5 centimetri al secondo

Titolo originale: 秒速5センチメートル Byōsoku Go SenchimētoruA chain of short stories about their distance
Regista: Makoto Shinkai
Studio di produzione: Comix Wave
Anno: 2007

La storia si snoda in tre episodi in cui si racconta del legame tra Takaki Tohno e Akari Shinohara, attraverso l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta, dai primi anni ’90 al 2008.
La prima parte, Okasho (桜花賞 “i fiori di ciliegio prescelti”), inizia con loro due alle elementari a Tokyo, che vivono spensierati la loro giovinezza, fino a quando Akari non è costretta a trasferirsi. Durante la medie continuano a spedirsi lettere ma non riescono a darsi un degno addio e quando anche Takaki deve trasferirsi i due decidono di incontrarsi un’ultima volta nonostante le ore di treno che li separano per dirsi quello che non erano riusciti a confessarsi: in questa parte si ha un bellissimo gioco di luci e colori, quelli accesi dei fiori di ciliegio che cadono descrivono i momenti di gioia dei giovani quando erano uniti, mentre le scene buie e oscure della tormenta di neve rispecchiano la tristezza della separazione.
Nella seconda parte, Cosmonaut, Takaki, trasferitosi a Kagoshima, è all’ultimo anno di liceo; la storia è narrata dal punto di vista di una sua compagna di classe, Sumide Kanae, “segretamente” innamorata di lui ma non ricambiata, perchè il ragazzo pensa ancora ad Akari e risulta distante, assorto a guardare sempre più in alto verso il cielo, quasi a cercare come un “cosmonauta” qualcosa di irraggiungibile, come il suo amore.
La terza e ultima breve parte, Byōsoku Go Senchimētoru, si svolge a Tokyo: Takaki, ormai adulto, reincontra il suo primo amore mai dimenticato sotto quei fiori di ciliegio che cadono “5 centimetri al secondo“.Il film ha vinto il Lancia Platinum Grand Prize al Future Film Festival 2008, “per la capacità di coniugare poesia, arte, perizia tecnica, disegno animato, nuove tecnologie e una storia emozionante e profonda ad una maestria esemplare di regia, dove ogni elemento strutturale del film, dalla sceneggiatura fino al montaggio, ci comunica grande professionalità e forte ispirazione“.
Il racconto non procede in maniera pulita, la storia si contorce in continuazione, raccontando gli episodi salienti del passato che hanno portato alla situazione presente ed i personaggi non sono approfonditi nel loro carattere: quasi non si conosce nulla di loro, a parte le pochissime informazioni rilevanti allo scopo della narrazione.
Con pochi dialoghi, la storia è affidata ai sussurri dei cuori dei personaggi, creando un collegamento tra loro e lo spettatore, che diventa partecipe, soprattutto, delle emozioni di nostalgia, melanconia e struggimento del protagonista; nel terzo episodio, però, un cambiamento repentino di direzione allontana fortemente lo spettatore dai sentimenti del protagonista, lasciandolo sgomento, senza fiato e senza possibilità di riallacciarsi piu a lui nella velocissima conclusione della storia.
La bellezza di questo film si trova, quindi, non tanto nella storia, molto semplice, ma nel modo in cui si racconta: non solo con i dialoghi ma, soprattutto, con le immagini, i colori, le atmosfere. Tre episodi che scivolano via piano piano, senza far rumore, in punta di piedi: tre piccoli capolavori.
Un film che racconta di sentimenti che sbocciano e si affievoliscono con il passare del tempo e l’aumentare della distanza, in un’opera che segna una nuova direzione intrapresa dal regista giapponese dopo i grandi successi di “Hoshi no Koe” e “Kumo no Mukou, Yakusoku no Basho“: molto presente, infatti, il tema della distanza che, quasi opprimente nel primo episodio, passa in secondo piano in quelli successivi, lasciando piu spazio al tema dell’aridità, su cui Shinaki desidera soffermarsi nella conclusione.
Poi, ancora, il tema della impossibiltà di reincontrarsi, degli amori che sbocciano a scuola e della promessa di un incontro futuro; infine, il tema del passato che ritorna, costantemente, nei ricordi, invadente, prepotente, dolce, malinconico, presente in ogni momento della vita dei protagonisti.
Importante, anche, il simbolo del petalo di ciliegio, da cui il titolo: paragonato ad un fiocco di neve, 5 centimetri al secondo è la velocità con cui cade a terra, come spiega, all’inizio del film, l’amica del protagonista, ed i petalo che cade diventa la rappresentazione della vita che divide, lentamente, anche se la si inizia così vicini come i due protagonisti.
In 5 cm al secondo il livello qualitativo della grafica è portato in alto, all’ennesima potenza, e raggiunge livelli altissimi grazie ad una computer grafica in 2d di livelli stratosferici che dona ai fondali colori ed effetti grafici sorprendentiI: il background, insomma, prima ancora che fine a se stesso è un vero e proprio spettacolo per gli occhi e gran parte dei fondali è stata fotografata dall’autore stesso in zone realmente esistenti, per poi essere convertita in versione anime.
Tutto, dalla sceneggiatura ai disegni, dalle animazioni ai dialoghi, è studiato in maniera perfetta e armoniosa per trasmettere l’emotività di questi momenti della vita importantissimi ma, spesso, sottovalutati e dimenticati lunga la strada.
La brillantezza della cromaticità che crea i minuziosi particolari dei primi piani e l’accuratezza con cui sono descritti poeticamente i momenti chiave della storia rendono l’opera un capolavoro assoluto di tipo sentimentale/drammatico, accompagnato da una colonna sonora davvero intrigante: particolarmente significativa la canzone finale “One more time one more chance“, sulle cui note scorrono le immagini del veloce epilogo, sicuramente molto più toccante per un giapponese, che comprende il testo.
In un’ora soltanto, Shinkai racconta una storia semplice e coinvolgente per il semplice fatto che tutti abbiamo vissuto, in un modo o nell’altro, esperienze simili a quelle dei protagonisti; cerca di rappresentare la vita come qualcosa di bello sebbene non risponda sempre alle nostre aspettative e manca dell’arroganza, nel rappresentare i sentimenti, tipica di chi è stato ferito profondamente e lo dimostra con la maturità di un finale che non è un classico lieto fine.
Eppure si sorride dolcemente se si è capito il senso del film.

