Intervista ad Ai Yazawa

Questa intervista ad Ai Yazawa è stata pubblicata nel numero speciale di Nana 7.8 uscito in Giappone nel 2003.

1 – Per cominciare, ci dica, com’è nata la decisione di pubblicare Nana?
Dapprima fu decisa l’uscita di due numeri prova sulla rivista Cookie, sui quali sarebbero comparse unicamente delle storie brevi. L’idea generale era quella di proseguire a lungo termine la serializzazione di tali racconti, se Cookie fosse andato bene. Così decisi di creare due personaggi femminili molto diversi tra di loro, ma accomunati dallo stesso nome, e di farle incontrare in un eventuale seguito della storia.

2 – Perché ha scelto il nome Nana?
Il capitolo relativo ad Hachi (Nana Komatsu) si svolge nel 1999 e questo personaggio è letteralmente ossessionato dalla profezia di Nostradamuns relativa al luglio (7) del 1999, di cui si faceva un gran parlare in quell’anno. Quindi ho pensato che fosse simpatico attribuirle come nome proprio il numero 7. In ogni caso ho stabilito fin da subito che Hachi avrebbe avuto un forte legame con questa cifra.

3 – Da dove arriva l’idea generale della storia?
Nana racconta la vita delle due protagoniste; ecco perché ho fatto cominciare i due capitoli con frasi del tipo: “La città dove sono nata è…“.
Se ho voluto che Hachi fosse ossessionata dall’idea del grande Demone Celeste, è stato perché volevo comunicare ai lettori l’immagine di una ragazza che vede se stessa come un giocattolo nelle mani del destino capriccioso. In realtà, la sua è una vita alquanto ordinaria, ma si ritiene arbitrariamente una vittima della sorte. I suoi problemi sono in genere perfettamente risolvibili ma lei ne attribuisce sempre la colpa al Grande Demone Celeste. In verità, la vittima del destino è Nana Osaki, la cui vita è stata sconvolta da tutta una serie di eventi di cui la ragazza non ha alcuna colpa.
D’altra parte, Nana O. è animata dalla convinzione di dover affrontare i problemi con pieno senso di responsabilià, facendo leva solo sulle proprie forze. Ero dunque interessata a mostrare la forte differenza esistente tra questi due personaggi, in termini sia caratteriali che sociali.

4 – Qual’è il personaggio principale?
Attualmente è Hachi.
So che molti autori inseriscono nelle loro opere monologhi di personaggi secondari, ma personalmente preferisco evitarlo. Quindi, nei miei manga, l’unica voce narrante è quella del protagonista; quanto ai personaggi minori, li disegno in modo tale che i loro sentimenti traspaiano chiaramente dalle loro espressioni e dai loro gesti.
Perciò fino al volume 7 (14° nell’edizione italiana), la storia di Nana è vista attraverso gli occhi di Hachi.

5 – Nei due capitoli iniziali dedicati ad Hachi ed a Nana, come ha impostato i due personaggi?
Nel capitolo relativo ad Hachi ho creato una ragazza come ce ne sono moltissime; volevo infatti un personaggio ordinario, capace di attirarsi le simpatie dei lettori. Per quanto riguarda, invece, Nana Osaki, l’ho caratterizzata un pò come mi pareva. Ne è emerso quindi un racconto un pò cupo, anche se devo dire che personalmente preferisco le storie drammatiche.

