Titolo originale: Le Petit Prince
Autore: Antoine de Saint-Exupèry
Genere: biografico, fantasy
Anno: 1943

Un pilota (il Narratore), in panne con il suo aeroplano nel deserto del Sahara, incontra un bambino dai capelli biondi che dice di provenire da un pianeta lontano, l’Asteroide B 612: il bambino chiede al pilota di disegnargli una pecora e, anche se la domanda è insolita, il Narratore ubbidisce. Non avendo, però, esperienza nel disegno il massimo che riesce a fare è una cassetta con tre buchi: sono per respirare perchè la pecora è lì dentro
“Dedico questo libro a una persona grande [—], al bambino che questa persona è stato. Tutti i grandi sono stati bambini una volta (ma pochi di essi se ne ricordano)”.
Il Piccolo Principe
è un racconto autobiografico: come il Narratore, Saint-Exupèry era pilota di professione; lo fu all’epoca gloriosa dell’aviazione, quando volare su uno di quegli apparecchi era una magnifica sfida; ebbe realmente una grave avaria in pieno deserto del Sahara come il Narratore, nel 1935, e fu ritrovato e salvato miracolosamente dagli indigeni quando ormai era quasi morto di sete. Il bambino che gli si presenta improvvisamente nel deserto è un’altra parte di se stesso, una parte che ebbe la fortuna di incontrare, senza cui il pilota avrebbe finito per dimenticare come di solito succede ai grandi.
Siccome il Piccolo Principe non risponde alle domande, non si conosce la sua età, ma è probabile che abbia pressappoco sei anni, l’età del narratore Saint-Exupèry nel momento in cui gli adulti hanno scoraggiato la sua vocazione per il disegno e l’età in cui, avendo perduto il padre, diventò malinconico e imparò il gusto della solitudine. Fino a quel momento il suo era stato un piccolo mondo: la stella dalla quale, dirà Il Piccolo Principe al Narratore, è sceso. Un mondo meraviglioso, fatto di poche cose ma tutte importanti: spazzare i camini dei vulcani, estirpare le erbacce (soprattutto le piantine dei pericolosi baobab), osservare i 43 tramonti in un solo giorno ma soprattutto accudire la sua rosa.
Sei anni è l’età in cui, tutto di un colpo, il mondo si rivela senza limiti, ecco perché Il Piccolo Principe deve lasciare la sua stella per prendere a poco a poco conoscenza di tutti gli altri pianeti che esistevano oltre il suo. Il bambino di sei anni che Saint-Exupèry era stato, aveva fallito, crescendo, e dimenticato che la stessa cosa era capitata a lui, ma fortunatamente ebbe l’incontro nel deserto.
Il Piccolo Principe racconterà in seguito al Narratore, quel pilota così impegnato dall’avaria del motore, le grandi cose imparate nel deserto: il serpente gli ha spiegato il male e come certe volte ciò che sembra un male può servire a far del bene, la volpe gli ha rivelato come le amicizie possano essere tante ma sempre uniche.
Il Narratore Saint-Exupèry rammenta, a mano a mano che Il Piccolo Principe racconta, di quando anche lui guardava non con gli occhi ma con il cuore. Qualche mese dopo la pubblicazione del libro, il 31 luglio 1944, il pilota-poeta Saint-Exupèry sparirà nel nulla, sorvolando la Baia degli Angeli, al largo di Saint-Raphael. Distrazione, incidente, abbattuto dai tedeschi: tutte ipotesi possibili. L’analogia con l’epilogo del racconto non è meno vera.
Il Piccolo Principe “cadde dolcemente come cade un albero. Non fece nemmeno rumore sulla sabbia. Ma so che è ritornato sul suo pianeta perchè al levar del giorno non ho ritrovato il suo corpo”.
Malgrado le ricerche il corpo di Saint-Exupèry non è mai stato ritrovato nè la carcassa del suo Lightning da ricognizione, è stato inghiottito dal mare con il suo mistero, colui che veniva soprannominato Pizzicalaluna, per il suo naso che puntava verso l’alto; continuare a vivere senza volare, questo gli volevano imporre ritendendo che, a 44 anni, un pilota è già vecchio, era troppo triste.

0 Comments