5 cose che ho imparato vivendo a Vancouver

Vivere all’estero ti cambia. Inevitabilmente.

Tutti i giorni hai a che fare con persone che parlano una lingua diversa, ragionano in maniera diversa, hanno abitudini diverse. Non sei più nella città in cui sei nato e cresciuto, di cui conosci (quasi) tutto e di cui, per questo, ti importa forse troppo poco.
Le nuove sfide arrivano in un ambiente nuovo, dove si deve essere pronti ad accettare il cambiamento e ad imparare.

È passato quasi un anno da quel pomeriggio di inizio settembre in cui per la prima volta abbiamo messo piede sul suolo canadese.
Sono successe varie cose, i giorni sono trascorsi tra esperienze positive e negative (fortunatamente non troppe), abbiamo conosciuto nuove persone, scoperto altri modi di vivere e di pensare, e siamo andati incontro (non del tutto) incosapevolmente a un processo di adattamento ai ritmi di questa città, che ora sentiamo come nostra.

Sebbene ci siano ancora tante cose da sistemare, altre attese e obiettivi da rincorrere, sento di stare bene qui: mi piace vivere a Vancouver e riconosco che sono una persona diversa rispetto a quando sono partita.
Ovviamente il mio nucleo originario non è stato toccato: la mia personalità è sempre stata questa, forse era solo assopita per mancanza di opportunità. Sono una persona sicura delle proprie idee e di ciò che decide (soprattutto perché ci penso moltissimo), ma che tende a chiudersi se oppressa dalla noia e dalla mancanza di slanci.
Vivere qui mi ha come “risvegliata”, mi ha spinto a darmi da fare e mi ha fatto scoprire un nuovo lato di me che si è acceso come una lampadina, regalandomi un atteggiamento che mi fa sentire un pochino migliore di come ero prima.

Queste sono 5 cose che riconosco di aver imparato vivendo a Vancouver, più un’altra lista in ordine sparso di nuove abitudini che la mia “me italiana pre-partenza” non conosceva! 😀

canada sky

  • Camminare camminare camminare… con le scarpe da ginnastica!

Non sono mai stata una gran sportiva e, pur essendo una che ama la natura, non mi è mai venuto in mente che andare per boschi potesse essere un’idea per un’uscita con gli amici nel weekend (a Roma andavamo quasi sempre al pub, mentre il picnic al parco era per le giornate di festa).

Invece… qui a Vancouver ho “imparato” a camminare, per chilometri e chilometri.
Prendiamo i mezzi pubblici (bus e skytrain) solo quando è necessario, altrimenti ci mettiamo in marcia e facciamo lavorare le gambe. Si può fare perché downtown (il centro) è limitato e si gira facilmente a piedi, ma anche perché camminare può essere davvero “interessante” da queste parti (soprattutto se fai una passeggiata intorno al seawall o lungo una delle tante spiagge).Inoltre, i canadesi sono dei gran sportivi che amano passare i weekend facendo hiking (escursioni) e camping (mi hanno invitata ma l’idea di dormire in una tenda mi sembra ancora troppo eccessiva).
Vancouver è circondata dal verde e ovviamente ho trovato questa loro abitudine di andare a passeggio per i boschi un’ottima idea su come passare il weekend e il tempo libero (voglio visitare tutti i parchi della BC)!

Questo ha portato a una conclusione inevitabile: usare le “odiate” scarpe da ginnastica.
Ho sempre avuto una passione per le Converse All Stars e le Vans e le indosso quotidianamente, ma purtroppo sono scarpe che non consentono lunghe camminate (mi provocano un dolore ai talloni assurdo!). Ecco quindi che ho dovuto abbandonare le mie amate per un paio di scarpe da ginnastica (o meglio, da corsa) che adesso indosso spessissimo e che mi permottono di godere delle lunghe camminate senza mal di piedi.
Sembra una sciocchezza, ma davvero è una cosa che a Roma non mi sarei mai aspettata da me!

