Il Giocattolo dei Bambini

 

Titolo giapponese: こどものおもちゃ Kodomo no Omocha
Autrice: Miho Obana
Genere: Shoujo manga
Anno pubblicazione in Giappone: 1995
Anno pubblicazione in Italia: 2002

Sana Kurata è una ragazzina di 11 anni che oltre a frequentare la scuola (sesta elementare) fa anche l’attrice; vive con la mamma, famosa scrittrice, e il suo manager, Rei. A scuola si avvicina ad Akito, un ragazzino molto chiuso, leader dei “maschi” della classe che terrorizzano la maestra e non permettono lo svolgersi delle lezioni.
Dopo un primo scontro, i due diventano amici e Sana con la sua simpatia e spontaneità riuscirà a farlo cambiare, almeno un po’; anche lui sarà vicino a Sana in un momento per lei molto delicato e così fra i due nasce un sentimento ben più profondo: ovviamente l’amore dei due è ostacolato, prima dall’incapacità di confessare i propri sentimenti da parte di entrambi, poi da Fuka, una compagna di classe alle medie (identica a Sana tranne che per l’acconciatura), che all’asilo è stata baciata da Akito, e infine da Naozumi, attore collega di Sana, innamorato della ragazza.
Il segno delicato ed espressivo, prettamente shōjo, della sensei Obana si mette al servizio di una trama vivace e serrata, dai ritmi ora frenetici ora teneramente dilatati, che racconta di personaggi umani e credibili nei loro slanci emotivi: l’autrice affronta con sensibilità temi molto profondi e complessi, come il rapporto genitori/figli, l’adozione, l’importanza della famiglia nell’educazione dei bambini, il mondo dei child-idol e la violenza nelle scuole.
Il Giocattolo dei bambini (traduzione letterale del titolo giapponese) dimostra di non essere noioso nè scontato: non troverete nessuna pausa in questo manga che riesce ad alternare contenuti estremamente “seri” ad un incontenibile umorismo, mantenendo la narrazione sempre vivace grazie all’allegria e alla solarità della protagonista.
Molte saranno anche le differenze contenutistiche della storia nei confronti di quella della trasposizione televisiva poichè dal sesto volumetto in poi le vicende delle due versioni, cartacea e animata, divergono completamente diventando reciprocamente indipendenti.
Sana ed Akito sono due personaggi molto complessi: due ragazzi cresciuti e maturati più velocemente del normale, chi per un motivo chi per un altro, che si sostengono a vicenda.
Sana, sempre allegra e chiassosa, è un’attrice-bambina,  i cui atteggiamenti sono espressione di un modo di essere che si è costruita addosso e raramente si concede l’espressione dei propri sentimenti interiori come la paura o il dolore, allo stesso modo Akito, dietro il suo fare da bulletto, cela la sua indole depressa: anche lui come Sana non mostra mai davanti a nessuno ciò che prova veramente, nè pianti nè risate (tranne una sola volta di fronte a lei).
Questi due protagonisti, che all’apparenza sembrano opposti, sono avvicinati non solo dalla complementarità ma anche dal fatto che solo tra di loro riescono a gettare la maschera e a mostrarsi in tutta la loro debolezza e umanità.

«Nonostante il titolo “Il giocattolo dei bambini”, io non disegno Sana e gli altri considerandoli proprio come bambini. Ma quali sono i criteri per distinguere un adulto da un bambino, se si eccettuano gli anni vissuti e la quantità di esperienze acquisite..? Và b’è… non importa.»

