Daruma, il fondatore del Buddhismo Zen

Daruma (達磨), in sanscrito Bodhidharma, è il fondatore del Buddhismo Zen ed uno dei soggetti maggiormente trattati e amati dalla pittura zen, sia seduto in meditazione, tratteggiato con veloci ed essenziali pennellate, sia in primo piano mettendone in risalto lo sguardo profondo e la folta barba, o ancora in forma caricaturale e in versione femminile.
Vissuto tra il 470 ed il 543 d.C., era uno kshatriya (principe della casta dei guerrieri) indiano: il nome, composto dalle parole sanscrite bodhi (verità) e dharma (legge), rappresenta l’appellativo datogli dal suo maestro, il saggio Panyata.
L’episodio più noto della sua vita è il viaggio dall’India alla Cina, avvenuto attorno all’anno 525, per rovesciare il Buddhismo tradizionale divenuto troppo dottrinale ed invitare alla meditazione: le sue fattezze tipicamente indiane ed il suo carattere di una schiettezza e una tenacia fuori dell’ordinario, gli valsero il soprannome “il demone dagli occhi blu”; secondo la leggenda, quando incontrò l’Imperatore della Cina, questi gli chiese quale fosse il proprio merito per aver costruito tanti templi e per aver supportato sia i monaci che le cerimonie religiose, e Daruma rispose “nessuno”.
Allora gli chiese quale fosse il primo principio dello zen e Daruma rispose “il vuoto immenso e nessuna santità”; infine, l’Imperatore Wu gli chiese chi fosse e Daruma scomparendo velocemente rispose “non lo so”, risposta che spesso accompagna i dipinti che lo ritraggono.
Gli insegnamenti di Daruma non riguardavano soltanto la filosofia e la dottrina religiosa, ma anche la vita pratica e la cura della salute: al suo arrivo in Cina, infatti, egli rimase colpito dal fatto che i monaci fossero fisicamente deboli e inermi.Convinto del fatto che uccidere è sbagliato ma difendersi è necessario, egli insegnò loro un metodo di autodifesa a mani nude ed un insieme di tecniche (conosciute come le Diciotto mani di Lo-Han) derivate dallo yoga per rafforzare e tonificare il corpo: sulla base delle conoscenze trasmesse da Daruma, i monaci del tempio Shaolin divennero un punto di riferimento leggendario per le arti marziali cinesi e, attraverso l’isola di Okinawa, per quelle giapponesi.
Si racconta che Daruma rimase per nove anni in meditazione nella posizione del loto rivolto contro una roccia e che a causa di questo lungo periodo di immobilità avesse perso l’uso delle braccia e delle gambe: questo è uno dei motivi per cui viene spesso disegnato con un corpo enorme, un tutt’uno con la testa, ma senza gli arti inferiori.
Secondo un’altra leggenda il monaco si sarebbe strappato le palpebre dopo essersi accorto di aver ceduto al sonno durante la meditazione; da quelle palpebre sarebbe nata la pianta del the, che avrebbe nei secoli successivi aiutato i monaci a rimanere svegli nelle lunghe ore di meditazione.
Queste caratteristiche si ritrovano nelle bambole giapponesi portafortuna di Daruma: spesso fatte di carta e colorate di rosso, sono di forma ovale, più rotonda nella parte inferiore per il corpo, più stretta nella parte superiore per il volto, ed hanno gli occhi bianchi, senza pupille. Secondo la tradizione, usando dell’inchiostro nero si disegna la pupilla di un solo occhio (tradizionalmente il sinistro) esprimendo un desiderio: quando il desiderio si avvererà, si colorerà anche il secondo occhio. Alcune bambole Daruma hanno scritto sui due lati il desiderio espresso e al centro il cognome del proprietario.
Fino a che il desiderio non viene esaudito, la bambola viene esposta in un punto sollevato della casa, di solito vicino ad altri oggetti importanti come il Butsudan (un altare domestico buddhista). È uso possedere una sola bambola Daruma alla volta: se è stata comprata all’interno di un tempio, alla fine dell’anno è tradizione che il proprietario la riporti nello stesso tempio perché venga bruciata.
È un rituale di purificazione che ha anche il siginificato di far sapere che la persona che ha espresso il desiderio non vi ha rinunciato, ma è su un’altra via per realizzarlo; le bambole comprate presso un tempio spesso sono marchiate e la maggior parte dei templi rifiutano di bruciare bambole che non hanno il loro marchio.
Un’altra caratteristica di molti tipi di bambole Daruma è che, grazie alla loro conformazione e al loro basso centro di gravità, si raddrizzano da sole dopo essere state spinte da un lato: per tale motivo sono diventate un simbolo di ottimismo, costanza e forte determinazione.

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