C’è chi vede i videogames come semplici passatempi, chi li esalta a forme artistiche e chi li condanna come lesivi per le menti dei più giovani. Alcuni ritengono che non sia un bene lasciarli giocare per ore, e che addirittura i videogiochi più violenti possano influenzarne il comportamento. Le ultime affermazioni del noto scrittore Aldo Cazzullo condannano i videogames come causa di isolamento e trascuratezza nel campo degli studi. Immediata la replica di Rickards, direttore di Vigamus, il Museo del Videogioco di Roma, che pone invece i videogames sullo stesso piano di tutti gli altri medium culturali, al pari di cinema, letteratura e teatro.
Pur non essendo una cultrice dei videogames, sono affezionata a molti vecchi titoli da salagiochi, e sono assolutamente d’accordo con Rickards, poiché ritengo che i veri problemi dei ragazzi dipendano da altri fattori più importanti, come l’educazione impartita dalla famiglia, piuttosto che da un gioco.
Ma ecco la vera notizia: che i videogames siano arte lo conferma uno dei più importanti musei al mondo, il Museum of Modern Art (MoMA) di New York, che questo mese inaugura una nuova ala interamente dedicata a Tetris & co.
Sotto la direzione di Paola Antonelli, curatrice del dipartimento di Architettura e Design del MoMA, e di un team di esperti, sono stati accuratamente selezionati 14 titoli, dai classici degli anni 80 fino ai giorni nostri, che ormai sono entrati di diritto nel nostro patrimonio culturale. Per i criteri di selezione e la lista ufficiale potete consultare questo interessante articolo di approfondimento, tenendo presente che le ultime news confermano l’acquisto di altri 25 titoli che a breve arricchiranno la collezione, compreso lo storico Super Mario.

La notizia in realtà non sorprende vista la natura del prestigioso museo, emblema di avanguardia e innovazione. Il MoMA osa da sempre, forse grazie al “tocco femminile” dato dalle tre collezioniste, che nel 1929 inauguravano la prima esposizione del museo con solo 8 stampe. A distanza di anni le varie sale, sotto la direzione di un genio del calibro di Alfred H. Barr Jr, cominciarono ad esporre capolavori rifiutati altrove, come quelli di Jason Pollock, fino a raccogliere opere di grandi incompresi come Seurat e Van Gogh. Il MoMA fu inoltre tra i primi a presentare la fotografia, il cinema e il design come forme d`arte al pari della pittura e della scultura. Come sempre la storia si ripete, ed oggi che tutti riconosciamo il valore artistico di una pellicola d`autore c’è chi stenta ad accettare il videogioco come una forma d`arte.
I videogames, invece, proprio come oggetti di architettura e design, si sono evoluti nel tempo fino a segnare intere generazioni e a diventare espressione di un’epoca, che in fin dei conti si basa ormai interamente sulla tecnologia.
Estremamente adattabile ai tempi, nell’era del mobile il videogioco diventa “applicazione” per smartphone sempre a portata di mano, e le classiche sale giochi da strada insieme con le casalinghe consolle iniziano ad essere un ricordo del passato. Fortuna che, per i nostalgici, sarà sempre possibile recarsi al MoMA non solo per apprezzare una sconfinata collezione di opere, dagli “orologi molli” di Salvador Dalí alle “ninfee” di Monet, ma anche per una veloce partita a PacMan.
Ecco dunque un’altra aggiunta alla lista dei must see di New York che renderà felici i geek di tutto il mondo!