Kodomo no Omocha – l’anime

Regista: Akitarou Daichi
Character Design: Yasuomi Umetsu
Studio di produzione: Studio Gallop e NAS film
Anno: 1996
Puntate: 102 (divise in 5 serie)

In Italia, Kodocha è approdato prima con l’anime, ribattezzato Rossana, andato in onda dall’8 luglio 2000 fino al 18 novembre 2000 ad orari sempre ribaltati, seguito dal manga solo due anni dopo (nel febbraio 2002). Cosa non rara per gli anime acquistati da Mediaset, anche Kodocha ha subito la modifica dei nomi originali dei personaggi che vengono “americanizzati”.
Nonostante i due protagonisti somiglino a quelli di Marmalade Boy da piccoli, le due storie sono completamente differenti: in Marmalade Boy i piccoli problemi (di cuore) diventano spesso grossi macigni, in Kodocha, invece, grossi problemi vengono risolti rapidamente grazie all’amicizia, all’amore e ad un bel tocco di genialità delirante.
Come spesso avviene nelle trasposizioni animate di manga di successo, la serie televisiva di Kodomo no Omocha è molto “semplificata” e “alleggerita” nei temi: gli autori hanno infatti scelto di valorizzare al massimo i lati umoristici della vicenda, mentre la narrazione fumettistica conserva un tono più introspettivo e sfocia spesso in situazioni molto intense.
La serie animata è assolutamente pazzesca, divertente e assurda ma di certo non stupida perchè tratta anche temi importanti riuscendo a sdrammatizzarli con il suo non sense: tutta la storia è sempre condita da un sano tocco di pazzia, contando anche i simpatici siparietti di Babbit, uno strano incrocio tra un coniglio e un pipistrello, che le tenta proprio tutte per attirare l’attenzione.
La “serietà” dell’opera è resa anche dal punto di vista grafico: il tratto è semplice ed essenziale, i personaggi assumono spesso forme strane e deformate per rendere più divertenti le gag, e anche le automobili possono uscire da un incidente tutte “incerottate”.

Censure nell’anime nella versione italiana
Una delle cose maggiormente censurate è senza dubbio il rapporto che c’è tra Sana e Rei Sagami: nell’anime trasmesso da Mediaset, Sana lo considera come il suo migliore amico mentre nella versione originale è il suo mantenuto (ovviamente è solo lei a pensarla così dandogli anche delle mancette che lui restituisce prontamente alla madre).
Scena tagliata perchè ritenuta troppo violenta: Mami-chan dopo aver offeso Akito davanti ai suoi compagni è vittima della vendetta dei maschi che la buttano nel laghetto dove con un bastone non la fanno tornare a galla.
Altra scena tagliata: Sana chiede ad Akito cosa può fare per aiutarlo a tornare di buon umore e lui risponde che l’unica cosa che può fare di buono per lui sia quella di ucciderlo. All’inizio Sana crede che il ragazzo stia scherzando, ma poi, quando capisce che quello che le ha detto è vero, sconvolta conficca il coltello nell’albero dove Akito è appoggiato e scappa via piangendo.
Le scene censurate in questo modo sono un’infinita, ovviamente tali scene si ritrovano uguali nel manga che infatti reca la scritta “consigliato ad un pubblico maturo”.

4 Comments
  • Kinta

    mediaset è sinonimo di censura spesso censura inutile, mi è capitato di vedere qualche episodio l’anime mi è sembrato carino e divertente.
    La cosa che mi ha colpito maggiormente sono i deliziosi copricapo della Mamma, poi piacerebbe anche a me girare per casa con una macchinina ^^

  • ciao yara! grazie per il commento ^__^

    ti consiglio di leggere il manga; a mio avviso, l’anime è carino e divertente ma privo di tutto lo spessore della storia… insomma è per farsi 4 risate XD

    il succo della trama sta nel manga invece!
    è divertente e triste insieme… uno dei migliori manga che abbia letto! >.<

  • Yara

    Molto carina la recensione!!! ^^
    Il manga non l’ho ancora letto… ma stavo pensando di iniziarlo… ho visto solo l’anime (neppure tutto)e come al solito ho trovato assurde tutte le censure della Mediaset!!!
    E poi se c’è una cosa che non capisco è l’americanizzazione dei nomi… ma non potrebbero lasciargli quelli originali??? o.O Cos’hanno di così abominevole i nomi jappi???

    • Never would have thunk I would find this so indisepnabsle.