e affascinante, che viene colpita dalla giovane ragazza e le offre di lavorare per lei come assistente nella sua impresa privata.
E’ così che le due donne iniziano a frequentarsi e si conoscono sempre più; durante un viaggio di lavoro che le porterà dall’Italia alla Grecia, Myu sembra ricambiare il sentimento di Sumire, ma uno schermo invisibile la separa dal sesso e forse dal mondo.
Il titolo “La ragazza dello Sputnik” si riferisce sia al modo in cui Sumire chiama Myu, sia ai destini dei tre protagonisti che si inseguono senza mai congiungersi, vagando nello spazio e nel tempo come un satellite alla deriva per l’eternità.

«Le stelle erano immobili, ognuna al proprio posto, come se fossero state attaccate con dei chiodi. Chiusi gli occhi e tesi le orecchie pensando ai discendenti dello Sputnik, che continuavano ad attraversare il cielo, legati alla terra solo dalla forza di gravità.
Solitari aggregati di metallo che nelle vuote tenebre del cosmo si incontrano per caso, quasi si sfiorano, quindi si separano per sempre. Senza scambiarsi parole, né promesse.»

La storia è narrata da un uomo che, come spesso accade nei libri di Murakami, non ha un nome, semplicemente perché non è un dato importante; la narrazione non procede lineare, non vi è un frenetico susseguirsi di avvenimenti, l’autore trasmette i colori, il gusto di quanto accade attraverso bellissime metafore e descrizioni assai efficaci.
Il romanzo inizia in modo assolutamente realista ma, pian piano, scivola fra realtà e sogno: il mondo del reale sembra capovolgersi, non si capisce da quale lato dello specchio ci si trovi, ciò che era reale sembra scolorare nell’irrealtà.
E’ una storia d’amore, ma un amore che sembra non appartenere a questo mondo: i personaggi sono vivi, amanti dei libri e della musica, capaci di aprirsi solo a poche persone, ma ad un certo punto attraversano territori paranormali, vivendo esperienze oniriche, dove ci si può ritrovare o perdere definitivamente, e il loro girotondo amoroso lascia ogni caratterizzazione quotidiana per diventare un punto di spaesamento e di inquietudine.
Il mondo creato in questo romanzo prevede un continuo spostamento di ambientazione (Giappone, Italia, Francia, Grecia) che ci fa viaggiare assieme ai protagonisti: tutto ruota attorno ad un elemento insolito, l’innamoramento per un’altra donna, raffinata e ricca, da parte di  una ragazza che mai aveva manifestato tale inclinazione.
Le differenti fasi dell’innamoramento, raccontate dal giovane narratore a sua volta segretamente innamorato di Sumire, passano attraverso l’innocenza, l’amore platonico, la passione erotica, la rivelazione di un segreto ed una sparizione misteriosa, arrivando fino all’approdo definitivo: la solitudine intesa come dimensione assoluta e rifugio difensivo dal mondo e dai sentimenti.
E’ proprio la solitudine il motivo conduttore del libro che segue le orbite segnate dai personaggi-satelliti che si sfiorano e si allontanano lasciando scie di  parole.
Anche la narrazione ne è influenzata, partendo da  un piano assolutamente realista e autobiografico per poi  registrare il capovolgimento del mondo reale in una  trasfigurazione onirica: lo smarrimento imperante non ci fa  più capire da quale lato dello specchio ci troviamo.

«Così continuiamo a vivere la nostra vita, pensai. Segnati da perdite profonde e definitive, derubati delle cose per noi più preziose, trasformati in persone diverse che di sé conservano solo lo strato esterno della pelle; tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere.
Allungando le mani, riusciamo a prenderci la quantità di tempo che ci è assegnata, e poi la guardiamo mentre indietreggia alle nostre spalle. A volte, nel ripetersi dei gesti quotidiani, sappiamo farlo con destrezza. Questi pensieri mi lasciarono una sensazione di terribile vuoto.»

2 Comments
  • grazie per il commento^^
    consiglio a tutti di leggerlo infatti

  • kaito

    davvero un libro stupendo.
    l’ho letto tempo fa e l’ho trovato davvero meraviglioso