Da Eataly con il WWF per una cucina sostenibile

Martedì scorso, 16 ottobre, era la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, e sono andata da Eataly come “inviata” di Cibando per assistere all’evento del WWF: Fai la spesa con il Panda.
L’iniziativa del WWF vuole porre l’attenzione su un problema sempre più preoccupante: lo sfruttamento eccessivo del nostro pianeta a fini alimentari.

«Per sostenere una popolazione attuale di più di 7 miliardi di abitanti, ormai il 43% della superficie delle terre emerse è stato convertito ad agricoltura, aree urbane e altre infrastrutture che si ramificano in ampia parte di ciò che resta. La crescita della popolazione, prevista di 9 miliardi al 2045, fa ipotizzare uno scenario nel quale almeno metà delle terre emerse saranno profondamente disturbate e modificate già entro il 2025.
Questo aspetto viene ritenuto dagli studiosi una profonda alterazione a livello globale molto vicina a rappresentare il verificarsi di un punto critico su scala planetaria.
[—] dobbiamo agire per ridurre il consumo pro capite delle risorse e l’utilizzo di combustibili fossili, rafforzando l’efficienza energetica e quella relativa alla produzione e distribuzione del cibo. Il sistema alimentare deve basarsi sull’eco-agricoltura, cioè pratiche agricole che rispettino la biodiversità locale, i regimi idrici, la rigenerazione del suolo e tutti i servizi che gli ecosistemi offrono al benessere umano.» Direzione scientifica del WWF Italia

Per informarsi meglio sull’argomento, consiglio vivamente di visitare il nuovo sito del WWF dedicato all’impatto dell’alimentazione sul pianeta: One Planet Food.

Tutte le foto qui di seguito sono state scattate da me da Eataly Roma.
Per leggere il mio articolo completo sul blog di Cibando CLICCA QUI.

La blogger Lisa Casali di EcoCucina e il suo libro!

La chef Lucia Calafiore, di Electrolux Chef Academy, e la lasagna di pane.

[Foto di Sabrina Miso]

3 Comments
  • E’ pur sempre qualcosa.. ma troppo poco.
    Sarà la vocazione ‘conservazionista’, ma questi eventi del WWF ormai sanno più di raccolta fondi che di vera e propria educazione.

    Se volessero veramente far passare il messaggio di un’alimentazione sostenibile non si metterebbero MAI a scrivere (in “I mari si svuotano”) qualcosa come:
    “Il pesce azzurro costituisce, dunque, un eccezionale patrimonio naturale, culturale e gastronomico, di centinaia di specie spesso poco note ed ignorate da buona parte dei consumatori. Tutte le altre? Sono quasi prive di valore commerciale, perché il consumatore non le conosce, non le compra e dunque non c’è interesse a commercializzarle. […] Molte di queste specie sono invece caratteristiche di determinate località che andrebbero riscoperte per il mantenimento delle tradizioni e per contribuire a ridurre lo sforzo di pesca.”

    Se letto con spirito critico quello che è scritto qui fa venire letteralmente i brividi…

    Per avere conferma poi del punto di vista del WWF, magari la frase precedente gli è semplicemente sfuggita… basta restare sul settore ittico, e alla pagina “Acquacoltura” osservare con triste distacco che non si accenna neanche minimamente alla condizione dei pesci in questi allevamenti.

    Il WWF ha fatto la storia dell’ecologia, ma ormai è un’istituzione vecchia e obsoleta. Dovrebbe cambiare radicalmente o sparire, altrimenti con la sua pessima informazione e scarso coraggio rischia di fare più danni che altro.
    Figlia del pensiero degli anni ’60 l’etica del WWF è meramente specista: lo scopo dell’ecologia è quello di riparare ai danni della specie umana governandola dall’alto; si osservano e monitorano gli effetti antropici sugli ecosistemi e si agisce cercando di attenuarli o invertirli.. ma sempre e soltanto da un punto di vista antropocentrico e utilitarista.

