Proprio come tutta quella letteratura inglese del ‘700 che muoveva contro la “cultura del sentimento” tipica del Romanticismo, così il gothic shōjo si differenzia dagli altri per le atmosfere lugubri cariche di mistero e di orrore.
Si racconta di avvenimenti apparentemente soprannaturali per creare quella giusta aura di terrore e paura nei personaggi, sui quali infieriscono anche presentimenti di morte, sfacelo e decadenza; man mano che si avanza, il manga tende a divenire sempre più cupo e oscuro, ma alla fine si hanno le spiegazioni più razionali possibili ad omicidi, avvelenamenti, violenze e quant’altro scaturisca dalla mente dell’autrice.
Alcune mangaka sono diventate vere e proprie cultrici del genere.

Kaori Yuki, maestra del gotico
Quest’autrice ha saputo conquistare il suo pubblico proprio grazie a delle storie particolarmente macabre e dalle atmosfere fin troppo cupe: anche se racconta una storia d’amore, questa è sempre molto sofferta da entrambe le parti e spesso e volentieri è probita dalla morale comune e giudicata peccaminosa.
Così accade ai due protagonisti di Angel Sancutary (sua opera più famosa): Setsuna e Sara sono fratello e sorella, innamorati l’uno dell’altra che, anche se sanno che non verranno mai accettati come coppia, arrivano a rinnegare Dio e a pregarlo di abbandonarli al loro destino.
Molte le sottotrame necessarie all’andamento di quella principale: la presenza di elementi religiosi, il tema della guerra tra angeli e demoni, l’ossessione per l’irragiungibile che si rivela essere un forte bisogno di affermazione di sè e una richiesta d’amore, e il tema dell’incesto.
Le sue storie brevi presentano una più evidente e generale tendenza al macabro, soprattutto il ciclo del Conte Cain e God Child: ogni storia è intrisa di malinconico e nostalgico, di insoluto e misterioso, i personagi si muovono in un ambiente a loro ostile, devono sacrificarsi fino all’ultimo per uscirne lo stesso sconfitti, perdono di vista se stessi consumati dalle passioni e il tutto è condito da una vena horror e prettamente gotica.

Chie Shinohara, una promessa del genere?
Chie ha debuttato da subito con storie horror riprendendo temi cari sia all’immaginario occidentale che a quello orientale: le sue opere presentano una marcata componente horror ma si pregiano anche dell’uso sapiente che quest’autrice sa fare del thriller e della suspence, elementi che mixati danno risultati molto efficaci ai fini narrativi.
E’ bene notare come l’orrore, soprannaturale e non, sia intrinseco al personaggio stesso: le sue protagoniste si trovano a fare i conti con se stesse e la loro natura demoniaca, non con qualche entità esterna, ed è proprio da questa combattuta relazione che nasce tutto il dramma dell’accettazione di sè; le crisi di insicurezza e di panico sono dovute dapprima all’incredulità e al rifiuto della propria natura, trattata come qualcosa di estraneo, che accettano solo inconsciamente quando comprendono i loro poteri e i loro limiti.
La lotta contro il lato oscuro è permanente, mai cedono ad esso anche se ne sono affascinate, e lottano ostinatamente per tornare normali: questo è ciò che accade alla protagonista de Il Sigillo Azzurro (蒼の封印 Ao no fūin); altre sue opere sono Yami no purple eye (Un occhio purpureo nell’oscurità), Umi no yami tsuki no kage (L’oscurità del mare, l’ombra della luna) e Ryōko no shinrei jikembo (Cronache delle apparizioni spiritiche di Ryōko).

La famiglia Poe, un classico poco conosciuto
Moto Hagio è autrice di veri capolavori (purtroppo non editi in Italia), tra questi Poe no ichizoku (ポーの一族 La famiglia Poe) è quello con le atmosfere più cupe: i membri di questa “famiglia” sono tutti vampiri, in continuo viaggio per mascherare la loro vera natura.
Proprio come vogliono le comuni leggende, conservano per sempre l’aspetto avuto al momento della vampirizzazione e i nuovi adepti entrano a far parte del gruppo dopo essere stati morsi da uno del clan: Edgar e la sorella Merrybell hanno solo 14 anni e certo è strano non vedere crescere dei bambini della loro età, per questo iniziano a spostarsi finchè stabilitisi nell’ennesima città non vengono scoperti e Merrybell viene uccisa.
Le immagini dark-gotiche tipiche di Edgar Allan Poe vengono qui sfruttate fino al limite e l’elemento più caratterizzante è il desiderio dell’irrecuperabile, di ciò che ormai si è perso, come Merrybell e come la morte.
I protagonisti di quest’opera, adolescenti in eterno, sono condannati ad osservare con occhio pessimisticamente oggettivo il deterioramento degli altri bambini che crescono e diventano grandi.

Quando c’è stile…
Da citare per lo stile più che per i contenuti: Maki Kusumoto e Shurei Kouyu.
Il tratto della Kusumoto è davvero particolare, fine e deciso; le sue tavole sono dominate da colori scuri e dal contrasto inevitabile tra bianco e nero enfatizzato dall’assoluta assenza di retini: ciò conferisce più realismo all’immagine che non rimane piatta sul foglio.
Il disegno della Kouyu, invece, è quasi maniacale nella cura del particolare e nella precisione del tratto finalizzato ad esprimere tutte le emozioni dei personaggi: Alichino (sua opera più famosa) è permeato da atmosfere drammaticamente dark, che calzano alla perfezione con i caratteri dei personaggi e la ricerca della propria identità.
Oltre alle opere delle autrici sopra citate, altri manga (e quindi anime) che rientrano in questo genere sono: D-Gray Man, Rozen Maiden, Le portrait de Petit Cossette e molti altri.

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