Secondo il mito

Il Kojiki e il Nihon Shoki sono le più antiche fonti letterarie della storia del Giappone e furono redatte per ordine imperiale nell’VIII secolo d.C., raccogliendo e codificanto elementi leggendari oramai inseriti nella tradizione: esse furono compilate per legittimare e fornire un precedente storico alla linea imperiale che vanta origini antichissime.
Il Kojiki (712 d.C.) è composto da tre libri. Il primo è completamente mitologico e descrive la creazione mitica del Giappone: inizia con la nascità delle prime divinità, elencate in una lunga e spesso confusa lista di nomi, e prosegue sino alla comparsa di una coppia di dei, fratello e sorella, Izanagi e Izanami. Saranno loro a creare l’arcipelago giapponese, immergendo una lancia nell’acqua e lasciando cadere quattro gocce che si trasformeranno nelle isole del Giappone, e a generare Amaterasu Omikami, la Dea del Sole, massima divinità nel patheon shintō e dalla quale la stirpe reale ritiene di discendere: sarebbe stato infatti un discendente di Amaterasu a ricevere l’ordine di governare la terra, assieme ai tre simboli del potere regale, una spada, uno specchio e un gioiello.
Il secondo libro inizia con le vicende di Jinmu Tenno, il primo leggendario imperatore del Giappone, descrivendo la sua avanzata fino all’insediamento nella pianura di Yamato, mentre il terzo libro continua con la narrazione dei fatti storici fino al 487 d.C.
Il Nihon Shoki, completato nel 720 d.C., contiene una sezione introduttiva sull’età mitologica e passa poi a narrare gli avvenimenti dei regni di ogni Imperatore: dal libro emerge l’esistenza di una linea imperiale ininterrotta, alla quale si attribuisce origine divina.
La Dea del Sole, Amaterasu Omikami, avrebbe inviato sulla terra il pronipote Ninigi consegnandogli quelle che ancora oggi sono considerate le tre insegne del potere imperiale; la discesa di Ninigi sarebbe avvenuta nell’isola meridionale di Kyushu, da dove i suoi discendenti avrebbero esteso il dominio della famiglia imperiale nella centrale isola di Hondo (oggi Honshu): questa leggenda starebbe a confermare la tesi della provenienza dal sud dei giapponesi.
Un discendente di Ninigi, Jinmu Tenno, considerato il Primo Imperatore, sarebbe sbarcato ad Hondo l’11 febbraio 660 a.C., data che ancora oggi viene considerata festa nazionale, anniversario della fondazione del Giappone; il periodo successivo è immerso nella leggenda: viene ricordata una serie di regnanti la cui attività è caratterizzata dalla progressiva “pacificazione” del paese, cioè dalla sottomissione delle popolazioni non giapponesi e dalla promozione di costumi civili.

Secondo le fonti cinesi

Dell’antico Giappone parlano le fonti cinesi: nella “Storia degli Han Posteriori”, dinastia che regnò dal 25 al 220 d.C., si riferisce che piccoli potentati, situati nel nord dell’isola di Kyushu, inviarono emissari alla corte cinese nel 57 e nel 107 d.C; nella “Storia ufficiale dei Wei”, che regnò sul nord della Cina dal 220 al 265 d.C., i giapponesi vengono chiamati Wa e si dice vivessero su entrambe le coste dello stretto di Corea.
Vengono nominati molti piccoli paesi nella terra dei Wa: uno, Yamatai, da identificarsi con Yamato, era particolarmente potente ed era governato, nel III secolo d.C., da una regina chiamata Pimiku, o Himiko; gli altri paesi erano suoi alleati e nel 239 d.C. Pimiku inviò ambasciatori presso i cinesi di Daifang sulla penisola coreana.
Il testo storico riferisce, inoltre, che Pimiku fu sepolta in una tomba di oltre 100 metri di diametro: questo fatto sembra confermato dall’esistenza, in quest’epoca, di tombe grandiose, alcune delle quali possono corrispondere alla descrizione data.

Secondo i dati archeologici

Un aiuto alla comprensione di ciò che avvenne nei primi secoli d.C. in Giappone ci viene dai reperti archeologici delle epoche Yayoi e Kofun: l’epoca Yayoi (IV sec. a.C.) corrisponde all’età del bronzo e del ferro in Giappone e prende il nome dall’omonimo quartiere di Tokyo dove furono fatti i primi ritrovamenti.
Kofun
, letteralmente, significa “tombe antiche”: infatti le tombe a tumulo o a “serratura” (a causa della loro forma particolare) sono la caratteristica di questo periodo, che va dal 300 al 500 d.C. circa. Dai ritrovamenti riferiti all’epoca Yayoi risultano frequenti contatti tra la Cina e il Giappone che portarono all’introduzione della risicoltura.
La struttura delle tombe più antiche del periodo Kofun consisteva in un semplice sarcofago di legno messo in una camera mortuaria alla sommità di una collinetta: il corredo funerario è stato interpretato come rappresentativo dell’autorità del defunto, dunque la società era già divisa in classi.
Le comunità attestate dalle tombe a tumulo possono essere considerate come i paesi menzionati dalle fonti cinesi: l’Imperatore non sarebbe stato altro che il capo di un potente clan, quello di Yamato, mentre i capi degli altri clan (uji), ciascuno considerato discendente da una divinità, si trasmettevano ereditariamente i loro domini.

 

La formazione dello stato di Yamato

La linea ininterrotta della dinastia imperiale è stato, in Giappone, un argomento che fino al 1945 non poteva nemmeno essere posto in discussione: oggi si ritiene che i primi otto Imperatori, fra Jinmu e Suijin, siano assolutamente leggendari e che rappresentino un gruppo nella zona di Nara che aveva preceduto il regno del primo Imperatore, Suijin, la cui esistenza è, invece, accertata. Dopo di lui, però, tre diverse dinastie si sarebbero succedute, Suijin (Vecchia Dinastia), Ojin (Media Dinastia) e Keitai (Nuova Dinastia): ognuna di queste dinastie aveva i suoi palazzi e le sue tombe in luoghi diversi. La Nuova Dinastia, che giunge fino ai tempi storici, si trovava nella valle meridionale di Asuka, nella zona di Nara, dove infatti sorgerà la prima capitale stabile: per questo periodo (circa 300 d.C.), non si può ancora parlare di un vero potere statale esteso a tutto il paese ma solo di una “corte Yamato”.
L’organizzazione del Giappone si fondava sul sistema delle uji: un insieme politico-territoriale basato su un nucleo familiare-patriarcale, all’interno del quale venivano trasmesse le cariche religiose e le funzioni di potere, i suoi componenti si consideravano discendenti di un antenato comune, portavano lo stesso nome e veneravano la stessa divinità. La funzione del capo del clan, uji no kami, era sia religiosa che politica: egli poteva conoscere la volontà della divinità della uji e quindi poteva esercitare le funzioni di governo; dunque la supremazia del clan di Yamato si manifestava, prima di tutto, nelle cerimonie religiose, che venivano svolte in onore di Amaterasu Omikami, la maggiore divinità shintō.
Progressivamente le divinità locali persero d’importanza ed i capi delle uji divennero sempre più dipendenti dal capo di Yamato, ormai chiamato Imperatore, al quale dovevano rendere determinati servizi a corte: il potere dei capi delle uji venne così perdendo consistenza.

2 Comments
  • Yara

    Un articolo veramente bellissimo e interessante!!! ^^
    L’ho letto con molto piacere… Micchan… sai quanto lo abbia apprezzato… adoro la storia! *_*

  • Todomeda

    Thanks! Il mio tipo ideale di post da leggere!