6 – Il fatto che Nana parli di gruppi musicali nasce da una sua passione personale per la musica?
Sì, tra le altre cose! Ho sempre voluto disegnare un manga incentrato su un gruppo di musicisti. La decisione di fare dei Blast un gruppo di musica punk deriva dal fatto che una normale band rock avrebbe creato degli inconvenienti narrativi.
Inoltre, poiché nei manga, ovviamente, manca il sonoro, volevo che i lettori potessero comprendere alla prima occhiata, dagli abiti dei personaggi e altri elementi simili, che tipo di musica fanno i Blast. In origine, volevo farne una band di rockabilly, questo soprattutto perché sono una gran fan diegli Stray Cats, poi ho pensato che i ciuffi di capelli modellati a forma di banana non avrebbero riscontrato un gran successo al giorno d’oggi.
La mia intenzione era quella di disegnare dei personaggi non allineati rispetto alle attuali convenzioni, quindi il rockabilly avrebbe avuto una sua collocazione in questo contesto; ma avevo già creato un protagonista simile, con il ciuffo a banana, in Tenshi nanka ja nai (Non sono un angelo), e non volevo che i miei nuovi personaggi venissero scambiati per dei mezzi teppisti. Così ho abbandonato il rockabilly a favore del punk; in ogni caso, volevo che i Blast appartenessero ad un genere musicale secondario.

7 – I Trapnest sono una band di grande successo, però.
Esatto, ma i Trapnest sono un normale gruppo rock, anche se, apparentemente, alcuni lettori credevano, all’inizio, che si trattasse di un’altra band punk. Penso che l’equivoco sia nato dalla presenza di Ren nel gruppo. Comunque, adesso, Ren scrive normali canzoni rock, che vengono poi arrangiate da Takumi; così è nato il sound dei Trapnest.

8 – Ho sentito dire che Takumi è il suo personaggio preferito.
Sì, in effetti mi piace molto. Dunque sono anch’io una fan di Takumi?! B’è… a dire il vero, sul piano umano, ho conosciuto gente più simpatica; il fatto è che non mi piacciono troppo le classiche “brave persone”, quelle “carine e gentili”, anche se riconosco che è molto piacevole averle per amiche. Preferisco le persone che hanno qualcosa di vagamente tossico, come appunto Takumi. Sarò onesta: mi piacciono gli uomini maschilisti. Comunque amo molto anche Shin; recentemente, un’amica mi ha detto: “Shin è un tipo di personaggio che non era mai comparso nei tuoi manga precedenti” … e forse è proprio per questo che disegnarlo mi piace tanto.

9 – Usa dei modelli per delineare i suoi personaggi?
Questa è una domanda che mi viene rivolta spesso, ma la risposta è no. Usare dei modelli mi renderebbe più difficile disegnare dei personaggi; con l’ovvia eccezione di Koichi Sato, che esiste davvero. Forse Ren somiglia un po’ a Sid Vicious, ma per esigenze di sceneggiatura; questo non vuol dire che abbia preso Sid a modello, né che Ren gli somigli nell’attegiamento o nei tratti del volto, si tratta piuttosto di una specie di cosplay.

10 – Si tratta di un cosplay di Sid?!
Esatto! Inoltre, anche se mi pare che parecchi lettori abbiano mal compreso la questione, non è Ren che adora Sid, ma Nana, per questo fa portare a Ren la catena di ferro al collo.
Ren si limita ad accettare la cosa, tutto qui; ovviamente anche lui ama i Sex Pistols, ma entro certi limiti, anche se a ben vedere porta lo stesso taglio di capelli di Sid… e anche lo stesso abbigliamento… stai a vedere che lo fa apposta?

11 – Quali sono le reazioni dei lettori a Nana?
Le più disparate immaginabili.
Di recente, però, sono rimasta molto colpita dalla lettera di una casalinga la cui figlia frequenta le scuole medie. Apparentemente entrambe leggono Nana e, quando Shoji lascia Hachi e si mete con Sachiko, la figlia della signora ha commentato, in lacrime: “Shoji è cattivo“. Quindi la madre le ha risposto, senza troppo riflettere: “Che ci vuoi fare? È la vita“. La figlia le ha tenuto il broncio per diversi giorni. La signora mi ha scritto: “i sentimenti degli adolescenti sono così puri e innocenti“, ed io non ho potuto fare altro che rispondere: “E’ proprio vero!“.

