All’inizio sono stati gli scoiattoli.

Mi sono accorta di loro per primi, con stupore, forse perché nella mia città di scoiattoli non ne avevo mai visti.

Il primo incontro è avvenuto un giorno caldissimo di settembre, nel quartiere dove si trovava l’hotel, decisamente più “cittadino” rispetto a dove abitiamo ora. Mentre camminavo in una via laterale su un marciapiede stretto in mezzo a un prato verdissimo (ci sono prati ovunque, anche nel quartiere più infimo), ho visto passare veloce una palletta di pelo: un animaletto nero con una coda spumeggiante, che saltava leggero tra i ciuffi di erba perfettamente tagliati. Veloce si è arrampicato su un albero, e solo da lassù si è fermato e si è voltato verso di me. Siamo rimasti così a guardarci per qualche secondo, finché non si è girato ed è sparito tra i rami dell’albero.

At the bus stop

Da allora di scoiattoli ne ho visti parecchi, soprattutto nel nostro quartiere, pieno di giardini, prati e parchi. Purtroppo non sono mai riuscita a coglierli in una foto perché sono davvero svelti e il mio smartphone, per quanto faccia foto stupende, ha un unico grande difetto: il tempo di scatto è terribilmente lungo!

Today

Ora che è arrivato l’ inverno autunno gli scoiattoli sono spariti, forse al riparo dal freddo nelle loro tane (dentro gli alberi? non so!), e ho realizzato chi è davvero che regna in città: i corvi.

Vancouver è la città dei corvi: la mattina, mentre cammino a passo svelto verso la fermata del bus, li vedo bighellonare sul prato, con quell’andatura saltellante (davvero buffa) e quelle piume lucidissime. Attraversano la strada, assicurandosi prima che non passino macchine; “camminano” portando nel becco i resti di contenitori di cartone da dove scrupolosamente tolgono ogni rimasuglio di cibo; si danno un gran da fare per devastare il giardino della casetta bianca all’angolo della strada (credo abbiano piantato dei semi e i corvi hanno meticolosamente rovistato ogni cm di terra); gracchiano a un ritmo cantilenante come se parlassero in un qualche codice segreto e stanno seduti sui pali della luce osservandoci dall’alto con quegli occhietti luccicanti.

A volte, dalla finestra di casa, li colgo con la coda dell’occhio mentre volano, ombre nere che passano per un attimo davanti ai vetri.
I corvi mi ricordano che questa non è la mia città, è la città dei corvi.
Ora sono qui, devo seguire le loro regole e costruire un nuovo nido per l’inverno. Deve contenere cose nuove, adatte alla nuova vita, ma anche cose vecchie, che mi ricordano chi ho lasciato e cosa non ho potuto portare con me.

Una regola dei corvi l’ho già imparata ed è diventata una parte naturale della giornata: quando il sole inizia a calare si deve tornare indietro. So sempre quando sta per arrivare il tramonto: mi basta alzare gli occhi ed ecco migliaia di corvi in volo, tutti insieme.
Nel cielo che iniziava a imbrunire e nelle prime luci della città che si accende per il buio imminente, file e file di ali nere volano compatte, tutti i giorni, sempre nella stessa direzione.

Vorrei sapere dove vanno ogni sera i corvi, forse che questa è la loro città di giorno ma di notte hanno un rifugio solo loro, che non dividono con gli umani.

Li guardo, ogni sera, e mi chiedo dove vanno. Forse un giorno li seguirò, chissà dove mi conduranno…

Crows

3 Comments