Intervista col vampiro

Titolo originale: Interview with the Vampire; The Vampire Chronicles
Regista: Neil Jordan
Genere: horror
Anno: 1994
Produzione: USA

San Francisco, 1993.
In una stanza d’albergo il giornalista Daniel Malloy ascolta la storia di Louis de Pointe du Lac: tutto inizia nel 1791, quando Louis viene morso dal vampiro Lestat de Lioncourt.
Egli diviene suo maestro e compagno di caccia: i due mietono vittime nelle taverne ma soprattutto negli ambienti nobili di New Orleans, poiché Lestat ama il lusso e predilige il sangue degli aristocratici; Louis, al contrario, conserva una sensibilità umana, che gli impedisce di assecondare la sua nuova e oscura natura, e lo porta a cibarsi di animali piuttosto che uccidere innocenti. Tuttavia, una notte, per placare la sete di sangue, morde Claudia, una bambina rimasta orfana a causa della peste, che viene adottata dalla coppia di vampiri dopo essere stata trasformata anch’essa in una creatura della notte da Lestat.
In un secolo di morsi, omicidi sanguinosi, incendi, crolli, viaggi, fughe e ritorni al luogo natale, il vampiro Louis incontra altri della sua specie al teatro parigino, Théatre des Vampires, dove, guidati dal lascivo Armand, “alcuni vampiri fingono d’essere persone umane che fingono d’essere vampiri”.
Affascinante e sontuoso, Intervista col vampiro è diverso da ogni altro film di vampiri: incentrato sul patto diabolico in cui Louis vende la propria umanità per acquistare l’immunità dal dolore, dalla malattia e dalla morte, è interpretato con il pathos della bellezza, intelligente, doloroso e voluttuoso. Tratto dal primo omonimo volume delle Cronache di vampiri (1976), opera di culto della scrittrice americana Anne Rice, ha una struttura narrativa (San Francisco, New Orleans, Parigi, New Orleans, infine San Francisco) capace di catturare e coinvolgere lo spettatore in un affresco gotico che rivaluta la tradizionale figura del vampiro e le dona nuove e profonde sfumature. Attraverso gli occhi di una creatura della notte, il cinema riflette poeticamente su se stesso e sulla magia della propria illusione: in una splendida scena, Louis scopre quella meravigliosa invenzione tecnica che gli permette di vedere l’alba, per la prima volta dopo duecento anni, al cinema appunto.
Al termine del racconto, Louis dice semplicemente “Non c’è più altro da dire” ma l’esperienza non serve a nessuno, poichè il giornalista invoca d’essere pure lui vampirizzato, reso immortale e giovane per sempre: ciò che resta immutato è la condanna perenne ad essere ogni notte carnefice, la stanchezza di non poter morire. La maledizione del vampiro, condannato alla vita eterna, incatenato alla terribile ombra che ha per anima, significa non essere mai soddisfatto, significa vivere l’eternità nell’immobilità dei propri bisogni mai estinti.
Come Lestat, in cerca di una compagnia che non lo sazierà mai, come Claudia, desiderosa di una maturità fisica che non potrà mai ottenere, e come Louis, incatenato al ricordo della sua vita mortale, tormentato dall’incapacità di dimenticare e dalla consapevolezza della maledizione che lo affligge.
L’immortale è tutto questo, ma è soprattutto una figura sensuale, di un fascino osceno ed eroticamente perverso, tentatrice come solo il male può essere capace.
Insieme alla maestria del regista, la fotografia di Philippe Rousselot contribuisce a creare un’atmosfera malinconica e gotica, un’attrazione dolente per le tenebre che danno al film senso e sentimento contemporanei.

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