I sette Dei della Fortuna

I sette Dei della Fortuna (shichifukujin 七福神) sono divinità giapponesi legate al culto popolare, alcune di origine shintō altre provenienti dalla Cina, ma presto fuse insieme in un culto misto attraverso la teoria dello honji suijaku, in cui i kami shintō non sono altro che la manifestazione (suijaku) dei Buddha, la fonte originale (honji) dalla quale essi emergono: secondo questa teoria è possibile porre in armonia il rapporto tra kami e Buddha e fornire quindi una spiegazione del perché la pratica religiosa giapponese non trovi nessun conflitto dottrinale con le diverse istituzioni religiose.
Ma sono soprattutto i benefici che le divinità offrono ai devoti a rendere possibile la loro fusione e la loro interscambiabilità: il risultato di questa fusione ha portato alla sovrapposizione e, in alcuni casi, a confondere l’identità stessa della divinità.
Le fonti buddhiste, oltre a dare informazioni riguardo all’origine dei shichifukujin, offrono anche la spiegazione del perché siano un gruppo di sette: nel Ninnōkyō (Sūtra della Saggezza dei Re Benevolenti) il Buddha spiega ad un re che egli sta trasmettendo la sua saggezza a tutti i re della terra e non a coloro che hanno già compreso la sua dottrina; dato che i re non conoscono la dottrina del Buddha, essi dovranno recitare questo sūtra al fine di eliminare le sette sofferenze da cui sono afflitti e ricevere di conseguenza le sette benedizioni.
I sette Dei, pur essendo tutti considerati divinità della prosperità e della buona sorte, hanno ognuno una particolare caratteristica:
Ebisu (恵比須) è legato alla pesca e alla coltura del riso ma anche alla casa, ed è rappresentato con un pagello sotto il braccio sinistro e una canna da pesca nella mano destra
Daikoku (大黒) arrivò dalla Cina intorno al IX secolo, ma le sue origini sono indiane; in Giappone venne ad identificarsi con Okuninushi no Mikoto, divinità delle messi e della buona fortuna, e per questo viene sempre rappresentato in piedi o seduto sopra due balle di riso, con un martello nella mano destra e un sacco pieno di ricchezze sulla spalla sinistra
– Bishamonten (畏沙門天) si identificò con una divinità buddhista protettrice della virtù e viene rappresentato vestito con un’armatura e con in mano una piccola pagoda e una lancia
Benzaiten (弁財天), nota anche come Benten, è l’unica divinità femminile, protettrice delle arti, della letteratura, delle scienze, e solitamente ritratta mentre suona il biwa
Fukurokuju (福禄寿), riconoscibile per l’enorme testa protuberante e la barba bianca, è il Dio della felicità e della saggezza e porta in mano il rotolo della saggezza ed il bastone di comando
Jurōjin (寿老人) è il Dio della longevità e della felicità, porta un copricapo da studioso e la barba bianca, e spesso è accompagnato da un cervo, suo messaggero
– infine, Hotei (布袋) è identificato con l’eccentrico monaco zen cinese Budai, dipinto mentre ride e con un ombelico grande simbolo di benevolenza.
I sette Dei della Fortuna sono uno dei temi più cari della tradizione nipponica, continuamente ritratti in dipinti, stampe, sculture, tessuti; spesso sono ripresi tutti insieme sulla Barca del Tesoro (宝船 takarabune), simbolo di abbondanza e fortuna.
Dal periodo Edo divenne popolare il pellegrinaggio ai santuari e ai templi loro dedicati, soprattutto in ricorrenza del nuovo anno.

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