Titolo originale: となりのトトロ Tonari no Totoro
Regista: Hayao Miyazaki
Studio di animazione: Studio Ghibli
Anno: 1988

La storia è ambientata nelle campagne di Tōkyō, un’estate degli anni ’50. Le sorelline Satsuki e Mei si trasferiscono col padre a Matsu no Go, per vivere più vicini all’ospedale dove è ricoverata la loro mamma: inizia così il loro viaggio alla scoperta di un mondo nuovo ma soprattutto alla scoperta della natura.

Il loro primo incontro è coi makkuro kurosuke, spiritelli della fuliggine che occupano le vecchie case abbandonate e che solo i bambini possono vedere (gli stessi ripresi ne La città incantata). In seguito, Mei s’imbatte in due spiritelli, uno piccolissimo dal pelo bianco ed uno più grande azzurro: seguendoli fin dentro un grande albero di canfora incontra Totoro, uno spirito dei boschi, enorme creatura pelosa e morbida.
Secondo la leggenda sono vissuti in Giappone prima dell’arrivo dell’uomo e adesso abitano nelle foreste, si nutrono di noci e di giorno dormono dentro gli alberi: il padre le spiega che è il custode della foresta e vederlo è un privilegio che non può essere concesso sempre.

Una sera le due bambine, mentre aspettano il padre alla fermata dell’autobus sotto la pioggia, vengono raggiunte da Totoro che prende un mezzo molto speciale: il GattoBus (Nekobasu), un autobus peloso con muso di gatto e 12 zampe che si muove a grande velocità superando qualunque ostacolo, visibile solo ai bambini. Satsuki offre un ombrello a Totoro, che le regala dei semi da piantare nel giardino della casa: Totoro, infatti, è uno spirito della natura, colui che porta il vento, la pioggia e la crescita.

La storia de Il mio vicino Totoro ha una difficile scansione, la trama non segue il consueto andamento ed è priva di una controparte forte, cioè di un cattivo in grado di catalizzare le attenzioni del pubblico.
Per fare questo film, Miyazaki fece qualcosa che mai si è ripetuta con tale forza nelle altre sue opere: ha preso spunto dalla propria vita (la madre delle bambine soffre di una malattia che ricorda molto la tubercolosi di cui soffrì anche la madre del regista quando lui era piccolo). Il mondo in cui si svolge il film è tra i più reali creati dal maestro, un Giappone degli anni ’50 nel quale all’insaputa di quasi tutti operano gli spiriti della natura.

Totoro è la metafora della vita, interpretato spesso come uno kami (spirito) dello shintō: la sua casa, l’albero di canfora, è un jinja, santuario shintō con un torii e delimitato da shimenawa, corde di paglia di riso intrecciata usate per la purificazione rituale nello shinto; con Totoro il regista raccontava per la prima volta il mondo a lui più caro, quello dei bambini, in cui il dettaglio più insignificante rappresenta una grande scoperta e un sentiero poco battuto è l’inizio di una grande avventura.

In Totoro l’inventiva e la creatività di Miyazaki sono ai massimi livelli: la “famiglia” di Totoro, le piccole entità fatte di fuliggine, il soffice e sornione GattoBus (che i bambini possono conoscere “dal vivo” al Museo Ghibli in Giappone), l’incredibile intelligenza e poesia di alcune sequenze (l’attesa dell’autobus sotto la pioggia, forse la più emozionante nella sua garbata semplicità) dimostrano il valore assoluto della pellicola.

Una fiaba moderna, un film dichiaratamente per bambini ma dal quale anche gli adulti possono e dovrebbero trarre insegnamento, in cui è racchiusa l’intera poetica miyazakiana: c’è l’amore per la natura, per i bambini e il rimpianto per un passato in cui la società era più gentile verso il prossimo. Ciò che stupisce del film è la sua innata freschezza a vent’anni di distanza dal suo esordio nei cinema nipponici.

Curiosità

Totoro è anche il simbolo dello Studio Ghibli, da quando inaspettatamente la vendita dei suoi peluche, realizzati due anni dopo l’uscita del film e non legati ad esso, fu in grado di coprire il deficit nei costi di produzione degli altri film dello Studio: erano i primi anni per la società fondata da Hayao Miyazaki che si era data l’obiettivo non facile di produrre solo film di alta qualità artistica.

Più un’organizzazione creativa che un’impresa a scopo commerciale, lo Studio, senza l’intervento provvidenziale di Totoro, era sul punto di chiudere; negli anni Totoro è diventato un personaggio così popolare in Giappone (e nel mondo) che gli è stato addirittura dedicato il nome di un asteroide e spesso viene citato in opere di altri autori.

Premi

1989 – Special Award ai Blue Ribbon Awards
1989 – Kinema Junpo Award ai Kinema Junpo Awards come “Miglior Film”
1989 – Readers’ Choice Award ai Kinema Junpo Awards come “Miglior Film Giapponese”
1989 – Mainichi Film Concours come “Miglior Film”
1989 – Noburo Ofuji Award

3 Comments
  • Totoro è rassicurante, grande morbido naturalmente buono. Non può essere un uomo … e soprattutto non può parlare con gli uomini, i bambini in questo sono un pò meno uomini.
    Io adoro Miyazaki, tocca delle corde forse nascoste, che mi fanno emozionare.
    Dalla tua recensione, mi sa che non sono l’unico 🙂

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