    Anche i suoi programmi di conservazione delle specie in via di estinzione, sostanzialmente strutturati in cattura, cattività e programmazione del rilascio delle generazioni future… sono operazioni che alla fine pongono la specie umana come la salvatrice (postuma) delle altre specie, e come tale l’unica con i pieni diritti di libertà e di vita sana. Le altre specie condividono tali diritti solo in funzione nostra.

    Accenni ad una parità di diritti tra le specie? Zero.
    Accenni ad un’universalità del valore della libertà e del diritto a non soffrire? Zero, non è neanche concepibile.

    Secondo me il WWF dall’alto della propria autorevolezza dovrebbe rifondarsi e astenersi nello sprecare le proprie risorse per educare a dei concetti che nel 2012 dovrebbero essere già abbandonati e superati.
    Sarebbe come predicare la democrazia senza suffragio universale e senza abolizione della schiavitù.
    Un passaggio fondamentale negli anni ’60, forse.. ma adesso bisogna andare oltre, urgentemente oltre.

    Lo so, mi si potrebbe obiettare che è già qualcosa… ma, visto che le risorse sono limitate, perché allora non destinarle ad organizzazioni più piccole, magari più povere* (non dimentichiamodi che il wwf registra a bilancio ricavi annui superiori al mezzo miliardo di euro**) ma che sanno usarle meglio e sopratutto per trasmettere un messaggio veramente coerente con il concetto “moderno” di ecologia?

    * Per fare un confronto ho preso la prima organizzazione italiana che mi è venuta in mente tra quelle che si battono davvero per i diritti animali: la LAV (Lega Anti Vivisezione).
    Paragonando i bilanci 2010 delle due organizzazioni, si scopre che la LAV nello stesso anno ha registrato circa 20mila € di ricavi (meno dello 0.004% rispetto al WWF mondiale, meno del 2% rispetto al solo WWF Italia).
    Sempre per il 2010 lo stato patrimoniale attivo delle due organizzazioni era di 22 milioni di euro per il WWF Italia contro 2 milioni e mezzo per la LAV.
    La principale uscita registrata sul bilancio dal WWF Italia (sempre 2010) è di 4,4 milioni di euro per “Marketing soci e sostenitori”, contro 1,7 milioni di euro per la LAV alla voce “Costi da attività da campagne istituzionali”.
    Io già da questo, dal modo in cui vengono usati i soldi ci vedo tantissime differenze… differenze che si rispecchiano nell’etica e nella responsabilità sociale delle due organizzazioni.

    ** Con i soli ricavi, non fatturato ma proprio ricavi, del WWF nel 2010 si sarebbero potute costruire ad esempio 10 centrali idroelettriche marine – tra le fonti rinnovabili più costose ma pulite – per fornire energia elettrica per qualche centinaio di MegaWatt.

    • PS. Per quanto riguarda le due frasi, mi sono dimenticato di citare la fonte: il sito che il WWF ha creato proprio in occasione della giornata del 16 Ottobre: http://www.oneplanetfood.info/

    • Ciao Carlo, grazie per il commento! Sono davvero contenta quando si generano discussioni e dibattiti da un post.

      Mi trovi d’accordo sulla maggior parte di quello che dici, anche perché sono socia sia WWF che LAV
      e vedo con i miei occhi come i loro approcci siano diversi.
      Se vuoi un’organizzazione che si batta davvero per gli animali, devi vedere LAV o l’americana PETA.
      Il WWF non ha mai promosso il vegetarianesimo, ragion per cui salvaguarda la natura ma sempre negli ambiti umani…

      Non posso però non emozionarmi quando assisto a eventi del genere, in cui i bambini stessi spiegano così
      l’alimentazione sostenibile. Sono piccoli passi, ma di fronte al muro che di solito mi trovo davanti
      su questi argomenti, fanno comunque piacere.
      Hai ragione anche sul fatto che il WWF dovrebbe innovarsi e “osare” di più, anche perché giorno dopo giorno
      la situazione del nostro Pianeta si aggrava e cercare semplicemente di salvare gli animali in via di estinzione
      dimenticando tutti gli altri non va più bene.