Giochi da tavolo in Giappone

La storia mondiale dei giochi da tavolo è spesso ripartita in due grandi gruppi: scacchi europei e giochi strategici asiatici, questi ultimi sono il go e lo shogi (così chiamati in Giappone).
Certamente tra gli scacchi e il go e lo shogi vi sono notevoli differenze: ad esempio, gli scacchi sono un gioco ad eliminazione mentre il go è di territorio; anche nel go si sottraggono pedine, dette ishi (pietre), all’avversario ma queste vengono ricollocate all’occorrenza, allo scopo ultimo di restringere l’egida nemica.
Per questo la maggior parte dei giocatori di go rinuncia a prendere pietre potenzialmente catturabili ma le lascia sulla tavola e si concentra a posizionare le proprie nei punti necessari: le pietre catturate vengono tolte dalla tavola solo a fine gioco quando si procede al conteggio delle caselle occupate da ciascun giocatore.
Tale peculiarità, oltre a ben rappresentare la particolare spazialità del go, rivela realisticamente che non si tratta di un gioco di eliminazione dei pezzi ma di posizionamento strategico: la collocazione delle pietre avviene sulla tavola goban, spesso considerata un modello dell’universo; a chi osserva una partita di go non può certo sfuggire che si inizia su una base dove non c’è nulla, dove i giocatori costruiscono un mondo, pezzo a pezzo, collocando lentamente le pietre nere e bianche sulla tavola.
Lo shogi, invece, è più simile agli scacchi occidentali ma anche qui vi sono notevoli differenze: in entrambi i giochi lo scopo finale è lo scacco matto, detto oote nello shogi, ma mentre negli scacchi i pezzi sottratti all’avversario non possono essere reimpiegati nella stessa partita, nello shogi questo è possibile, pertanto, i pezzi ceduti all’avversario diventano un fattore che incide sulle sorti della partita.
Inoltre, questi ultimi non stanno eretti come gli scacchi ma sono coricati sulla tavola, bidimensionali, e recano caratteri che ne distinguono la funzione: questo serve ad assicurare una buona visuale ad entrambi i giocatori, oltre a permettere una visione dall’alto delle facce e delle fasi del gioco.
Tutto questo dimostra che in campo ludico le differenze tra le civiltà sono notevoli e che, anche nei giochi come gli scacchi e lo shogi, il fattore cultura ha una grande influenza: tra gli stessi giochi da tavolo diffusi nella sfera asiatica si riscontrano versioni diverse.
Raccontare il go e lo shogi offre la possibilità di spiegare alcune peculiarità socio-culturali del paese; anche in Cina troviamo go e shogi (chiamati in modo diverso ovviamente) ma, nonostante le radici comuni, vi sono molte differenze: una molto importante è data dal “fiume”, spazio al centro del tavoliere, che divide il proprio territorio da quello dell’avversario. Negli scacchi cinesi, dunque, le due sfere di gioco sono separate all’inizio: naturalmente a gioco iniziato, i territori si contaminano vicendevolmente, ma all’inizio esiste un’ “area nemica”; nello shogi tale spartizione non è contemplata, non ci sono linee di confine, è un’unico “mondo” comune sin dall’inizio.
E’ lecito pensare alla storia dei due paesi: in Cina il Primo Imperatore, Qin Shi Huangdi, decretò la supremazia della razza cinese mentre il paese era già alle prese con le invasioni straniere, a causa delle quali si costruì la Grande Muraglia, mentre in Giappone non c’è mai stato il problema dei confini e delle invasioni; perciò gli scacchi cinesi sono un gioco basato sul senso della politica e della strategia e si tende a demarcare chiaramente il proprio territorio.
Un concetto che si ritrova anche nella figura del “re”: negli scacchi cinesi è confinato nel palazzo e i pedoni hanno il compito di proteggere l’area; nello shogi, invece, il “re” ha sempre libertà di movimento, poichè il gioco è improntato alla flessibilità e prevede una leadership adattabile alle circostanze. Uno specchio in miniatura della società giapponese: negli spostamenti dei pezzi sulla scacchiera si riflette il carattere sociale e militare di un popolo.
Oggi i giapponesi amanti di go e shogi sono tra i 10 e i 30 milioni, quasi come gli appasionati di haiku: un dato emblematico, che fotografa le caratteristiche socio-culturali del Giappone attuale.
I giapponesi non sono mai stati bravi a guardare in modo diretto il mondo, non erano portati ad avere uno sguardo senza filtri sulle grandi minacce della natura o sugli eventi di vasta portata, avevano la tendenza a non osservare nell’interezza molteplicità e diversità, la cui espressione risultava loro ostica: tale sensibilità ha portato alla mancanza di una filosofia della natura ad ampio raggio ma ha anche favorito uno sviluppo sopraffino delle capacità di comprendere aspetti del mondo e della natura anche solo da un fiore o da un frutto. Una sensibilità che si ritrova in ogni singolo pezzo del go e dello shogi, cui è affidato un compito oneroso: dall’inizio la tavola contiene una storia, la scacchiera è il mondo.

3 Comments
  • Yara

    Che bell’ articolo!!!! Interessantissimo leggere delle differenze tra questi due paesi… Micchan spero tu ne scriva altri in merito a questo argomento!!! ^^

  • Infatti il mio articolo più che parlare dei giochi puntava sulle differenze culturali; per quanto riguarda quelle culinarie… la differenza principale è che in nihon il cibo più diffuso è il pesce!

  • Step

    Davvero interessante………soprattutto gli aspetti culturali e sociali che differenziano i giochi tra Cina e Giappone.
    Mikan mi piacerebbe molto leggere un articolo sulle differenze che riguardano gli aspetti culinari tra Cina e Jap……….per caso ne sai qualcosa?
    Mi piace molto capire come si sono differenziate due culture che vivono cosi vicine geograficamente.
    A presto,ciaooooooo XDDD