12 – Immagino che le reazioni dei lettori cambino a seconda dell’età.
Si, specie per quel che riguarda i personaggi su cui i lettori a volte sono letteralmente divisi a metà, tanto che alcuni diventano, ai loro occhi, completamente diversi da come li avevo ideati; ma non lo trovo affatto un male, anzi, mi fa piacere che i lettori mettano a confronto le loro impressioni sui vari protagonisti. [—] In fondo, è ciò che succede nella vita quotidiana di ciascuno di noi: [—] questo perché ognuno di noi ha il proprio modo di pensare; inoltre, le persone cambiano in genere atteggiamento a seconda di chi frequentano. Negli shōjo di stampo tradizionale, tutti i personaggi amano l’eroina e sono sempre gentili e disponibili nei suoi confronti. Personalmente detesto questo stereotipo.

13 – Si riferisce allo stereotipo, secondo il quale, l’eroina viene sempre trattata come una principessa, se ho ben capito…
Esatto, parlo di questo.
Io, al contrario, cerco sempre di fare in modo che ciascun personaggio venga trattato in modo diverso da ognuno degli altri. Prendiamo il caso di Hachi: ci sono persone che, come Nana, la trovano adorabile, ma c’è anche chi la ritiene irritante, come Junko, che finisce sempre per farle la paternale. Ci sono ragazzi che la amano, come Nobu, e ragazzi che la trovano stancante, come Shoji. Ritengo che ciascun personaggio debba mantenere questo stato di individualità, nelle proprie reazioni; d’altronde, nella vita è normale che una stessa persona risulta simpatica ad alcuni ed odiosa ad altri.

14 – Esistono degli episodi che avrebbero dato una svolta diversa alla storia, ma che si è trovata costretta ad accantonare?
Sì, ce ne sono moltissimi. Essendo la storia ambientata nel passato, le linee guida, gli episodi più significativi e, insomma, tutto ciò che può essere considerato un pò come “la mano del destino” è già stato stabilito a priori. D’altra parte, lascio ciascun personaggio libero di reagire secondo il proprio carattere ai vari eventi che si verificano nel manga; il quale, di conseguenza, non sempre procede come da me programmato.

15 – Quindi sono stati Nana Komatsu e Shoji a decidere di loro iniziativa di lasciarsi?
Avevo deciso fin dall’inizio che Shoji avrebbe conosciuto Sachiko, una ragazza che lo avrebbe fatto impazzire; ma poi ho lasciato a lui e a Nana la facoltà di decidere come reagire a tale evento. Questo è il modo in cui mi piace lavorare. Devo dire però che i lettori hanno preso molto male la notizia della separazione di Nana e Shoji; il che mi ha lasciata a bocca aperta, perchè consideravo quell’evento come uno sviluppo naturale di ciò che lo precede.

16 – La reazione dei lettori è forse dovuta al fatto che la trama di Nana sta seguendo un percorso inconsueto per uno shōjo
Quando lavoravo per Ribon osservavo rigorosamente le regole canoniche del genere shōjo: “due persone che si giurano amore eterno devono restare insieme per sempre”.
Perchè questo è quanto si aspettano i lettori di quel genere di rivista, e io, da professionista, non volevo deluderne le aspettative. Lavorando per una testata commerciale quale Ribon, ho appreso moltissimi trucchi del mestiere, e mi attenevo rigorosamente alle regole del settore. Ma quando ho cominciato a disegnare Nana, e si è deciso che sarebbe stata pubblicata su Cookie, e che quindi l’età media dei lettori sarebbe stata più elevata, allora ho cambiato decisamente rotta rispetto al passato. Il nucleo principale dei lettori di Ribon è costituito da studentesse delle scuole medie, che leggono manga nella speranza di vivere presto anche loro una storia d’amore, di conoscere un ragazzo che assomigli al protagonista del loro fumetto preferito, o di diventare simili alla loro eroina favorita.
Ma, quando si alza un pò l’età delle lettrici, tra di esse ve ne sono parecchie che hanno già conosciuto l’amore e hanno già vissuto delle esperienze sentimentali concrete; ho quindi ritenuto che un mondo fatto di sogni e fantasie non sarebbe stato sufficiente a soddisfare le loro esigenze. Anche il passaggio di Shoji da Nana a Sachiko va visto in quest’ottica: non tanto come un evento shock all’interno del manga, quanto piuttosto come un fatto ordinario che potrebbe capitare a chiunque.
Immagino che parecchie ragazze abbiano simpatizzato con Hachi, in quella circostanza, pensando: “Come ti capisco… anche a me è successa la stessa cosa“.