4 Comments
  • errhon

    mi aspettavo di meglio, comunque la qualità di alcuni disegni è pazzesca, specialmente le viste dal treno

  • lorenzo

    Anche io nel momento della scena finale ho detto “evvai ora si rimettono insieme!!!” , ma sarebbe stato limitante per la vita di entrambi… pensa poi al povero disgraziato del fidanzato di lei, che si sarebbe sentito dire ” scusa ma ti lascio per il mio primo amore, di 15 anni fa…”, che sfiga! le aveva pure dato un anello di fidanzamento… ; la protagonista nel momento dell’incontro finale ha già superato la sua “morte ontologica” (ammazza che paroloni 😉 ) e giustamente non torna indietro, permettendo anche a lui di fare quel passo in avanti.
    grazie mikan!

  • Grazie Lorenzo per il bel commento!
    Il film è molto triste, ma io un pò ci speravo nell’happy ending.

  • Nonostante non ci sia un happy ending, io ho interpretato la scena finale come un risveglio dall’aridità, un finale aperto alla speranza. Il protagonista, girandosi stupito verso la vecchia amica, ripensa a tutti gli eventi passati, positivi e negativi; è proprio considerandoli come passati, che ha la forza di girarsi sorridente verso l’altro lato, dopo che il treno è passato, e lei non c’è più; si può sempre ri-iniziare a vivere, supportati da ciò che le ferite ci hanno insegnato: le ferite del cuore così non sono più motivo di sofferenza, ma le porte stesse da cui far entrare e uscire l’amore, e più grande è stato lo squarcio, più è grande il flusso dei sentimenti, che d’ora in poi, sempre nei nostri limiti, fluiranno oltre la barriera di “morte ontologica” che ognuno di noi si costruisce come difesa dall’ignoto, dall’altro e dal dolore.