capilano regional park

  • Apprezzare (e fotografare) la bellezza… e smetterla (quasi) con i selfie

Faccio foto, quasi in continuazione. Se mi seguite su instagram (instagram.com/sabrinamiso) sapete di cosa sto parlando.
La verità è che a Vancouver ho imparato ad apprezzare la bellezza. Era un cosa che stavo dimenticando, quanto può esserci di bello intorno a noi, perché purtroppo a Roma ci stiamo disabituando alla bellezza.
Vancouver offre la bellezza senza avvertire, è lì e tu la vedi e rimani a guardare con il sorriso. Non è solo la natura, magnifica dalle montagne alle spiagge, ma anche la città, verde di parchi e con un centro azzurro di grattacieli.
Quando cammino la colgo ed è un attimo: click, foto. Perché voglio condividere questi momenti così come li vedo, subito.
Sono così concentrata a guardarmi intorno che non mi fotografo più: basta selfie (o quasi). Ho un naso, due occhi, una bocca, sempre allo stesso posto.
Per ricordarmi di come sono in un momento particolare, mi piacerebbe avere un ritratto, qualcosa che racchiuda la mia essenza e mi collochi in un contesto. Ho trovato tanti fotografi di grande ispirazione su instagram, che riescono a fotografare una persona come fosse all’interno di un quadro: questa è la bellezza e l’arte di coglierla.
Vorrei che la smettessimo di concentrarci su noi stessi e che ci mettessimo a osservare un po’ di più quello che ci lasciamo sfuggire mentre ci puntiamo il telefono in faccia.

sabrina miso vancouver

  • Tutto è una nuova opportunità

Detto così suona come il motto di uno YesMan, ma è una delle cose forse più importanti che ho imparato a Vancouver. Ogni evento, ogni giorno, ogni persona nuova conosciuta, tutto può essere una nuova opportunità… di cosa?
Di imparare, prima di tutto, che è poi la cosa fondamentale. Di un nuovo lavoro, anche solo come volontario. Di trovare un nuovo amico.

Ne scriverò meglio in un altro post che ho già in bozza, perché è una delle cose che più mi hanno cambiato e mi hanno fatto diventare intraprendente: ci si prova, sempre, anche se magari non succede nulla subito, perché le risposte a volte tardano ad arrivare ma alla fine arrivano.

stanley park

  • Essere friendly come stile di vita

Non sono mai stata una a cui piaceva parlare con gli sconosciuti. Di solito, diventavo una chiacchierona solo con persone che conoscevo da tempo e con cui mi sentivo a mio agio.
Capitava a volte che mi dicessero fossi troppo timida, quando invece non parlavo solo perché stavo studiando la situazione.

A Vancouver ho imparato ad essere friendly, a parlare senza vergogna anche a una persona che non conosco: sarà perché i canadesi per primi sono così, e non per finta. Al saluto si fa sempre seguire “how you doing?” (come stai?) e anche se è solo per una convenzione a volte è così che si inizia un discorso. Capita che ti chiedano come ti va la vita, se ci sono novità, e all’inizio mi sentivo un po’ strana perché non sapevo come rispondere a domande “troppo personali”.

Ma ecco la sfida: mi sono buttata perché necessitavo di fare pratica con l’inglese. All’inizio le frasi erano brevi, sentivo che non riuscivo a dire quello che volevo ma poi invece è iniziato a piacermi conversare, e adesso mi rendo conto che a volte parlo tantissimo senza fermarmi (ecco, questa è una cosa che facevo in Italia con i miei amici).

Con questo nuovo atteggiamento abbiamo conosciuto praticamente tutti i nostri amici qui: sono tutti incredibilmente socievoli e pronti agli inviti per brunch/dinner/coffee/hiking, quel che capita. Adesso adoro andare alle uscite di gruppo anche se non conosco nessuno: a Roma questa cosa mi avrebbe destabilizzata. Qui mi piace conoscere gente nuova, ascoltare le loro storie e raccontare la mia, fare networking (anche per motivi di contatti e opportunità).

Questo significa anche che capisco quando è meglio lasciar perdere: a volte non scatta qualcosa, e mi rendo conto che l’altra persona non è poi così interessata. La cortesia prende il sopravvento e intuisco che non c’è reale interesse. In questi casi, si saluta con un abbraccio e si evita di richiamare per andare a prendere un caffè insieme.

davie st

  • Aprire la mente e allargare i confini delle idee

Siamo in Canada, un paese che dire enorme è un eufemismo. Qui sono abituati ai viaggi in macchina eterni, e per loro è normalissimo impiegare 5 ore per andare in una città “vicina”.

Ecco, in un paese di queste dimensioni anche le idee si devono adattare. Ho imparato che i concetti vanno ampliati, che i confini vanno allargati a comprendere tutta una serie di cose a cui prima nemmeno pensavo.

Il concetto di casa, per esempio: per anni la mia idea di casa è stata legata alla mia camera, alle quattro mura coperte di poster e libri.
Adesso la casa non è più un luogo fisso: si muove con noi, ne costruiamo l’idea di volta in volta.

