Distrazioni

Sono passati tre mesi dall’ultima volta che ho scritto sul blog.

Siamo in estate, i prati sono ancora verdi perché la pioggia non ha lasciato Vancouver troppo a lungo, e io fisso lo schermo e mi chiedo cosa poter scrivere qui, in questo journal che è nato quando i blog avevano un senso e gli influencer no (o forse iniziavano ad averne).

Non che non abbia cose da dire, che ce ne sono sempre troppe. Ma penso al tempo, a come cambia le persone e le cose. Penso a come in questo 2016 tutto sembra accadere troppo in fretta, come nel mondo accadano troppe cose tutte nello stesso momento e non si possa mai smettere di guardare per non perdere nulla.

Vengo distratta, continuamente. Il mondo ci arriva addosso tutto insieme, denso di ogni cosa, e a volte resto un po’ senza fiato, a chiedermi quale sia poi il senso.

Internet è una gigantesca distrazione, che cresce a dismisura senza che si possa fermarla, perché ormai non è possibile e anche potendo non lo farebbe quasi nessuno. La rete ci dona tutto, cose belle, cose tristi, ispirazione, depressione, persone che muori dalla voglia conoscere, persone di cui non avresti mai voluto sapere l’esistenza.

E quando non c’entra internet, sono distratta dal lavoro (che mi prende la parte buona delle giornate lasciandomi solo il weekend), e dal mondo intorno a me. Dal voler andare fuori, vedere, mangiare, sentire, e non volermi fermare nemmeno per raccontarlo. Una foto, forse un video, e poi si va avanti.

Tra queste ondate di distrazione, metto insieme i pezzi di progetti, di cambiamenti, di futuri possibili, di cose da leggere, di cose da imparare, di persone da incontrare, di viaggi da far accadere.

Trovare il tempo di scrivere, per me (e forse per altri), rimane il primo obiettivo da raggiungere e quello che manco continuamente. Trovare il tempo di mettere insieme i ricordi, di non perderli nel flusso ininterrotto di un instagram feed. Discernere cosa tenere per me, cosa pubblicare. Diari da compilare, blog post da scrivere. Che scrivere richiede del tempo dedicato, non si accontenta di ritagli tra una distrazione e l’altra.

E penso a questo blog, a cosa farne, che non è più il 2007 e i blog oggi sono poco personali e più promozionali. Che tipo di blogger sono? Cosa vendo, cosa promuovo? Dove sono i/le blogger che scrivono perché vogliono raccontare, e che scrivono bene? Dove sono quelli che ispirano? (no, seriamente, datemi dei nomi, che io ne conosco tre e sono tutti italiani, le blogger americane mi trasmettono solo voglia di comprare roba).

Questo online journal è già cambiato tante volte per seguire i miei di cambiamenti e quelli del mondo digitale, ma mi sembra che andando avanti in questo millennio sempre più cose vengano lasciate indietro. Chi ha tempo di scrivere, chi di leggere? Una foto, un video di 2 minuti, sarà alla fine tutto quello che servirà per raccontare?

E non trovando più il senso, pensavo che forse qui non c’era più nulla da dire. Ma poi ho cambiato idea, che in fondo scrivere è la prima cosa che ho trovato mia, il primo modo di raccontare, e questo è il mio spazio, dove posso condividere quello che voglio come voglio, mentre i social media continuano a cambiare e il contenuto deve adattarsi ai mezzi che loro forniscono.

Quindi si continua qui, evolvendo, cercando la giusta interazione di diversi media format. Sempre che non venga distratta troppo dalla vita, da internet, dal tempo, o dai video su Youtube.

Stay tuned~

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2 thoughts on “Distrazioni

  1. Condivido a pieno le tue riflessioni sui blog di oggi: tutti vogliono vendere o promuovere qualcosa ed è molto difficile trovare un blog veramente personale, forse perchè si ha una tremenda paura di apparire per ciò che si è veramente. Ma… dev’essere per forza così? Chi lo dice che sia questo il modo “giusto” per scrivere un blog? Per come la vedo io, chi ama scrivere dovrebbe soltanto prendere in mano una penna (o la tastiera del pc) e lasciar fluire i pensieri liberamente. E’ in quel momento che accade la magia e tutte le domande su cosa è giusto e cosa è sbagliato vengono superate.

  2. Ciao Sabrina! Come spesso succede, condivido la tua riflessione. Spero che continuerai con il blog – è comunque la mia maniera preferita per vedere cosa fai di bello a Vancouver 🙂

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