Titolo originale: The Wonderful Wizard of Oz
Autore: L. Frank Baum
Genere: fantasy
Anno: 1900

Dorothy vive nel Kansas con gli zii e il cane Toto; un giorno, un ciclone porta via la casa con la bambina e il cane all’interno e la trasporta in volo nella terra fantastica dei Succhialimoni, nel paese di Oz.
Nell’atterraggio la casa schiaccia la Strega Cattiva dell’Est; la Strega Buona del Nord viene a complimentarsi con la bambina per l’accaduto e le dona le scarpette d’Argento della defunta Strega Cattiva. Dorothy inizia così un lungo viaggio verso la Città di Smeraldo, dove vive il Mago di Oz, per chiedergli di farla tornare a casa: per trovare il Mago, sarà sufficiente che Dorothy segua la strada di mattoni gialli.
Lungo la via, a Dorothy e Toto si uniscono tre compagni di viaggio: lo Spaventapasseri (che decide di chiedere un cervello al Mago di Oz), il Boscaiolo di Latta (che decide di chiedergli un cuore) e il Leone Codardo (che decide di chiedergli il coraggio).
Il Mago di Oz è un caso a sè nella storia dei libri per ragazzi: esce nel maggio del 1900, quando Baum ha 43 anni, ed ha un successo strepitoso. Vende subito 90.000 copie, fatto straordinario per quei tempi; l’autore continua d’allora in poi a ricevere lettere di bambini e adulti che lo pregano di continuare la storia e Baum dedicherà quasi tutta la sua vita a scrivere le vicende del ciclo di Oz, accolte dal costante favore del pubblico; i critici se ne occupano subito, ma con pareri contrastanti, mentre il loro interesse per le opere di Baum, in seguito, sembra cadere del tutto.
Il Mago di Oz è una favola che rompe gli schemi tradizionali: non esiste una tradizione americana del fairy tale, per abitudine la gente subisce l’influenza della narrativa di fantasia che arriva dall’Inghilterra e poi ci sono i soliti professorini che vogliono per forza dare ai bambini libri educativi e morali. Baum riesce a riempire il grande vuoto: per lui i libri devono divertire, capovolgere la realtà, e allora si mette a scrivere una storia strabiliante con una tale naturalezza da affascinare tutti, grandi e bambini.
La differenza con Alice nel paese delle meraviglie c’è e si sente, sono due libri di natura diversa anche se hanno entrambi per protagonista una bambina: Alice è stratosferica, nonsense, surreale, è come una mente che traccia ghirigori in un cristallo; Dorothy, Oz, il Boscaiolo di Latta, lo Spaventapasseri e il Leone codardo sono più terreni, le loro vicende si susseguono con ordine e continuità. Ti parlano con semplicità e cordialità, hanno quella specie di “toccabilità del quotidiano“, pur vivendo in quel fantastico mondo di Oz sono qui vicino a noi: sono meno raffinati di Alice, non avvolti in quella atmosfera rarefatta di lucido sogno.
Quel viaggio verso la Città di Smeraldo, più che un viaggio, somiglia ad un’allegra scampagnata. Baum costruisce un mondo di umili: per lui i semplici sono i migliori, sono quelli che nonostante le difficoltà riusciranno prima o poi a prevalere.
Questi simpatici tipetti che affrontano insieme a Dorothy tante avventure sono strani e imprevedibili: vogliono ottenere uno un cuore, uno un cervello e un altro il coraggio di cui sono privi; ma poi, pur continuando a lamentarsi per queste loro menomazioni, al momento opportuno dimostrano di averne eccome di coraggio, di cuore e di cervello: è la paziente forza dell’arrangiarsi, dell’aiutarsi da sè, che li fa andare avanti.
C’è in tutto il libro una sottile satira delle illusioni umane che cercano conferme.

“Queste storie non sono vere; non potrebbero essere vere e insieme così meravigliose.
Non ci si aspetta che qualcuno vi creda; sono state scritte per suscitare il riso e per rallegrare i cuori. Forse qualcuna di quelle grandi persone adulte ci prenderà in giro, prenderà in giro voi perchè le leggete e me per averle scritte.
Non fa niente. Molti dei grandi sono ancora bambini, proprio come voi e me. Non possiamo misurare un bambino con il metro della dimensione e dell’età.
I grandi che sono bambini sono nostri amici; gli altri non dobbiamo proprio prenderli in considerazione perchè si sono autoesiliati dal nostro mondo.”

Baum – 1903

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