La prima casa canadese è stata un piccolissimo appartamento in una villetta, la seconda casa è più grande e affaccia su grattacieli di vetro, cosa verrà dopo non lo sappiamo ancora.
Casa è dove siamo insieme io e lui (e i miei libri, ovvio), e dove posso stare ore a parlare con la mia famiglia, che è lontana un sacco di chilometri ma che è comunque a casa con me.

stanely park seawall

Altre cose che ho imparato, in ordine sparso: indossare gli yoga pants senza vergogna, condire la pasta con la salsa di soia, che adoro il sushi di avocado, andare continuamente in biblioteca, togliersi le scarpe quando si entra in casa, presentarsi di persona per lasciare i resume, annunciare a tutti qual è il mio dream job, dover uscire di casa per fare la laundry, accettare un lavoro fuori dalla mia comfort zone, avere a che fare con la lentezza della burocrazia, chiedere aiuto ma prima cercare di cavarsela da soli, invitare sempre gente a casa mia, amare il West End, accettare di dover fare un percorso per arrivare dove voglio.

Però, io che sono curiosa, voglio sapere dagli altri expat cosa avete imparato dalla nuova vita all’estero! Scrivetemi nei commenti 😀

22 Comments
  • Raf89

    Ciao, mi è piaciuto molto questo tuo articolo, e il tuo blog in generale è
    molto affascinante. Posso chiederti qual è stato l’input che ti ha
    spinto a trasferirti, come hai coperto le spese delle “fasi intermedie”
    e che lavoro hai trovato laggiù? Avevi un budget di partenza? Io sto facendo alcuni progetti di
    lungo periodo nella mia vita ed inizio a pensare che Vancouver potrebbe
    essere prima o poi una tappa obbligata per la realizzazione del mio
    obiettivo professionale (perché il tipo di professione che mi
    prefiguro esiste solo a Vancouver e in pochi altri luoghi) ma l’altissimo costo della vita, le spese da affrontare, gli imprevisti dietro l’angolo, insomma l’ignoto mi spaventa, e vorrei essere prudente. Ho già avuto una esperienza all’estero, ma si trattava del progetto Erasmus dunque di una situazione “controllata” e non così priva di punti di riferimento come un trasferimento lavorativo in piena regola.
    Spero di ricevere una tua risposta anche se l’articolo risale a due anni fa. Grazie!

  • Dalloway Clarissa

    Avevo letto questo tuo articolo l’anno scorso ma rispondo solo ora alla tua domanda di scrivere nei commenti cosa abbiamo imparato dalla vita all’estero. Io ho imparato i miei limiti, nel senso che da sola non ce l’avrei mai, mai fatta. Partendo senza lavoro e senza alloggio, essere in due la considero una vera fortuna.

    • Su questo sono d’accordo. Si fa squadra e si sopporta meglio quello che non va. 🙂
      Tra poco arriverà un post simile, ovvero come vedo Vancouver dopo 2 anni.

  • creativa expat

    Anche io a Vancouver ho imparato ad apprezzare la bellezza. Noi italiani a volte ci dimentichiamo di quanta bellezza ci circonda in Italia.
    Il Canada e’ davvero una terra magnifica che ti apre la mente!

  • Angela

    salve Sabrina…ho letto con entusiasmo qst articolo….grazie…..parto tra qlc settimana ma veramente senza appoggio…vorrei qlc info riguardo agli alloggi se possibile…grazie

  • Luca Tomasello

    Ciao Sabrina, ho letto con molto interesse e piacere tutto ciò che hai scritto sulla tua attuale esperienza canadese. Poi, però, è accaduta una cosa “strana”…
    Mi spiego meglio. Io ho 44 anni, sono sposato e ho due figlie, 21 e 18 anni. Sia io che mia moglie abbiamo un posto di lavoro, più o meno soddisfacente, che comunque ci garantisce uno stile di vita perlomeno dignitoso (lei è un’impiegata amministrativa mentro io sono impiegato in un’azienda di trasporti).
    Come sta capitando a tantissimi altri nostri connazionali in questo periodo, sento il forte bisogno di dover dare una svolta alla mia (nostra) vita e lasciare questa Nazione (evito di farti l’elenco dei motivi e delle cause, visto che le conoscerai sicuramente benissimo, anche se ti garantisco che la situazione peggiora giorno dopo giorno…).
    Considerando che nessun membro della mia famiglia ha problemi con l’inglese (forse solo mia moglie dovrebbe dare une bella “rinfrescata”), sono rimasto molto colpito da quanto hai descritto e raccontato e ho iniziato a cercare ulteriori informazioni e racconti di altre esperienze.
    E’ cosi che mi sono imbattuto nel blog “Diario da Vancouver”, che casualmente riportava una lunga risposta alle innumerevoli domande che avevano ricevuto da parte di famiglie italiane intenzionate ad emigrare in Canada, in particolar modo a Vancouver.
    Beh, in men che non si dica, tutto il piccolo mondo che stava iniziando a nascere dentro di me, è stato spazzato via come investito da uno tsunami. Ho letto di grandi difficoltà legate al mondo del lavoro, di normative che stanno cambiando a tutela della popolazione canadese, di un ormai raggiunto esubero di persone provenienti da altre nazioni, di costi della vita decisamente elevati, ecc. (se hai voglia e tempo, prova a dare un’occhiata nel suddetto blog).
    In poche parole, per come ho vissuto e interpretato quello che stavo leggendo, considerando un’ipotetica hit parade, il Canada ha perso innumerevoli posizioni, rientrando quasi nella categoria dei luoghi difficili da avvicinare.
    Avresti voglia di farmi sapere cosa ne pensi tu ?
    Grazie mille e Buona Vita
    Luca

