Il mio viaggio a Stoccolma

Il cielo di Stoccolma è uno degli elementi che caratterizzano la città del Nord, adagiata su innumerevoli isole, tra il mare, la terra e il legno. E’ un cielo capriccioso e mutevole, in cui le nuvole corrono selvagge, indifferenti alla vita che si muove sotto di loro. Stoccolma viene chiamatala “Perla d’Europa“, e camminando per le strade ampie della città, si ha proprio l’impressione di far parte di qualcosa di antico e maestoso, ancora brillante di bellezza e privo dell’opacità della vecchiaia.

I palazzi del centro sono strutture in stile barocco, imponenti e leggere al tempo stesso, che si ergono alte contro il cielo, sormontate da guglie e pennoni. Eppure non c’è nulla di vecchio. Il sentimento è di una città giovane, dove tutto è moderno e pulito, dove non ci sono segni dell’usura del tempo, dove accanto a un’antica chiesa può sorgere un edificio di specchi dal design lineare e contemporaneo.
Certi giorni, osservando il mutare del tempo da un caldo mattino estivo a un piovoso pomeriggio d’autunno, sembrava di poter sentire nel sibilare del vento le note di una melodia classica, il Lago dei Cigni o lo Schiaccianoci, e di veder danzare le nuvole senza sosta seguendo il suo ritmo imperioso.

Stoccolma si erge tra due muri azzurri, tra il cielo e il mare, due mondi che si contrappongono e si rispecchiano, mai immobili. Non c’è la calma placida alla quale ci si abitua nelle lunghe giornate romane, quando tutto sembra trattenere il respiro, quando anche il ticchettare dell’orologio sembra rallentare. Il tempo a Stoccolma sembra accellerare, e l’aria è colma di vita e di movimento, vortica intorno a te nelle raffiche di vento e porta sulla tua pelle la freschezza dei mari del Nord e l’odore del legno e degli alberi.
Ma la città sarebbe solo un involucro vuoto senza i suoi abitanti, senza l’eterogenea forza vitale che ogni giorno percorre le sue strade. Ed è proprio come mi sarei aspettata che fosse una moderna capitale d’Europa: colma di vite diverse, di persone di tutti i colori, i generi, le religioni. Bambini biondissimi in carrozzine doppie, ragazzi dai capelli tinti di rosso acceso sugli skateboard, donne coperte da lunghi veli neri fino ai piedi,  ragazzine con gli occhi a mandorla in attesa del treno, bambine con codini riccioluti che sobbalzano a ogni passo. Multiculturale ma unita. E forse questa è stata la cosa più bella che ho visto, e che ancora manca nel mio paese.

Il nostro viaggio è iniziato un’afosa mattina di fine agosto a Roma, quando ancora assonnati siamo saliti su un aereo, atterrato tre ore più tardi in un aeroporto circondato da un folto bosco di alti alberi verdi, con una temperatura di 15 gradi più bassa. Ovviamente ci siamo persi non appena scesi alla prima fermata del Flygbussarna (il bus che porta da Arlanda alla City). Eravamo pressoché nel nulla, sul bordo dell’autostrada, con dietro solo un muro di alberi. Ma la gentilezza che contraddistingue gli svedesi si è subito palesata nella figura dell’autista di un autobus, di origine araba e che non sapeva nemmeno bene l’inglese, il quale molto gentilmente si è fermato ad ascoltarci, ci ha fatto salire sul bus e ci ha indicato dove scendere, senza nemmeno farci pagare il biglietto. Durante il nostro soggiorno abbiamo incontrato molte persone che si sono dimostrate non solo molto  affabili e con un’ottima conoscenza dell’inglese, ma anche molto simpatiche e pronte alla battuta, come il proprietario di un negozio di scarpe che, alla domanda se ci fossero negozi che vendevano pigiami, ha risposto che era difficile trovarne in città e che lui dormiva nudo. Questo per smentire il luogo comune secondo cui gli abitanti del Nord sono gente fredda e poco amichevole.

La città di Stoccolma è divisa essenzialmente in quattro parti: al nord c’è la City (o Norrmalm), dove siamo stati praticamente tutti i giorni e dove si trova la stazione Centrale; al sud si estende Södermalm, in cui abbiamo solo fatto una capatina; il centro è composto dalla “città vecchiaGamla Stan e dalla vicina isoletta di Skeppsholmen; infine, a est c’è la grande isola verde di Djurgården, il luogo che ho amato di più.

Posso dire tranquillamente che Stoccolma si è rivelata il mio modello ideale di città: aria fresca e pulita dovuta alle poche macchine; strade ampie e dall’aspetto ordinato dove le case non hanno le inferriate (qui a Roma le mettiamo fino al terzo piano) e i muri non sono coperti di graffiti; piena di persone ma non caotica; e, soprattutto, tanto tanto verde, non solo nei giardini attorno alle chiese, in cui si ergevano solitarie lapidi dal gusto romantico, o nei parchi sparsi qua e là, ma addirittura in intere regioni di spazio, come l’isola di Djurgården e l’Haga Parken, a nord della città.
Una caratteristica che mi ha stupita è stata quanto si usi la bicicletta. Praticamente chiunque era in sella a una bici e tutti con il casco: bambini, ragazze in minigonna e tacchi, ragazzi in Converse e canottiera, uomini d’affari in giacca e cravatta, anche gli anziani (che infatti mostravano un bel fisico allenato). La pista ciclabile corre lungo tutta la città, e viene sempre percorsa avanti e indietro, con la pioggia o con il Sole (un’alternanza alquanto veloce a Stoccolma, al punto che quando piove nemmeno si apre più l’ombrello).
Paragonata a Roma, dove mi capita ancora di perdermi, Stoccolma è una città piccola e delineata, molto facile da girare se si ha una cartina, con una rete stradale lineare e una copertura praticamente totale da parte dei mezzi pubblici. Dopo appena un giorno, già potevamo prendere i mezzi senza la paura di non sapere dove scendere o di quale fosse la direzione giusta.

Allontanandosi dal centro della città, via via verso i quartieri più esterni, spicca lo stile Svedese, pulito, bianco e delicato, ecologicamente sostenibile e confortevole per chi lo vive. Le case di legno nel tipico colore rosso devono inserirsi in armonia con l’ambiente circostante (i Svedesi hanno una profonda etica naturale). Anche i condomini, che tendono a non superare i quattro piani, hanno rivestimenti di legno e di piccoli mattoni all’esterno, e grandi vetri privi di inferriate o serrande per finestre, con vasetti di fiori sui davanzali interni.
La bellezza in ogni cosa“, è questo lo slogan del design svedese, che pone particolare attenzione alla natura e ai bambini, come si può notare dai tantissimi parchi giochi presenti ovunque (addirittura all’interno dei musei), che riproducono in miniatura case e castelli in legno, con tanto di cucina funzionante al piano terra.
Se volete approfondire la conoscenza del design svedese, leggete QUI. Io me ne sono innamorata.

Purtroppo non ho potuto fare e vedere tutto quello che avrei voluto, ma per qualsiasi domanda o consiglio, non esitate a scrivermi.

Per informazioni sulla Svezia, vi rimando all’ottimo sito, Visit Sweden: http://www.visitsweden.com/svezia
Per informazioni sulla città di Stoccolma, c’è il sito sempre aggiornato, Visit Stockholm: http://www.visitstockholm.com/it

Tutte le mie foto le trovate nel mio album di Flickr, nel set di Stoccolma.

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