17 – A proposito di quello che ha detto prima: ha dunque già deciso come andrà a finire Nana?
Ho già stabilito in quale tipo di situazione si trova Hachi nel tempo presente, dal quale partono i suoi monologhi e le sue riflessioni sul passato; ma non è detto che questa situazione corrisponda necessariamente alla fine del manga. Non posso anticipare gli eventi che attendono Hachi e Nana; sappiate però che lascerò i personaggi liberi di reagire come vogliono, di fronte a ciascun cambiamento. Quindi, a ben vedere, non so neanch’io del tutto come Nana andrà a finire.

18 – Sarebbe a dire che non è in grado di controllare le reazioni dei suoi stessi personaggi?
Proprio così.
Faccio un esempio, anche se in apparenza si tratta di un particolare secondario: dopo il concerto dal quale dipende il debutto professionale dei Blast, Nana telefona ad Hachi per dirle che non può andare a festeggiare insieme a lei. Immaginavo che Hachi avrebbe accettato la situazione senza fare storie, pur provando una punta di rammarico; ma le parole con cui Nana chiude la conversazione, “Passami Misato“, bastano a sconvolgere i sentimenti di Hachi. Non credo che Nana le abbia pronunciate per cattiveria; ma resta il fatto che, se non avesse detto quelle parole, probabilmente Hachi non si sarebbe precipitata subito da Takumi
Anche se, ripeto, in apparenza è un dettaglio secondario, le garantisco che ha modificato di molto lo sviluppo successivo della storia. La quale, alla fine, ha preso una piega del tutto diversa da quella che io stessa immaginavo.
Quindi si tratta davvero di equilibri delicatissimi; disegnando manga, mi sono resa conto del fatto che la vita è tutta una questione di tempismo e tengo questo principio sempre presente quando scrivo una storia. Basta una parola detta da qualcuno, o un evento improvviso, per modificare sostanzialmente il corso degli eventi; e ritengo che nella realtà accada lo stesso.

19 – Ma così non si vengono a creare delle contraddizioni?
A livello narrativo, faccio sempre in modo da evitare contraddizioni all’interno della storia.
D’altra parte, l’essere umano è una creatura contraddittoria; quindi si verificano spesso situazioni come quella di Sachiko, che prima giura a Shoji di non volersi intromettere nella sua storia con Hachi, e poi finisce per avere una relazione con lui. Molte lettrici lo rimproverano per il suo atteggiamento, ma, anche con le migliori intenzioni, quando si cade preda di sentimenti molto forti, non sempre è possibile agire in modo razionale.
Questa è la natura dell’essere umano, e voglio che tutte le mie storie riflettano un analogo grado di realismo.

20 – Quindi, in un certo senso, cerca di imitare nei suoi manga il modo di reagire delle persone vere?
Sì, qualcosa del genere. Ma in realtà non sono altro che una itako! Mi limito a recepire l’essenza delle cose, che penetra dentro di me; disegno senza alcuna coscienza di ciò che sto disegnando. Le azioni e i dialoghi risultano molto più vitali, se lascio a loro l’iniziativa; e poi, in questo modo, disegnarli è molto più divertente. Io stessa divento come una semplice lettrice, e mi preoccupo per ciò che farà l’uno o l’altro dei miei personaggi, o ammiro una sua battuta particolarmente felice.
In un certo senso, il mio lavoro è quello di trasformare un documentario in un manga il più divertente possibile, curandomi della sceneggiatura e dello sviluppo della storia entro un numero limitato di pagine. E’ l’unico modo in cui sono capace di lavorare.
Ti auguro ogni felicità, Hachi!

Ringraziamo calorosamente Ai Yazawa!

0 Comments