  • Michele Cifarelli

    Fantastica descrizione di paesaggi, culture, modi di vivere, stati d’animo, paure, emozioni ecc. ecc. in un mix davvero stimolante….prenderò coraggio per realizzare ciò che ho sempre sognato. Grazie.
    Michele

  • mammacongelo

    Sottoscrivo ogni tuo pensiero sul Canada, persone friendly distanze luoghi da fotografare! Anche io patita di Converse ora mi trovo New Balance da corsa ai piedi.. Non vedo l’ora di aver la possibilità di visitare Vancouver!!

  • sognoaustraliano.wordpress.com

    E’ vero, verissimo.
    Mi sento cosi’ anche io.

    Sono sempre stata una “camminatrice” ma qui lo faccio sempre, non sento il bisogno di una macchina o altro.
    E fotografo ogni cosa.
    Cavolo, proprio OGNI.

  • Andrea Ziggiotti

    Ciao Sabrina, veramente bello l’articolo e sopratutto quello che piacerebbe a me. io ho vissuto 5 anni in Germani e altri 5 a Panamá. Peró personalmente a Panamá non c’é nulla da apprendere. Adesso in settembre dovrei venire a Vancouver per vedere di riuscire a trovare qualcosa li. Il posto mi ha sempre affascinato… grazie per avermi descritto cosi bene il luogo…

    • Vancouver è molto bella e io la trovo una città veramente vivibile (vabbè che ero abituata a Roma…). Non è facile all’inizio e soprattutto è molto difficile riuscire a ottenere un visto per rimanere, per cui io dico sempre di venire qui con i piedi per terra e un obiettivo solido in mente. Buona fortuna 🙂

  • Bellissimo post! In cinque punti sei riuscita a sintetizzare l’importanza di vivere all’estero, non necessariamente per sempre, anche solo per brevi periodi. Viaggiare e conoscere luoghi nuovi, con le persone che li abitano, il loro bagaglio culturale e le loro credenze, è quanto di più prezioso la vita ci possa regalare ^^ Sono contenta di vedere che la vita in Canada prosegue bene!

    • Grazie Mami, ci sono alti e bassi ma va bene! Infatti consiglio sempre di viaggiare, anche solo per poco, perché vivere all’estero ti mette davanti una serie di difficoltà che portano a dover mettersi in gioco ma anche a capire quali sono i propri limiti. Sicuramente arrivi a conoscere meglio te stesso!

  • Michael

    Bellissimo articolo! Rispecchia molto bene quello che molti di noi affrontano quando emigrano anche se ogni storia è a sè…grazie per averlo condiviso:)

    • Grazie Michael! Ovviamente ognuno ha la sua storia e le sue esperienze, io ho voluto condividere quello che ho provato in questo anno all’estero 🙂

  • Alice

    Ciao Sabrina! Io, qui a San Pietroburgo, ho imparato ad essere più paziente, a parlare più lentamente e di meno, ad apprezzare i sorrisi e ho imparato che il detto “non esiste cattivo tempo, ma solo un cattivo equipaggiamento” è vero! Un saluto da una, stranamente, caldissima Russia!

    • Ecco, ho dimenticato di scriverlo ma anche io sono diventata sicuramente più paziente. 😉
      Grazie Alice!

  • Giovy

    Mi piace davvero molto questo post. Mi hai ricordato quando mi sono trasferita in Svizzera ed è iniziata una vita tutta nuova per me. E’ una cosa che fa bene e mette energia.

  • Federica

    Molto bello! Devo dire che leggendo tutte queste esperienze la voglia di partire aumenta..Nonostante i momenti difficili che hai passato all’inizio hai saputo trarre il meglio dal paese che adesso è la tua seconda casa. Che dire, sei un’ispirazione! 🙂

    • Grazie Federica! Posso dire che è stato (ed è) difficile, soprattutto per la lingua (a volte mi sento “stupida” quando non so spiegarmi come vorrei ed è frustrante). Però tutte queste sfide mi hanno portato forse a conoscermi meglio. Di sicuro uscire dalla propria comfort zone aiuta!